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Un grande amico - Il Maritain di Piero Viotto

Un grande amico - Il Maritain di Piero Viotto

Piero Viotto nasce a Torino il 16 aprile 1924. Dopo il diploma, nel 1942, inizia a insegnare nelle Scuole elementari nelle quali pratica il metodo della scuola attiva secondo la metodologia dell’attivismo indicata da Marco Agosti e Vittorino Chizzolini.

Si laurea in pedagogia nella Facoltà di Magistero della Università di Torino nel 1947 con la prima tesi in Italia su Jacques Maritain, che, ritenuta degna di stampa, viene pubblicata dall’Editrice La Scuola di Brescia e in pochi anni raggiunge cinque edizioni.

Dal 1948 al 1953 è Assistente alla cattedra di Pedagogia nella medesima Università.

Nel 1951 sposa Giovanna Poncet, da cui avrà tre figli.

Nel 1954 insegna filosofia e storia in diversi Licei e prepara per i suoi alunni una Storia della filosofia in tre volumi, che viene pubblicata dalle Edizioni Marietti di Torino.

È docente, inoltre, di Pedagogia alla Scuola per Assistenti Sociali dell’Onarmo a Torino e dal 1964 fino al pensionamento è preside di ruolo nei Licei.

È chiamato da Aldo Agazzi negli anni 1976-1987 e incaricato dell’insegnamento della pedagogia nell’Istituto Superiore di Educazione Fisica dell’Università Cattolica di Milano.

Partecipa fin dalla sua fondazione, nel 1954, al gruppo di Scholé, che riunisce in convegni annuali i docenti universitari cristiani di scienze dell’educazione.

Dal 1977 al 1980 dirige la collana Educazione Scuola Società della casa editrice Esperienze, pubblicando quattordici volumi di giovani ricercatori. Nei medesimi anni collabora con Dino Perego al Comitato Italiano Gioco Infantile del gruppo Adriano Olivetti.

Interessato all’arte contemporanea ha, inoltre, collaborato tra gli altri al catalogo delle mostre Michel Ciry. Il ritorno della persona (Brescia 1994), Paolo VI e il coraggio della contemporaneità con opere di Chagall, Cocteau, Severini, Rouault, Garbari, Fillia (Brescia 1997), Il Vangelo dipinto da Guitton (Desenzano 2000), Il volto di Cristo nell’arte contemporanea (Varese 2006), Tullio Garbari, lo sguardo della bontà (Trento 2007), Remo Wolf: uomo e artista del ’900 (Trento 2010), Il sacro nell’arte di Alessandro Nastasio (Varese 2010).

Il lavoro scientifico più importante riguarda una riflessione sistematica sulle opere di Jacques e Raïssa Maritain che si concretizza in cinque volumi nelle edizioni di Città Nuova di Roma, tradotti anche in spagnolo, e un’analisi degli scritti di filosofia di Montini-Paolo VI, preparando un’antologia sistematica dai tempi dell’assistentato alla Federazione Universitaria Cattolica Italiana fino al periodo da Arcivescovo di Milano e da Pontefice.

Fin dalla fondazione, fa parte del consiglio scientifico dell’Istituto Internazionale Jacques Maritain di Roma. Direttore della biblioteca dello stesso Istituto (ha curato la bibliografia internazionale degli studi su Maritain), è consigliere scientifico della rivista Notes et Documents e incaricato del gruppo giovanile Petit Circle. Grande conoscitore e divulgatore degli scritti dei Maritain, Viotto è stato fra i massimi esperti del loro pensiero.

Tra i molti autori studiati in un posto di rilievo sono annoverati Giovanni Battista Montini-Paolo VI, Charles Journet,

Alcide De Gasperi e Marie-Dominique Philippe.

Attivo fino all’ultimo, muore improvvisamente a Varese il 4 gennaio 2017.

Un grande amico - Il Maritain di Piero Viotto nasce da una lunga e profonda frequentazione con Piero Viotto, tanto che si potrebbe dire essere stato scritto a quattro mani con lui a motivo degli influssi reciproci sulle nostre rispettive ricerche, che negli ultimi anni hanno reso ancora più serrata e intensa la collaborazione. Il Professore – come lo chiamavo prima che ci dessimo del “tu” –, inseritosi sin dai suoi primi scritti nella scia del realismo critico di Jacques Maritain, mediante l’analisi comparata delle sue numerose corrispondenze con filosofi e teologi, poeti e romanzieri, artisti e compositori musicali, sviluppa una riflessione sui problemi dell’estetica e delle scienze dell’educazione. Per quanto riguarda i problemi dell’arte, in stretto contatto con alcuni artisti di cui segue la gestazione delle opere, in diversi scritti, pubblicati in riviste italiane e straniere, sottolinea come la bellezza nasca da un’emozione musicale, si esprima in una intuizione poetica e si realizzi nella virtù dell’arte, che è distinta ma non separata dalla virtù della prudenza, perché – come afferma san Tommaso d’Aquino – la bellezza è lo splendore della verità. Non si tratta, affatto, di un’utilizzazione della seduzione della bellezza ai fini educativi, ma di contemplare la bellezza nel suo nocciolo intelligibile, superando ogni forma di estetismo, come nell’estetica di Benedetto Croce (l’arte per l’arte) o di didatticismo, come nell’estetica di John Dewey (l’arte per la società), ma per cogliere l’intrinseca religiosità dell’opera d’arte. La creazione artistica non è solo un’intuizione lirica o un’espressione sociale, ma è insieme intuizione ed espressione, nella contemplazione dell’assoluto della bellezza.

Viotto lavora, inoltre, anche nel campo dell’epistemologia delle scienze umane, dove riconosce alla pedagogia, come anche alla politica e alla pastorale, lo statuto di una scienza pratica che deve mediare la perfezione ideale del dover essere, indicata dalle scienze deontologiche (filosofia e teologia) con la perfettibilità reale, riscontrata dalle scienze fenomenologiche (psicologia e sociologia), cercando per ciascun uomo il perfezionamento possibile. L’azione educativa si gioca nel rapporto tra la soggettività della libertà di coscienza e l’oggettività della verità seguendo le tappe dell’età evolutiva, per cui al fanciullo si comanda, all’adolescente si consiglia e al giovane si mostra il vero, influenzando e sostenendo la sua autoeducazione. Su questo percorso si muovono la famiglia, la scuola e il terzo ambiente educativo (i gruppi liberi come oratori, associazioni sportive, politiche, ecclesiali, etc.).

L’educazione non formale e non sistematica dell’ambiente socio-culturale è più efficace dell’educazione formale e sistematica delle istituzioni educative. Il fondamento dell’educazione può essere, dunque, ritrovato nell’amicizia.

Ed è esattamente questo il sentimento alla base del presente libro, che vuol essere un semplice modo per onorare la memoria di un esperto studioso e, soprattutto, un grande uomo. I capitoli che lo compongono sono in parte una raccolta di articoli già pubblicati su diverse riviste scientifiche di teologia, filosofia e cultura.

A un anno dalla morte, è parso doveroso questo ricordo e omaggio a Piero Viotto, il quale ha dedicato tutta la sua vita alla ricerca scientifica, trovando in Jacques Maritain un punto di riferimento fondamentale e divenendo, a sua volta, egli stesso punto di riferimento per coloro che vogliono accostarsi alla vasta opera del filosofo francese, che – sul solco tracciato da san Tommaso – ha contemplato e trasmesso la Verità.

Diverse Appendici arricchiscono, poi, quest’opera: in una prima si propone un testo scritto insieme a Piero Viotto che ha a tema l’amicizia di Jacques Maritain con l’abbé Charles Journet. Una seconda Appendice presenta la rilettura di Viotto di alcuni aspetti della teologia di Marie-Dominique Philippe, altro suo grande interesse. Nell’ultima si riporta una lettera inedita di Jacques Maritain indirizzata allo stesso Piero Viotto.

Non posso esimermi dal ringraziare di cuore il professor Vittorio Possenti, tra i massimi conoscitori del pensiero maritainiano, per la Presentazione e don Gennaro Curcio, Segretario generale dell’Istituto Internazionale J. Maritain, per la Postfazione Un grande grazie è, inoltre, rivolto alla famiglia di Piero Viotto – in particolare ai suoi figli: Paola, Anna Maria e Alberto – e a Eleonora Mauri per il suo fattivo sostegno e concreto aiuto.

Un volume questo che si prefigge di ricostruire attraverso grandi temi la ricerca, lunga tutta una vita e ricca di frutti, del “professor” Piero Viotto.

 

(1)

Lo ricordo in questo modo anche in una delle “novelle” che pubblico settimanalmente: cfr. è tornato don Camillo/n. 14. Il Professore, «Campari & de Maistre», 12 luglio 2017.

(2)

Sono, inoltre, riconosciute per il suo contributo al Centro Studi e Ricerca J. e R. Maritain

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