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Sessualità e Mass media

Sessualità e Mass media

Né divinizzazione né demonizzazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Viviamo in un momento storico in cui la sfera della sessualità, di per sé molto intima e preziosa, viene socialmente maltrattata.
La maggior parte delle immagini pubblicitarie accostano al prodotto in vendita, un corpo femminile associato ad un significato erotico. Accanto a questo possiamo rilevare il diffondersi della pornografia, e l\’utilizzo sempre più palese che ne viene fatto. Telefoni erotici, videocassette sempre più accessibili, riviste con possibilità di facilitare incontri e scambi di coppie, etc.
Il messaggio che vedo arrivare alla popolazione mi sembra che tenda a considerare la sessualità come qualcosa di facile, immediato, fruibile, aperto e libero. In realtà, se facciamo una zoomata, scopriamo che gli esperti in
sessuologia clinica affermano che sempre più single e coppie si rivolgono ai servizi pubblici per problematiche legate alla sessualità. Inoltre sempre più frequentemente si ascoltano notizie legate a molestie sessuali sia nei contesti di lavoro, che in quelli familiari.
Nel corso dei secoli il valore ed il significato della sessualità, soprattutto della sfera legata al femminile si è completamente trasformato.
Nella migliore delle ipotesi, nel giro di poco tempo, due miliardi di persone potranno avere internet, mentre circa quattro miliardi ne resteranno esclusi. Per motivi di povertà, non di carenza di collegamenti. Saranno pronte all’uso sapiente degli strumenti?

Non bisogna esagerare con gli allarmismi. In fondo, i rischi  di “naufragio” su internet sono gli stessi che si possono correre utilizzando qualunque altro mezzo di comunicazione. Mediante un libero e corretto uso della rete, si può ampliare il proprio orizzonte al mondo intero, avvicinare a Cristo chi ne è lontano. Si può anche entrare in contatto con altri giovani di altre nazioni, inaugurando, così, uno scambio esperienziale a distanza. Internet si potrebbe rivelare una decisiva opportunità in cui rilanciare persino una pastorale vocazionale.

 

 

                                                                               Problemi di educazione.

                                                                                

                                                                               Sembra che le famiglie affrontino con disagio ed imbarazzo la sessualità dei figli, mentre sempre più si va diffondendo a livello dei mass media una cultura del corpo e della sessualità come prestazione, come status simbol, in cui l\’accento viene posto sull\’apparire e sul fare, più che sull\’essere e sul relazionare. Per gli adolescenti di oggi non è facile di fronte a messaggi così massicci e contraddittori trovare una propria dimensione sessuale, valori e comportamenti che scaturiscono da una riflessione critica e non da un adeguamento passivo a modelli esterni. Premesso che la bontà o non bontà dei mezzi dipende dal soggetto che li usa, bisognerebbe che chi educa riesca a bloccare sul nascere il percorso di avvicinamento a certi argomenti “a rischio”, non lasciandoli soli a sperimentare novità che possono rivelarsi fatali per la formazione, ma indicando la rotta della navigazione, ciò che si può trovare di negativo, di immorale, di clandestino, ma anche di positivo, di ufficiale, di legale, sia a livello di conoscenza culturale, sia religiosa»13.

Se si è soli è più facile indugiare nelle cosiddette comunità virtuali, meglio intese come chat, che sembrano fatte apposta per esaltare e/o distruggere sentimenti, far soffrire, più che gioire. Nelle chat, mentre può capitare di fare incontri significativi per la propria crescita, si può anche correre il rischio di fare esperienze che alimentano strane e dannose fantasie, a scapito di un sano ed equilibrato sviluppo della personalità.

                                                                               Inoltre vi sono rischi di frattura tra ciò che si è e ciò che si vorrebbe essere. Tale situazione, se protratta nel tempo, potrebbe portare ad una forma di schizofrenia, bloccando il processo formativo e compromettendone l’identità. 

                                                                               L’elemento più negativo riguarda il rapporto di “dipendenza affettiva” che si verifica quando una persona si isola per cercare nuove amicizie e nuovi stimoli nella rete. Il richiamo della rete diventa più importante dei momenti comuni e «il rinforzo del supporto sociale che la persona riesce a ottenere in internet, sopperisce al bisogno di relazioni, soprattutto quando i rapporti interpersonali sono conflittuali o quando non c’è un sufficiente clima di amicizia nella propria comunità»12.

                                                                                

La scuola è uno dei contesti in cui il bambino e l\’adolescente si formano e contribuisce al processo di sviluppo dell\’intera personalità, per cui non può ritenersi un campo neutro, rispetto alla sfera sessuale. All\’interno dell\’istituzione scolastica è spesso presente una forma di negoziazione dell\’aspetto sessuato della persona. La repressione e l\’imbarazzo o il silenzio sono anch\’essi implicita trasmissione di messaggi\”(G. Rifelli). In questa particolare fase potrebbe accadere che si instauri un complesso di inferiorità dell’educatore rispetto ai ragazzi in formazione, essendo questi più a proprio agio nell’uso degli strumenti. Si tratta di educare al senso critico, a riflettere, a capire, a saper scegliere, senza demonizzare internet tout court. Internet non deve essere visto come solo “buono” o solo “cattivo”, ma semplicemente come strumento al servizio della persona. I ragazzi  hanno in sé un “mondo” che va riscoperto, riconosciuto, sostenuto, orientato, accettato con tutte le sue contraddizioni. Occorre creare una sensibilità nuova ed educare alla comunicazione tout court.

 

Essere in digitale

«La Chiesa riconosce, in questi strumenti di comunicazione sociale, dei “doni di Dio” destinati, secondo il disegno della Provvidenza, a unire gli  uomini in vincoli fraterni, per renderli collaboratori dei Suoi disegni di salvezza anche a proposito di internet»14. «Capire, interpretare e valorizzare la cultura di internet è quindi la nuova sfida che attende la Chiesa… Questa sfida è l’essenza del significato che all’inizio del millennio, rivestono la sequela di Cristo e il suo mandato prendi il largo: Duc in altum!»16.

Nel messaggio diffuso in occasione della 36° Giornata Mondiale delle comunicazioni sociali, Giovanni Paolo II parlava della rivoluzione delle comunicazioni e dell’informazione e poneva una domanda che è una sfida per tutti, ma specialmente per coloro che agiscono nel settore dell’informazione e della comunicazione sociale.

Oggi, diversi Istituti stanno utilizzando più internet per contattare e accompagnare (almeno in una fase iniziale) giovani interessati alla conoscenza di una particolare vocazione o carisma, stabilendo un’amicizia, sempre sulla base di una ricerca di fede, che arriva anche all’incontro e al colloquio personale, che rimangono insostituibili per costruire un vero rapporto educativo.

 

Comunità reali e comunità virtuali

Si può sperimentare attraverso internet un contatto più profondo con qualcuno lontano, vivendo una “sessualità virtuale” fatta di scambio di immagini o di “confessioni e fantasie”, per arrivare poi, in seguito, a veri e propri comportamenti illeciti e patologici. Qui scattano problemi morali, che si concretizzano uniformandosi al modo dei cattivi pensieri di una volta. Non si tratta di un “male da estirpare” quanto piuttosto di un “campanello d’allarme”, di qualcosa che non funziona nel modo di vivere la propria vita affettiva e relazionale».

– Domandiamoci perché “molti partecipanti on line” cerchino un senso di comunità che non trovano nelle loro comunità. Tramite la Rete si possono creare, infatti, comunità fuori dello spazio, fuori del territorio, con relazioni nuove, una volta impossibili. Potrebbe accadere il paradosso che gli strumenti di comunicazione producano incomunicabilità e isolamento. Oggi il cyberspazio è sinonimo di comunità, di spazi in cui ci si rende partecipi delle proprie idee ed emozioni. Si tratta di formare comunità reali ove vi sia comunicazione, condivisione di informazioni, scambio, dialogo, ove si producano interazioni e identità mature. Oggi, la nozione di comunità si lega a quella della comunicazione. Si può affermare che «dove c’è comunicazione c’è comunità».

                                                                          In sintesi, ciò significa che migliorando la comunicazione interna nelle comunità, si pongono le condizioni per un innalzamento del livello di “appartenenza” comunitaria che rafforzi l’identità cristiana e carismatica. La “rete delle reti” può essere utilizzata per fare del bene e non soltanto per promuovere odio razziale o etnico, trasmettere pornografia e violenza gratuita. In Italia, in occasione del 50° anniversario della nascita della TV, circa duemila suore, dei principali monasteri di clausura, hanno pregato con intenzioni particolari per tutti gli operatori della TV.

                                                                          Non poche Congregazioni, attraverso un proprio sito, oltre al pubblico che lo visita, hanno l’opportunità di raggiungere persone “in ricerca” con le quali cercano di realizzare una presenza sempre più ispirata ai criteri produttivi del bello, del vero e del giusto. In questo senso s’inserisce l’invito alle formatrici perché siano sempre più consapevoli della grande responsabilità formativa che la professione assegna loro.

                                                                               Particolare attenzione ai più fragili, oggetto delle sollecitazioni sessuali dei massmedia: «E’ un bombardamento che trova terreno fertile nella vita di molti giovani, spesso caratterizzata da una profonda solitudine, da situazioni familiari difficili e da incertezze per il futuro»9.

                                                                               Dal punto di vista spirituale, «la realtà virtuale non può sostituire la reale presenza di Cristo nell’Eucaristia, la realtà sacramentale degli altri sacramenti e il culto partecipato in seno ad una comunità umana in carne ed ossa. Su internet, infatti, non ci sono Sacramenti»8.

 

Conclusione

Mi piace concludere con un richiamo alla persona di Giovanni Paolo II. È egli stesso un esempio di intenso e corretto uso della comunicazione, anche in rapporto ai mass-media. I suoi frequenti viaggi, il suo modo di comunicare diversificato, sono universalmente riconosciuti. L’impegno nel mondo dell’arte e del teatro, in particolare, gli hanno insegnato come utilizzare il linguaggio dell’immagine, della gestualità, del simbolo, per arrivare dritto al cuore delle persone.

C’è una lettera che Giovanni Paolo II non ha mai scritto, eppure ha fatto il giro del mondo. E’ “l’enciclica dei gesti”: un biglietto infilato nel Muro del pianto di Gerusalemme; la visita in carcere al suo attentatore; il “mea culpa” durante il giubileo per le colpe della Chiesa; il baciare la terra all’arrivo in ogni Paese straniero; l’accarezzare i bambini, lo sciare in montagna, l’entrare in una sinagoga e in una moschea e mille altri gesti “fuori cerimoniale”, compiuti in venticinque anni di pontificato. Le immagini, i gesti comunicano più delle parole, documentano meglio di qualsiasi saggio di sociologia della comunicazione.

In conclusione, nutrendo la speranza che le ragioni di questo articolo possano incitare realmente, e non solo virtualmente, a decomprimere le riflessioni in esso zippate, mi permetto di esortare le educatrici – che hanno in consegna delle donne particolari, capaci di ascolto, di tenerezza e tenaci nel perseguire soluzioni – ad essere premurose nell’invitarle a non stancarsi di fissare lo sguardo su Gesù di Nazaret, che ha realizzato la comunicazione più importante per la storia dell’umanità, permettendoci di vedere, attraverso di Lui, il volto del Padre celeste19.

 

Se «la sfida è come usare internet – lo spazio virtuale – per migliorare la formazione al fine di una migliore qualità della nostra vita comunitaria»20,

 

suggerisco che «navigare e vivere nel Web è veramente a portata di… mano, anzi di mouse. Dunque, “prendiamo il largo” nell’oceano di internet»21.

 

Parafrasando, potremmo applicare a noi e a internet una frase di Gesù: Non aver paura di proclamare il Vangelo anche in internet: Io ho un popolo numeroso in quella città18.

 

 

 

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