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Basta il preservativo?

Basta il preservativo?

In questi giorni d\’agosto si discute anche tra genitori di adolescenti cosa consigliare ai figli.

C\’è chi  si sente a posto perché ha insegnato al proprio figlio adolescente l\’uso del preservativo. C\’è chi si sente a posto perché ha insegnato alla propria figlia l\’uso della pillola. Il resto non  importa molto.

Di parere diverso la rivista \”Noi genitori e figli\” che nel numero di luglio ha  inserito una lunga riflessione sul tema.

Da parte nostra rinviamo a quanto avevamo scritto sul Dizionario

 

 

 

“Di sessualità si parla molto tra i miei amici, ma non appena se ne parla in pubblico le cose cambiano. I genitori, i professori, il parroco non ne parlano quasi mai. Secondo me sono imbarazzati perchè hanno ancora tanti tabù. Con i miei amici ho visto dei film sulla prostituzione, anche perchè non voglio rimanere ignorante ed essere l’unico che cade dalle nuvole quando si parla di sesso. Quello che mi rimane più difficile è immaginare che tutte le cose che si vedono in TV le facciano regolarmente i miei genitori. Mi sembrano così preoccupati di tante altre cose, della casa, del lavoro, di noi figli che non riesco a vederli diversamente” (Leonardo, 16 anni,  Lettera ad un’amica,  Udine).

 

«Il prete mi ha detto di guardare Angela come una sorella, ma non è così. Io la guardo e penso a quello che ho visto in TV, penso al sesso. Sono cattivo? Non lo so. Però i miei compagni mi hanno detto che piace anche alle donne e che ci devo provare. E che sono uno stupido a farmi tanti problemi e che chi arriva a 14 anni senza averci mai provato è un finocchio» (Gianni, 14 anni, sms ad un compagno,  Cosenza).

 

 

La trasformazione fisica[1]. Prima dell\’adolescenza,  lo sviluppo dell\’organismo delle ragazze e dei ragazzi attraversa il periodo della pubertà di circa due anni, durante il quale si realizzano le trasformazioni somatiche che culminano nell\’inizio delle mestruazioni per le femmine e la comparsa di spermatozoi nei maschi. La maturazione non è uguale per tutti gli individui e questo accentua le differenze tra adolescenti e può avere conseguenze di tipo psicologico e comportamentale. E’ noto che i ragazzi maturano in ritardo e questo può minare la loro autostima e generare ansia (nelle ragazze oggi si registra l’anticipazione del menarca a 10 anni, ossia già in quinta elementare, con relativa, maggiore precocità intellettuale e di maturità).

Un adolescente deve fare i conti con la sua sessualità, sia per il mutamento dei caratteri sessuali primari, ovvero gli organi riproduttivi, sia per i numerosi fenomeni legati ai caratteri sessuali secondari, ovvero i caratteri distintivi del sesso in età matura, in grado far maturare l’apparato sessuale maschile e femminile. Il rapido accrescimento di statura e di dimensioni completa i  mutamenti somatici e fa sì che gli adolescenti si sentano in qualche modo diversi rispetto ai bambini che erano, spesso si giudichino goffi e si vergognino del proprio aspetto.

Il confronto con gli altri e con l’altro sesso è sempre pronto a confermare o a preoccupare, a indurre la paura di essere rifiutati, di passare inosservati. Lui si sente troppo lungo, pieno di brufoli, lei forse grassa, goffa al paragone con le veline. Il corpo può venire negato o valorizzato all’eccesso, con la cura dei particolari i tatuaggi, il piercing (→). La crescita prodigiosa e la pressione dei nuovi bisogni psicologici e fisici, il bisogno di sicurezza come uomo e come donna, lo inducono a correre dietro ai miraggi scambiati per amore. Viene sollecitato a bruciare le tappe e imitare i gesti dell’amore, anche indipendentemente dal contenuto, allo scopo di sperimentare il desiderato orgasmo. La curiosità la vince sulla maturità della relazione d’amore e l’importante diviene cercare di capire – talvolta fino all’ossessione – cos’è il sesso, come si fa l’amore (“fare” che sostituisce l’amare), cosa si prova…

Insieme ai caratteri fisici, muta anche il rapporto con gli altri: si comincia a prendere coscienza delle differenze di genere, proprio perché si provano emozioni nuove e si scoprono sensazioni come attrazione, amore, desiderio. Già dall’infanzia un figlio imita il genitore dello stesso sesso attribuendo al sesso opposto le caratteristiche dell’altro genitore, ma ora aggiunge modelli di amici, personaggi famosi, insegnanti. Comincia così a formulare la sua identità sessuale, insieme all’identità di ruolo, ossia il riscontro sociale dell’identità, comprensiva delle percezioni dell’ambiente, come gli altri ci vedono e reagiscono alla nostra presenza. Entrambe saranno soggette a continue ed ulteriori verifiche nell’arco della vita.

Alla vistosa, trasformazione fisica corrisponde una impreparazione psicologica, che si ripercuote sulla vita psichica, suscitando dubbi, imbarazzo, curiosità sul mistero e sulle dinamiche legate al corpo e alla sessualità. Il gruppo dei pari è in questa direzione indispensabile. Nel confronto con gli altri, un adolescente rimette in discussione le figure paterna e materna e, nel gioco degli specchi, offre se stesso ad una verifica che non dipende dagli adulti, professori–genitori, ma dai pari, appunto uguali nei bisogni, capaci di dare l’ebbrezza di una compagnia non giudicante. Nel gruppo sperimenta le pulsioni del corpo, cela le mestruazioni( →) e la polluzione (→ eiaculazione) dietro frasi e slogan, sperimenta il suo corpo, l’abbigliamento, il suo potere d’influenza, le sue idee religiose, il modo di gestire il tempo libero,  la pena d’amore, la sua capacità di attrazione sessuale. Diventano pressanti le domande sull’attenzione, sugli sguardi, sull’amore ricambiato  o meno. Anche quando l’adolescente è solo e si specchia per ore, guadando i propri mutamenti, egli cerca di  vedersi con gli occhi degli altri, per sapere se essi confermeranno o meno la sua validità.

 

 

Nella cultura contemporanea i ragazzi e le ragazze vengono sollecitati a bruciare le tappe e vivere esperienze precoci di sessualità adulta. L’amore viene confuso con l’emozione (→) provocata dal fascino del sesso opposto. Non è facile il cammino che conduce a padroneggiare la propria emotività sessuale se l’ambiente non  aiuta ad evitare le trappole di una sessualità banalizzata e alla fine insoddisfacente e anzi, al contrario, induce all’esercizio del sesso, esaltando l’immaginazione di un erotismo identificato con la felicità. 

Gli adolescenti che s’identificano con la cultura dominante sono alla ricerca di tutte le forme possibili di attività genitali non procreative, che rendano impermeabili agli aspetti romantici e affettivi, all’essere abbandonati o traditi non possono non provocare effetti negativi. La verginità appare un tabù, una imposizione stupidamente anacronistica, fatta propria da persone immature, che inevitabilmente, prima o poi, manifesteranno effetti catastrofici sulla psiche. La disponibilità delle ragazze evita ai ragazzi il ricordo al sesso mercenario e anonimo. Essi cercano di mascherare con l’aggressività la paura di non farcela, l’inesperienza, lo sgomento per il fallimento di una prestazione, l’eventuale omosessualità. La bugia si associa ad una sessualità acerba e inrresponsabile.

Le ragazze sono in gran parte incoscienti di fronte al rischio di sieropositività. La rivendicazione del piacere come obiettivo dà adito a frigidità per la delusione. Masturbazione (→) e frigidità sono in effetti in forte aumento. Chiudere gli occhi, abbandonarsi all’amore dimenticando la quotidianità è la grande illusione di liberazione, illusione traditrice.

Tutto e subito. Occorre essere controcorrente per sapere aspettare i gesti dell’intesa, il tempo della tenerezza e dell’ascolto, l’attenzione ad evitare i traumi e evitando che l’amore sia il ciclone distruttivo che lascia solo amaro in bocca e tempo ed energie sprecate

I ragazzi vivono spesso la contraddizione tra i diversi modelli di sessualità. Quello ricevuto in famiglia, quello predicato in chiesa, quello del gruppo dei pari, quello dei mass media. Immersi una cultura prevalente supererotica o pansessualista, gli adolescenti scimmiottano le mode, nel linguaggio (pornolalia) e nei comportamenti. Non è facile individuare il loro modo di essere uomini e donne.

Si dice giustamente  che c’è differenza tra informazione sessuale e educazione sessuale. Anche l’informazione tuttavia non è neutra ma sembra invitare ad un io soddisfatto e sazio. L’idea del controllo di sé è relegata al passato, ai tabù, alle inibizioni religiose e sociali mentre le pulsioni genitali si fanno sentire. La spacconeria e l’esibizione la fanno da padrona anche se dietro ci sono ragazzi fragili, bisognosi di conferme, disinformati.

Gli adolescenti vengono sollecitati a profittare delle occasioni, a gustare il piacere di piacere e di sentirsi desiderati, indipendentemente dai progetti costruiti insieme, a sperimentare la propria capacità sessuale e vivere il rapporto come una specie di esame o come un lasciapassare per ulteriori futuri incontri, non più da sprovveduti. Spesso entrambi si sentono costretti a sperimentare la loro sessualità quasi come un obbligo sociale da assolvere per essere accettati, anzi per accettarsi come capaci di prestazioni efficienti e quindi adulti. Le esperienze sessuali precoci accompagnano i flirt e i giochi d’amore, dal petting alle tante forme di fantasia erotica apprese dai giornali, tanto che non si parla più di rapporti prematrimoniali, che suppongono l’intenzione del matrimonio, ma appunto di sesso precoce, ossia di esperienze non legate a precocità della maturità, della intelligenza e del discernimento. Anzi c’è oggi il prolungarsi dell’adolescenza, dell’allontanarsi della data del primo lavoro e dell’uscita dalla famiglia.

Di fatto precarietà, vaghi sensi di colpevolezza, paura di essere giudicati, quella di essere lasciati contribuiscono a far vivere il sesso precoce in modo insoddisfacente. Spesso la prima esperienza è deludente. Qualcosa di cui ci si vergogna. Ci si accorge col tempo di essersi strumentalizzati a vicenda, di aver perseguito solo abbagli, di aver bruciato le tappe della propria crescita con esperienze rischiose (paura dell’AIDS → , della gravidanza →, degli altri, delle malattie…). Più tardi o ci si abitua all’”usa e getta” o ci si accorge di aver perduto tempo ad energie in legami orientati al soddisfacimento delle pulsioni genitali o affettive, comunque privi di quella intesa profonda che unisce due esseri sul piano fisico e ideale e che consente al sesso di inquadrarsi in un progetto di vita. Gli adolescenti possono scoprire con amarezza di pagare un prezzo troppo alto per la fretta del sesso cui si sono lasciati andare e che ora devono a fatica trasformare in amore fedele.

Agli adolescenti va detto che la sessualità non è la genitalità, non riguarda l’esercizio fisico delle attività degli organi genitali, ma connota l’integralità di ogni essere che viene al mondo e lo caratterizza nel fisico, nell’intelligenza, nel modo di relazionarsi e di amare. Bisogna riconoscere che non è facile per i genitori insegnare ai figli a resistere alle mille sirene della cultura contemporanea: informazione diffusa, mezzi contraccettivi, superamento di divieto, anzi al contrario emarginazione dei devianti che si mantenessero “Puri”. Dovunque i giovani si recano, cinema, bar, teatro, strada sono stimolati a tenere alta la pulsione sessuale..

 


 

BOX  Sesso precoce[2]

 

Si riscontra che, se l’avvio  all’uso della sessualità è precoce (14–15 anni), la pratica sessuale è più slegata da un rapporto costante ed ha un coinvolgimento affettivo più superficiale. Verso i 16–17 anni, già si nota una maturità diversa, almeno per il rapporto di amicizia che s’instaura spesso nel gruppo.

Vi sono studi che registrano il legame tra la precocità sessuale e i comportamenti successivi. Vi sarebbe legata una vita sessuale promiscua in fase giovanile e adulta, condizionata dall’aver avuto rapporti occasionali, impulsivi, superficiali, esteriori nell’imitazione del mondo immaginato degli adulti. Paradossalmente il ragazzino si sente adulto senza responsabilità e approccia il mondo con un atteggiamento da consumatore, senza obblighi, che è poi lo stesso atteggiamento  che porta all’alcooldipendenza, alla droga, al tutto e subito del soddisfacimento dei bisogni, anche ricorrendo, se ritenuto necessario, ad azioni criminali. La ricerca di soddisfazione immediata impedisce di maturare la distanza dall’oggetto e quindi la percezione dell’alterità del tu con cui si ha a che fare. Prevale il desiderio di  emozioni forti, di sperimentazione del nuovo, di vivere come gli adulti ma senza sopportarne gli obblighi (lavoro, famiglia, partecipazione sociale e politica).

La precoce attività sessuale espone spesso gli adolescenti al rischio di gravidanze e malattie. Gli anticoncezionali sono usati raramente: prendere tali precauzioni è spesso sentito come riflesso di una premeditazione invece che di un atto di spontaneità. I maschi cominciano l’attività sessuale in età più giovane, hanno più partners e più relazioni occasionali, esponendo così se stessi e le proprie partners a rischi maggiori. La curiosità e l’approvazione dei coetanei costituiscono una parte significativa delle loro motivazioni.

 

Sesso precoce e dipendenza TV[3]. Le scene di sesso in TV esercitano un richiamo fortissimo sugli adolescenti inducendoli ad avere i primi rapporti sessuali anche in eta\’ precoce. E\’ quanto sostiene Rebecca Collins della RAND Corporation alla luce di uno studio pubblicato sul numero di Settembre della rivista Pediatrics.

                I palinsesti colpevoli di influenzare il comportamento dei teenager sono sia trasmissioni dai contenuti con un esplicito sfondo sessuale sia quelli che alludono al sesso senza però proporlo in maniera diretta con immagini o scene. La psicologa ha stimato che i ragazzi spettatori di questi programmi hanno probabilità doppia di avere rapporti, rispetto ai giovanissimi che invece non dedicano molto del loro tempo a questo tipo di trasmissioni. L\’indagine, che ha coinvolto 1.792 adolescenti tra i 12 ed i 17 anni, e\’ durata due anni. …

                Raggruppati i dati sui comportamenti sessuali del campione in proporzione alla quantita\’ consumata di programmi TV con contenuti sessuali, i ricercatori hanno visto che i ragazzi che avevano visto l\’anno precedente molte trasmissioni del genere, pari a un 10% del campione, avevano probabilità doppia di aver già intrapreso la loro attività sessuale, rispetto ai ragazzini coetanei che invece avevano visto poca TV con richiami al sesso.   

Confrontandoli per eta\’ il risultato non cambia: i dodicenni spettatori accaniti di programmi con contenuti sessuali espliciti e non hanno comportamenti sessuali tipici dei quindicenni che invece guardano meno TV. L\’effetto della TV sui comportamenti dei giovanissimi e\’ cosi\’ dirompente, sottolinea la Collins, che anche un cambiamento minimo nei contenuti della programmazione di cui si fanno fruitori puo\’ avere un effetto profondo sui loro comportamenti sessuali. Poiche\’ in media i giovanissimi vedono fino a tre ore di TV al giorno, suggerisce la psicologa, i genitori dovrebbero aver cura di controllare quantomeno la fascia oraria preferita dei propri figli evitando quella di prima serata che e\’ di solito la piu\’ ricca di contenuti sessuali.

 

 

 

 

Un rapporto ambivalente con la propria sessualità. Il compito di controllare, accettare e verificare la propria sessualità non è cosa semplice, quando si è lasciato alle spalle  il corpo infantile per acquisirne uno adulto. E’ un compito che sfocia nell’armonia o disarmonia interiore e  relazionale, nel senso che esprime ed orienta la relazione interpersonale, e risente delle esperienze infantili, specialmente dell’intimità vissuta con la madre e del rapporto con il padre, da cui derivano autostima ed armonia.

La tempesta ormonale può mettere a disagio, perché ora è necessario controllare le proprie pulsioni sessuali, il che origina ansie e tensioni. Alcuni possono reagire cercando di nascondere la nascente sessualità per prolungare il più possibile la propria infanzia, altri possono esasperarla, assumendo precocemente comportamenti e abbigliamento “da grandi” per sentirsi più adulti, altri ancora temono di non essere “normali”, di essere omosessuali o incapaci di avere dei rapporti sessuali. Il corpo sessuato spaventa, ma incuriosisce, si vuole conoscerlo, esplorarlo. La masturbazione (→), soprattutto maschile, è un pratica piuttosto diffusa in questa fase della vita.

La ricerca della soddisfazione sessuale negli adolescenti ha aspetti polivalenti e valenze molto complesse, spesso distanti da quelle puramente fisiche ed erotiche: può assolvere una funzione sedativa e antidepressiva in un ragazzo in  \”crisi\” e angosciato, può avere una funzione consolatoria e distensiva, rispetto agli insuccessi o ai dubbi, può  manifestare, e allo stesso tempo placare, la depressione: spesso è il tentativo di colmare una lacuna affettiva, una compensazione a qualcosa che si percepisce come mancante. In ogni caso la dimensione trasversale del vissuto sessuale dell\’adolescente è una risposta all’angosciante domanda “chi sono?”, un chiarimento della propria natura.

E\’ un compito difficile, complesso, faticoso, perché non sempre, non totalmente sotto controllo. Neanche   è facile accettare le cadute in questo campo e così si sviluppa o un senso di colpa paralizzante oppure una negazione delle difficoltà che nasconde i problemi dietro il paravento della libertà e dell’autonomia dell’io. Ma è proprio dall’ammissione delle proprie debolezze che si apre la possibilità di maturare e nello stesso tempo di accettare le difficoltà degli altri.

L’immaturità dal punto di vista relazionale- sessualità si manifesta generalmente nella forma narcisistica (→) oppure in quella del don Giovanni. E’ noto che il bellissimo dio Narciso si innamorò della propria immagine riflessa nella fonte Ramnusia e a furia di specchiarsi ed amarsi annegò in quella immagine di sé. Don Giovanni è invece colui che corre dietro tutte le sottane non riuscendo a fare della passione che si accende in lui ad ogni “gonnella” un amore durevole.

Nel comportamento narcisista ciascun adolescente si compiace dei propri attributi fisici, si guarda e riguarda allo specchio. Poiché avverte un forte bisogno di conferma, di essere amato e ricercato, se non si trova sufficientemente attraente può soffrirne all’inverosimile, immaginando di essere rifiutato ed emarginato fino ad auto emarginarsi e rifiutarsi. Nella fase narcisista della sessualità, il corpo è pronto ad amare e ad essere fecondo, mentre la psiche cerca ancora se stessa e si rifugia nell’io per timore del tu, per paura di incorrere in fallimenti e conseguenti frustrazioni. L’io ripiegato su di sé può restarvi imbrigliato tutta la vita se non supera l’autoerotismo  se rimane al bisogno di dover calmare le proprie pulsioni e le proprie fantasie negando in pratica l’orientamento relazionale della sessualità. La pretesa di essere cresciuto genialmente e quindi sessualmente maturo porta a rifiutare la relazione affettiva verso l’altro e fissare lo sviluppo alla ricerca del proprio io.

L’altro si riduce a oggetto di desiderio, quell’essere speciale di cui si scrive il nome sul diario, si parla con l’amica del cuore, si sogna, ma col quale si evita un vero confronto  a tu per tu. Si  disegnano falli, cuori infranti. Si cercano piuttosto compagnie dello stesso sesso, quelle dalle quali si è sicuri di on essere sessualmente giudicati e di essere visti come adulti coetanei.

Eccesso e superficialità sono gli errori che ostacolano o rovinano lo sviluppo sereno della sessualità. In questo sbagliano sia i \”fobici\”, quelli che diventano rossi solo al sentire la prima lettera della parola sesso, sia gli esibizionisti e i \”superdotati\”, per i quali il sesso è solo genitalità, tanto da non fare distinzione fra consumare un pacchetto di sigarette e consumare una serie di partner.

Gli adolescenti hanno bisogno di incontrare adulti equilibrati, che vivono serenamente la loro sessualità, che siano sposati, celibi o consacrati. Soprattutto hanno bisogno d’incontrare altri ragazzi consapevoli che il sesso è un’espressione alta dell\’amore umano e che proprio per questo non è facile  da governare e così triste se viene sprecato, banalizzato, ridotto a routine, offerto indistintamente a tutti. Dopo la famiglia, sono i gruppi e le associazioni che trasemttono gli orientamenti valoriali in questo campo, anche quando non insegnano esplicitamente a vivere la sessualità come una dimensione intima e preziosa dell’io, da amare, proteggere e far maturare con cura, per poterla poi oculatamente donare.

 


La “prima volta”(→). Tutte le culture amplificano l’alone di mistero attorno alla “prima volta”, suscitando una curiosità morbosa, che non di rado provoca l’avvio dell’attività sessuale. Le ricerche mostrano che un adolescente che cerca il rapporto sessuale non ha un progetto chiaro, ma segue le occasioni che lo sollecitano, dietro la forte spinta a sperimentare il piacere del sesso. Anche quando l’adolescente viene educato all’autocontrollo, ciò non toglie che mentalmente non viva le fasi che Master e Johnson hanno suddiviso in quattro: eccitazione – plateau – orgasmo – risoluzione, considerate come un continuum unico; altri hanno fornito una formulazione su base bifasica, che divide il rapporto in due fasi, l’eccitazione e la fase dell’orgasmo; va aggiunta evidentemente la fase del desiderio, che è essenziale per la persona che elabora quelle fantasie che provocano e orientano l’attività sessuale.

In tempi passati i ragazzi ritenevano che fosse quasi indispensabile un avviamento alla maturità attraverso l’esperienza di sesso con una donna adulta, con una prostituta o una vicina di casa. Pensavano che l’iniziazione fosse indispensabile ad una matura vita sessuale. Spesso i primi rapporti erano sconvolgenti o deludenti.

L’immaginazione ha sempre avuto un rapporto significativo con l’attività sessuale. L’adolescente tende a raccogliere il massimo di informazioni possibili, dove capita, ed è spaventato e insieme sollecitato a sognare di sperimentare la sua sessualità, dalle pulsioni e dall’immaginazione, che agiscono come una molla per le relazioni con sé (narcisismo) e con l’altro (eterosessualità). Di fatto molti ragazzi  passano dal sogno alla realizzazione del desiderio nei rapporti sessuali precoci. I rapporti con il compagno, la compagna (specie negli ultimi anni della scuola media superiore) sostituiscono nei maschi il ricorso alla prostituzione per la iniziazione sessuale. Oggi si registra oltre al citato innalzamento dell’età del primo rapporto sessuale dai 14-15 anni ai 16-17, anche la scelta preferenziale per i coetanei o partner occasionali[4]. 

In Italia c’è stato negli anni Sessanta un forte abbassamento dell’età dei primi rapporti sessuali, anche se a partire dagli anni Novanta si registra la risalita. Si nota una differenza tra gli studenti degli istituti professionali e quelli dei licei, dato che l’esercizio precoce della sessualità ha a che fare con lo status sociale, essendo noto il parallelismo tra attività sessuale e povertà. Il fattore religioso influisce nel ritardare la prima esperienza (inversamente proporzionale).

Anche la variabile di genere ha la sua importanza. Da parte delle ragazze il primo rapporto sessuale può essere vissuto senza attrazione per il sesso, ma come un ossequio alla mentalità comune, un desiderio di liberarsi della propria verginità (→), di cui non si vuole dare segno visibile attraverso l’imene intatto, oppure come un ricatto (la famosa “prova d’amore” →). In altri termini, se nella dichiarazione d’amore esse possono essere prime protagoniste, in un’epoca in cui non sono più solo i ragazzi a fare la proposta, per l’esperienza sessuale non è così. Per loro il più delle volte il rapporto sessuale è un semplice “lasciar fare”, altre volte invece è determinato dall’onda dell’attrazione irresistibile, che provoca  reazioni emotive, affettive ed erotiche.

Forse perchè le ragazze hanno acquisito una maggiore visibilità sociale e una più significativa autonomia, anche i valori della femminilità s’impongono più diffusamente, tanto da determinare alcune controtendenze nel campo sessuale: per non pochi adolescenti aiutati dalle famiglie, dai gruppi a cui partecipano, il rapporto sessuale è escluso dalla prospettive concrete della loro età.

 

Box   Controtendenze                                     

I sondaggi fanno emergere con chiarezza alcune tendenze: lo stabilizzarsi dell\’età dei primi rapporti sessuali tra i 16 e i 17 anni; la diminuita attrazione per l\’ambiguità sessuale, sottolineata da fenomeni della moda e dalla definizione dei ruoli sociali che differenziano il maschio dalla femmina; una grande importanza giocata dalla coppia, che è diventata garanzia contro l’AIDS; la scoperta della tenerezza rispetto alla passione, un ritorno ai valori affettivi e alla intimità a due. Perfino la verginità è un valore che torna di moda tra le adolescenti (40% delle intervistate)[5].

 

  

L’identificazione con il proprio genere. La sessualità di ciascuno è legata alla differenza sessuale che lo connota,  gli dà un profilo determinato, il senso della parzialità e del suo posto nel mondo. La percezione e l’accettazione di tale differenza  uomo-donna non è cosa scontata nè improvvisa. Cresce nel tempo e non sempre si raggiunge con la maturità, giacchè si  tratta di una conquista che richiede impegno.

Ci possono essere infatti molte difficoltà nell’identificarsi con il sesso di appartenenza non solo come questione che attiene allo sviluppo biologico, ma anche come un evento culturale che implica la coscienza e la maturazione della persona. I due aspetti, dell’adesione al dato del proprio corpo e della scelta di vivere serenamente e gioiosamente la propria identità sessuata, sono intimamente correlati e condizionano la felicità di una persona.

Molto dipende dai modelli di femminilità e di mascolinità recepiti, che possono essere considerati ammirevoli oppure desueti e non accettabili dagli adolescenti, specie se ancorati a stereotipi antiquati. Non è facile il lavoro di confronto–dialogo con gli altri e con col proprio corpo, a cominciare dall’infanzia, quando si tratta di assimilarsi al genitore del proprio sesso e differenziarsi da quello di sesso opposto, verso il quale si prova attrazione.

Il legame preferenziale con il “migliore amico” è un modo per dare sfogo, nella prima adolescenza, ad una latente omosessualità che inconsciamente è molto forte in questa fase della vita. Questo avviene anche attraverso il contatto fisico, è tipico per le ragazzine camminare mano nella mano, a volte baciarsi sulle labbra, per i ragazzi i contatti fisici sono in genere connotati da maggiore aggressività. Più avanti assume maggiore rilevanza la figura del “fidanzatino” con cui si possono avere le prime esperienze di contatto fisico, che inizialmente possono essere dettate più dal desiderio di provare qualcosa a sé stessi, di essere “capaci”, che dal sentimento.

Un adolescente è sensibilissimo a cogliere le reaioni che la sua presenza provoca negli altri. Nella gestualità, nella mimica, nell’abbigliamento, nelle sensazioni e reazioni emotive, vorrebbe dire a tutti quelli che incontra  chi è come uomo e come donna, e vorrebbe ricevere la conferma della validità del suo modo di essere uomo o donna. A questo scopo desidera relazionarsi con una persona particolare che lo coinvolga pienamente e lo tranquillizzi.

Inevitabili le esaltazioni e i drammi–tragedie per le piccole delusioni, le mancate attenzioni che rimettono in discussione l’equilibrio della propria identità di genere. Le cotte restano spesso segrete, perché confessarle sarebbe scoprire la propria debolezza, mentre all’esterno si preferisce esibire una spavalda sicurezza. Altre volte prevalgono la timidezza, i rossori, le inappetenze, i silenzi infrangibili, le euforie temporanee che danno seguito a mutismi.

 

BOX  Lei e Lui[6]

 

Il corpo sessuato indica la potenza generativa. Per la ragazza questo dono-compito è associato alla paura del dolore: mestruazioni (→), mal di pancia, di schiena, nausea, fastidio. Ancora più angosciante è il pensare che non si tratta di fastidio passeggero come una febbre nell’infanzia, ma di qualcosa che accompagnerà la vita feconda fio a 40 o 45 anni. Non è facile comprendere il senso di queste trasformazioni, del proprio corpo, nel modo di vivere la propria sessualità. Quando l’accettazione della propria sessualità è difficile si può avere sciatteria, rifiuto di evidenziare i propri tratti femminili.

Per il ragazzo, l’evento  della polluzione è più atteso, il turgore genitale e l’erezione lo rassicurano e gli danno il piacere di sentirsi uomo. Ora può capire cosa significa la potenza virile e l’orgasmo; può inorgoglirsi della possibilità di provare piacere. La masturbazione (→) può apparirgli come la possibilità di dominare il piacere e evocarlo tutte le volte che lo desidera. Si apre una differenza grande tra lei e lui. Per lui è più agevole l’accettazione di una identità soddisfacente, mentre per lei è difficile collegare il dolore del mestruo con l’affettività e la fecondità. Anche per questo forse i problemi di identità femminile si legano più spesso ali disturbi alimentari. Il ragazzo associa immediatamente pulsione sessuale e attrazione affettiva per l’altro sesso, eccitazione e orgasmo, senso di potenza e orgoglio sino all’aggressività. Lui concentra un’attenzione quasi ossessiva sui suoi organi genitali, lei invece opta per la riservatezza, l’intimità o, al contrario, per il rifiuto e l’assimilazione al maschio.

Osservare se stessi e i propri segni sessuali è fondamentale per potersi valutare. La ragazza osserva lo sviluppo delle mammelle, la comparsa dei peli ascellari e pubici, la distribuzione del tessuto adiposo in alcune parti del corpo, il menarca, la trasformazione della voce.

La voce si nota soprattutto nei ragazzi, che osservano l’aumento della massa muscolare con orgoglio o con paura di non essere all’altezza, il volume dei genitali e l’allungamento delle ossa.

Per distinguersi dalla madre, la figlia cercherà dapprima un rapporto simbiotico con l’amica del cuore e poi l’incontro con l’altro sesso  nel gruppo (→) dei pari, che acquista un’importanza enorme per affermare la propria  identità sessuale, confrontarla con gli altri,  consolidare la propria autostima, provare se stessi e il fascino che si può esercitare sull’altro sesso. La ragazza viene da un’infanzia diversa da quella di un tempo, trascorsa con la bambola su cui riversava i suoi traumi, con cui stabiliva conversazioni quotidiane e con la quale si sentiva già capace di gestire un’altra creatura più piccola, di sentirsi signora con altre signore, tutte al centro di una rappresentazione di salotto.  Oggi le ragazze giocano con ogni sorta di gioco, ivi compresa la bambola, ma si abituano da piccole a gestire i telecomandi, a confrontarsi con i maschi nei giochi elettronici, ad usare il telefonino come gioco. In ogni caso i rapporti adolescenziali con le compagne restano decisivi.  Soprattutto l’amica del cuore è la confidente per eccellenza, quella con la quale il proprio bisogno affettivo può trovare conforto e conferma di reciprocità a cui è possibile confidare le preoccupazioni e gli innamoramenti, le idolatrie di personaggi famosi e il desiderio di compagni conosciuti. La ragazza comincia così a sperimentare la coppia attraverso il rapporto con una ragazza, con manifestazioni anche di gelosia, se lei passa ad un’altra amica oppure se s’innamora di un ragazzo e l’abbandona.

Le ragazze divorano le storie di grandi amori, che  passano  attraverso romanzi rosa, fumetti, telenovelas e trasportano in un mondo “altro”, dove la realtà viene sostituita dall’immaginazione di essere sottratti alla quotidianità e di essere soddisfatti nel bisogno d’amore. Le ragazze in media iniziano la loro attività sessuale più tardi e in modo meno promiscuo. In generale si coinvolgono maggiormente nella relazione e nelle precauzioni contraccettive. Vivono i problemi sessuali e affettivi con maggiore stress e senso di responsabilità, se non altro per difendersi. Non temono il rapporto ma le conseguenze fisiche come le malattie o la gravidanza. La gravidanza comincia così d apparire nell’immaginario come un a paura da esorcizzare.  Si preoccupano meno delle conseguenze di carattere psicologico per lo sviluppo di capacità relazionali ed emotive mature. Il sesso può restare spesso ricattatorio e legato in modo ricattatorio all’affetto esibito e richiesto. Nella ragazza il complesso di poter avere complessi prevale e spesso la sessualità è vissuta non come amore ma come strumento emancipatorio.

I ragazzi si confrontano tra loro, parlano di potenza, di centimetri, assumono atteggiamenti di spavalda sicurezza. Danno a vedere e presumono di sapere tutto, mentre sanno poco sull’uso dei contraccettivi, sui metodi naturali, sulla fecondazione artificiale e su tutti i temi che attengono la sessualità soprattutto nel suo legame con la procreazione. La volgarità del linguaggio e dei gesti spesso mascherano la fragilità. La ricerca del piacere procurato da sé sfocia nell’autoerotismo. Possono provare un interesse morboso per tutto ciò che attiene alla sessualità e al piacere e ricercano videocassette, libri, riviste e tutto ciò che può appagare il desiderio di sentirsi soddisfatti e potenti pur senza rapporti diretti con l’altro sesso. L’evasione è la strada del godimento solitario nell’ascolto delle pulsioni del proprio corpo e nell’immaginazione dell’altro, considerato al servizio del proprio piacere. Il gruppo monosessuale maschile  vive le sue fantasie in conformità con lo sviluppo di organi genitali esterni, eccitabili immediatamente, carichi dell’esperienza dell’erezione. L’esperienza del gareggiare con i compagni, della volontà di primeggiare nei giochi di abilità continua, nello sport, nei giochi che implicano movimento, forza, manifestazione di potenza, coinvolge la sfida sulla propria sessualità in termini misurabili e visibili, mascherando ogni dubbio circa la propria capacità di conquistare, dietro un linguaggio spesso scurrile e pretenzioso, alla ricerca del proibito, del gesto eclatante, della sbruffonata, dello scherzo violento o

 

Da amore a Zapping, San Paolo, Milano 2008

 

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