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Educazione sessuale

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Educazione sessuale 

 

“Non è strano
che Giuseppina non sapeva niente? Mi ha telefonato traumatizzata. Secondo me i
genitori sono schizo” (SMS di Claudia a un’amica).

 

Cosa s’intende per educazione sessuale.
L’educazione sessuale è, prima di tutto, educazione di tutta la persona
sessuata che cresce; non è l’educazione del sesso ma della persona, perché il
sesso è una realtà biologica e come tale non si educa.

Affrontando i
problemi della sessualità non si può fare a meno di considerarli intercorrelati
con tutti gli altri aspetti dell’educazione e quindi con l’educazione
intellettuale, sociale, affettiva, morale e religiosa.
La prima indicazione che ne scaturisce è che l’educazione sessuale non può
costituire nella scuola
una «materia» da insegnare, affidata ad un singolo insegnante. Al contrario,
come aspetto dell’educazione integrata, essa chiama in causa la totalità
dell’istituzione scolastica, nell’insieme delle discipline, delle attività, dei
metodi.

 

 

Progetto
“Educazione sessuale”

 

Il progetto “Educazione sessuale”  di una
scuola media
 così
recita: «La motivazione che ci ha spinti ad elaborare il seguente
progetto è educativa e consiste nell’accompagnare il ragazzo/a attraverso le
straordinarie trasformazioni di natura biologica (pubertà), psicologica e dei
processi cognitivi (dalla logica concreta a quella astratto-formale), tipici
della preadolescenza. Ponendo al centro del nostro intervento educativo il
preadolescente inteso nella sua totalità, quindi, non solo «natura» ma anche
«cultura», non solo corpo ma anche spirito. Riteniamo che la scuola possa
contribuire in modo significativo alla crescita integrale della persona,
affrontando la tematica della sessualità, con tre azioni: 

·         una corretta
presentazione dei dati scientifici di natura biologica, anatomica,
fisiologica e patologica sulla sessualità;

·         uno stimolo
finalizzato all’interiorizzazione di quei valori che stanno alla base di un
corretto comportamento nei confronti della propria e altrui sessualità;

·         un’azione
preventiva che mantenga, però, un atteggiamento positivo nei confronti
dell’espressione sessuale.

A chi spetta questo compito. Si tratta di un’azione integrata, che coinvolge più
istituzioni, valorizzando le diverse competenze. E’ evidente che l’educazione
sessuale spetta innanzitutto ai genitori, che devono evitare la facile
tentazione della delega, esercitando il dovere-diritto ad educare. Il ruolo
della scuola è quello di assistere ed integrare l’opera dei genitori. Ogni
intervento specifico di educazione sessuale nella scuola deve
coinvolgere direttamente le singole famiglie degli alunni.
Ciò presuppone l’attuazione di specifiche iniziative d’informazione e
formazione, anche nei confronti dei genitori e degli stessi insegnanti, in
modo da renderli sensibili al problema ed informati dei contenuti che si
intendono proporre, nonché dei metodi più opportuni che si intendono seguire.
Il progetto prevede, infine, nell’ambito dell’educazione alla salute, la
collaborazione degli operatori dell’A.S.L. 13 (secondo le modalità previste
dal Protocollo d’Intesa sottoscritto dalla A.S.L. 13 e il Provveditorato del
07.06.1996).

 

 

 

Educazione sessuale o educazione all’amore? Nel
nostro Paese, il dibattito sull\’introduzione dell\’educazione sessuale a scuola,
si è posto fin dai primi anni del secolo. Nel 1902, il Ministro della Pubblica
Istruzione rispose a un\’interrogazione in cui si chiedeva che venissero
istituiti, negli ultimi anni delle scuole superiori “Corsi di igiene sessuale”
per la prevenzione della malattie veneree. Pochi anni dopo, nel 1911, in corrispondenza
con un significativo aumento della diffusione di malattie a trasmissione
sessuale, venivano date indicazioni per la prevenzione e si auspicava la
promulgazione dell\’educazione sessuale  intesa nei termini di informazione
sull\’igiene sessuale. In seguito vi sono stati numerosi tentativi per
introdurre l\’educazione sessuale nelle classi di ogni ordine e grado della scuola
italiana, senza riuscire ancora ad istituzionalizzare tale insegnamento.

Verso la fine degli anni Ottanta, è stato pubblicato
e distribuito nelle scuole un opuscolo a fumetti, con protagonista il  Lupo Alberto, per illustrare ai giovani la
sessualità, il sesso e il suo \”funzionamento\”.  L’iniziativa suscitò reazioni fortemente
negative, specialmente da parte di alcuni settori dell’opinione pubblica:
veniva contestata una concezione del sesso fortemente riduttiva,  incentrata sui \”come\”, senza alcun
riguardo ai \”perché\”, ossia alle motivazioni e alle responsabilità
morali delle persone coinvolte.

 Negli ultimi
anni, il dibattito è tornato di
grande attualità, distinguendo un fronte prevalentemente
informativo, da quanti sottolineano l’importanza dell’educazione all’amore, che
sollecita l’inserimento della disciplina nel più ampio quadro della
comunicazione e dell’eticità dei comportamenti. Ci si domanda, inoltre, se l’educazione sessuale spetti
prevalentemente alla famiglia
 o
alla scuola e se è possibile realizzare effettivamente un percorso didattico in
sintonia tra scuola e
famiglia.

Quanto alla scuola, è piuttosto problematico distinguere nella scuola  tra \”informazione\” sessuale,
definita \”scientifica\” e \”neutra\”, ed
\”educazione\” della sessualità, implicante il necessario riferimento a
una concezione dell’uomo e della vita. Non è affatto semplice trovare
concordanze sui contenuti, i modi, le forme e i limiti dell’intervento
scolastico in questo settore. Bisognerà anche decidere se si tratta di
un’educazione sessuale semplicemente \”curricolare\” (affidata cioè
all’insieme delle varie discipline scolastiche), oppure se potrà avvalersi
anche di interventi specifici e programmati \”extra-curricolari”. Inoltre:
Quali caratteristiche saranno necessarie per selezionare operatori
specificamente preparati per le iniziative \”extra-curricolari”?  Esistono garanzie da offrire e da richiedere
per assicurarne la serietà scientifica e la correttezza pedagogica e morale?[1].

Da queste considerazioni e dalla necessità di sviluppare lo studio e la ricerca
pedagogica, sono nate negli ultimi anni in Italia varie proposte educative, che
hanno assunto differenti denominazioni, secondo le accentuazioni diverse delle
agenzie proponenti: programmi definiti di “informazione sessuale”, di
“educazione contraccettiva”, di  “educazione/informazione sessuale”, di “educazione sessuale e
socio-affettiva”.

Ferma restando la necessità di attuare un programma differenziato di
educazione sessuale, che tenga conto delle varie fasce di età, a partire dalla scuola
materna fino alla scuola superiore, gli obiettivi da perseguire risultano
essere uguali per tutte le fasce scolastiche, mentre si differenziano i tipi di
attività-intervento da realizzare.

In generale si può dire che è ancora diffusa la diffidenza delle
famiglie e di quanti ritengono   che in famiglia l’educazione
all’amore è più protetta dalla curiosità morbosa e dai rischi di tecnicismo
dell’amore. In effetti in famiglia l’educazione sessuale non si riduce mai alla
comunicazione fredda delle tecniche del “fare l’amore”, come può invece
avvenire nelle altre agenzie educative. Molti genitori temono che affidando
l’educazione sessuale ad istituzioni “neutrali” l’educazione si rischierebbe di
riproporre a scuola una sessualità consumistica, aggressiva, ristretta alla
genitalità (vedi le lezioni retribuite di “educazione sessuale” impartite
da  una pornostar, in una scuola del Nord
Italia).

Il protagonismo della
famiglia viene difeso soprattutto dal mondo cattolico che,
per bocca dei vescovi, riconosce la necessità di un’educazione sessuale
“positiva” e “prudente”: «Tale esigenza s\’impone oggi in modo sempre più evidente
e indilazionabile, di fronte ai tanti modi riduttivi di intendere la
sessualità, per riaffermare e vivere il suo nativo orientamento all\’amore e al
dono interpersonale… I genitori e le famiglie, per altro, dovranno essere
aiutati ad assumere e a svolgere questa loro nativa responsabilità, anche
attraverso opportune iniziative di formazione permanente, che la comunità
cristiana dovrà prendersi cura di promuovere e di attivare»[2].  Ma anche il cosiddetto mondo laico  riconosce di non poter fare a meno della famiglia,
quando  attraverso il Coordinamento
genitori democratici, così si esprime: «l\’educazione sessuale non può essere
ridotta solo a materia di studio ed ha bisogno della collaborazione della
famiglia»[3].

L’equivoco  si crea soprattutto
nel momento in cui si tende ad appiattire i processi formativi della persona
sulla liberalizzazione sessuale. La reazione ai tabù infatti ha portato
all\’esaltazione (si pensi a Reich), di una sessualità senza controllo,
considerata per ciò stesso “felice”. “Liberazione” allude al giusto desiderio
di scrollarsi i pregiudizi, i tabù, i divieti che da secoli gravano sulla sessualità
considerata cosa impura, ma anche, all’eccesso opposto, alla tendenza a
favorire una sessualità irresponsabile e puramente ludica, talvolta violenta e
sado-masochista. Soprattutto i soggetti più fragili ne sarebbero penalizzati. Troppo
spesso nella storia la donna è rimasta vittima di false concezioni dell’amore,
a causa del suo più forte legame con la natura e la maternità, abbassando la qualità
della comunicazione per entrambi, nel senso di una reciprocità mancata.

         Oggi, mentre in certe
frange della cultura di
massa si esalta la forza dell\’identità dei neo uomini e delle neodonne misurata
dall\’esercizio della sessualità, aumentano anche fenomeni di disagio nel campo
della sessualità: impotenza, pornografia, pedofilia, misoginia, frigidità,
omosessualità, transessualità, scissione tra corporeità, intelligenza, eticità.
Molte delle diffuse paure intorno al sesso girano intorno all\’angoscia di non
essere all\’altezza, di dare una prova insufficiente, deludente ed esposta al
ridicolo della propria capacità sessuale. In tal modo la stessa identità (→) personale
e di genere (→) è sottoposta al giudizio del sesso, che determina la potenza e il valore di una
persona, nell\’atto sessuale stesso, più che nella capacità procreativa.

Di fronte agli esiti negativi di una cultura nichilista della
sessualità, si rafforza la linea di quanti vi vedono un importante linguaggio
comunicativo, espresso attraverso l’unione dei corpi, linguaggio che si
apprende nel tempo, superando via via lo sfogo, il monologo a due, per arrivare
al dono reciproco. In una interpretazione psicologica della sessualità acquista
importanza il processo di simbolizzazione legato ai fattori mentali, alla
fantasia e all\’interpretazione dell\’altro. Ciò che è certo è che l\’altro non
può in nessun modo essere scambiato per un oggetto, giacchè al contrario
provoca la continua rimessa in gioco dell\’identità dell’altro, di sè e del
rapporto.

         L’educazione all’amore è
anche educazione al rispetto e alla valorizzazione delle differenze. Occorre
che i ragazzi respirino sin dall’infanzia, una adeguata educazione relazionale,
in primo luogo negli ambiti propri, come la famiglia e i gruppi
primari, e solo successivamente, sulla base dello zoccolo duro della
personalità di base ormai formata, approfondiscano il tema sessualità nei programmi
scolastici specifici, nelle associazioni e più tardi nei corsi di formazione al
matrimonio.

Il lavoro educativo in senso ampio si caratterizza come un’educazione
alla prosocialità e all’altruismo nelle fasi puerili per poi passare ad
un’educazione all’amore nel periodo preadolescenziale e adolescenziale,
comprensiva della conoscenza del corpo e dei processi della sessualità. Si
tratta di ricomporre le dimensioni della sessualità (erotismo), dell\’amore
(affettività), dell\’alleanza coniugale (eticità) e della fecondità per
orientare i giovani ad una sessualità responsabile e felice.


[1] Facciamo riferimento al progetto
ad hoc della Scuola media statale \”Giovanni XXIII\” ARONA (Novara) .

[2] CEI,  DPF, 31- 32.

[3] G. Benedetti, \”Noi
insegnanti siamo d\’accordo, ma da soli non ce la faremmo: occorrono
esperti\”,
 da
\”Il Corriere della Sera\” – 21 novembre 1997.

 

 

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