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ELUANA ENGLARO – Una traccia feconda

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La sua morte e le nostre domande

Il tessuto della vita umana si è lacerato, definitivamente, il punto di
non ritorno non è stato raggiunto con esperimenti scientifici o in base a
protocolli legali, Eluana ha dimostrato di essere persona e persona viva, con
decisione propria. Ha riconosciuto il suo momento.
Attraversare quella linea che separa il tempo dal non tempo è inscritto già nel
nostro nascere, non saremmo persone umane se così non fosse. Tutto il creato
conosce questo moto che procede inesorabile. Non è però da tutti poterlo
attraversare facendolo proprio, non con un\’eutanasia indotta o provocata, ma
con il gesto di colui che lancia in mare, per l\’ultima volta, la sua barca e
poi la segue, iniziando così l\’ultimo grande viaggio. Solenne perché la
partenza è nota, è nostra, l\’arrivo desiderato e amato, se si è vissuti nella
fede, perché è il Volto del Padre, ma pur sempre con un margine di non
conoscenza che scuote la nostra natura umana.
Mentre scoccavano le sue ultime ore, riandavo ad una xilografia antica,
conservata in un\’abbazia, in cui il Padre abbraccia il Figlio inchiodato sulla
Croce, mentre lo Spirito aleggia sopra di loro. Un abbraccio che sostiene, che
dona forza nella paura attanagliante della prospettiva di un deserto in cui
mancano cibo e acqua, non perché non ci sono o sono esauriti, ma perché,
consapevolmente, ti sono stati negati e sottratti.
Questo è l\’oltraggio più tagliente: chi con te cammina e condivide l\’esistenza,
proprio questi ti costringe nella trappola di un deserto che non conosce oasi.
Da qui, la grande marea montante e impetuosa del panico che avvinghia e che
conosce una sola uscita: lasciarsi travolgere.
Nell\’abbraccio del Padre però Eluana non è stata travolta ma accolta, fin da
quando l\’amore dei genitori l\’ha immessa nella storia, un grembo che stringe
sempre generando e ricomponendo, quando gli eventi del quotidiano ammaccano.
Per i credenti, tutta la Chiesa,
non in una massa anonima ma in una comunità di volti conosciuti, è sempre stata
pulsante intorno a lei e con lei, tutti con l\’empatia dettata dall\’appartenere
alla grande schiera di coloro che sono stati in cammino verso il Padre,
ciascuno a suo tempo e nel suo proprio segmento di storia.
Il silenzio della lastra di marmo che la copriva ora si è rotto, ma rimane il
nostro, forse finalmente non ribollente, privo del rumore delle parole
polemiche e degli interventi di schieramento, ma ricco della nostra umanità
condivisa e partecipata dinanzi ad una realtà che sempre ci supera e ci
interpella.
Il bozzolo di pietra si è scisso e si è schiuso, non verso la pianura degli
asfodeli del mondo greco, ma verso quel giardino in cui il Creatore passeggia
alla brezza della sera e parla con gli uomini e con le donne, guardandoli in
volto.
Non si percepisce estraneità e tristezza in questo lasciare noi ancora
viandanti, perché Eluana ha impresso una traccia feconda che ha suscitato le
grandi interrogazioni, sempre micidialmente senza esiti, ma simultaneamente lo
slancio delle risposte concrete, intrise di dedizione, di amore, per mesi e
anni di prossimità gratuita.
La sua debolezza non parlò il linguaggio dell\’inefficienza, dell\’inutilità ma
quello della fragilità della nostra argilla che, improvvisamente, può cedere
nella sua struttura e ridursi ad un ammasso informe.
Nessuno nella vita è forte oppure ha acceso un contratto di garanzia di
riuscita, di vigore, di potenza; tutti se non sono deboli, possono diventarlo
domani. Tutti, solo se coesi e solidali possiamo arginare la nostra argilla,
ridarle forma con qualche colpo di pollice amico.
Chi è debole diventa quella leva che aziona i pensieri segreti trattenuti nel
più intimo del cuore, che emergono senza steccati e rivelano la verità del
sentire.
Una fecondità nuova può venire a noi proprio da Eluana, una presa di coscienza
verso gli inermi, verso chi non può neppure tendere la mano ma ha bisogno che
sia afferrata per resistere. Nessun secolo è stato indenne dalla sofferenza
fisica o mentale, dalle malattie o dai disastri ecologici, la vita però non ha
mai perso la speranza.
Margherite Yourcenar chiamava il transito \”morire a occhi aperti\”, Eluana
vissuta ad occhi aperti, ha deciso lei stessa che il suo soffio avrebbe trovato
il riposo, si sarebbe potuto adagiare nel grande Soffio dello Spirito.
Il respiro donatole in quel soffio creatore non si è spento o si è esaurito, il
Creatore stesso lo ha raccolto nell\’abbandono del primitivo gesto di amore, in
quel bacio che suggella il ritorno a casa, soffio nel Soffio.

 

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