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Bullismo

«Non ho più voglia di andare a scuola. Da un po’ di tempo la situazione della mia classe si è fatta insostenibile. Il nostro nuovo compagno, Jerry… pensa di poter fare il bello e il cattivo tempo come vuole. La settimana scorsa per esempio, durante l’intervallo, si è avvicinato a Giovanna e le ha rubato lo zaino. Quindi ha frugato al suo interno fino a quando ha trovato il sacchetto con la merenda. In modo aggressivo e provocatorio Jerry ha cominciato a mangiarsi la merenda di Giovanna sotto gli occhi di tutti e a prenderla in giro gridando: “Cicciona, Giovanna grassona, sei rimasta senza merendina”. Tutti in classe ridevano come matti e anch’io, pur sentendomi a disagio, mi sono messa a sorridere. Inutile dire che Giovanna ha fatto finta di stare allo scherzo, ma si vedeva chiaramente che ciò che era successo l’aveva profondamente ferita. Con indifferenza ha lasciato l’aula e se ne è andata in bagno. Laura, che è entrata in bagno qualche minuto dopo, dice di averla vista lavarsi la faccia con l’acqua fresca, come a voler nascondere le lacrime appena versate. Il brutto è che da quel giorno gli scherzi di Jerry nei confronti di Giovanna si sono moltiplicati. Le ha fatto sgambetti mentre scendeva le scale, l’ha presa in giro durante l’ora di educazione fisica e ieri a mensa le ha riempito di ketchup il piatto della verdura urlando: “Aggiungi un po’ più di sapore alla tua dieta anticiccia”…. Nessuno ha il coraggio di ribellarsi a Jerry, perché in fin dei conti tutti hanno paura che poi lui cambierà la sua vittima designata. In fin dei conti a tutti noi risulta comodo che sia Giovanna quella sbeffeggiata da Jerry, così noi viviamo e stiamo tranquilli» .

La parola “bullo” sta per smargiasso, teppista, bravaccio, con un significato che evoca violenza organizzata (A. Panzini è il primo ad inserirla nel dizionario). Sono bulli i ragazzini che picchiano, ricattano, vivono nella violenza. In ogni caso si tratta del bisogno dell’io di affermare se stesso e di provare che la propria presenza influisce sugli altri, li condiziona, può assoggettarli grazie alla propria potenza. Pasolini usa il termine con un vezzeggiativo “bulletto di provincia”. Si tratta di un fenomeno complesso, ormai ampiamente studiato (recenti sono un’indagine Asl di Milano, “Stop al bullismo”, e quella condotta a Trento dall’Associazione Villa Sant’Ignazio, 2004) che coinvolge ragazzini fisicamente forti, con famiglie repressive e violente che si raggruppano in piccole bande con un capo. I bulli mettono a nudo la loro cattiveria prendendosela con i più deboli e con i diversi. Scelgono infatti vittime passive o provocatrici, ossia o bambini timidi e insicuri, con qualche caratteristica che li differenzia e li fa oggetti di ironia (orecchie a sventola, cognome insolito, occhiali spessi, zainetto diverso) oppure sono bambini aggressivi ma meno forti, irritanti che “meritano una lezione”. Attorno ai bulli troviamo frequentemente testimoni inerti che in una classe o nel gruppo assistono fingendo indifferenza, minimizzando oppure alleandosi con gli aggressori per farla franca.

I bulli non si limitano a fare dispetti, ma mettono in atto una vera e propria persecuzione nei confronti delle vittime prescelte. Vanno frequentemente in branco, hanno comportamenti omertosi e sono solidali tra loro nell’affrontare gli altri a muso duro. Il loro fine spesso coincide con la volontà di ferire le proprie vittime, a livello psicologico e fisico; altre volte, invece, hanno un intento solo “scherzoso”. Questa distinzione, però, non fa differenza per quei bambini-adolescenti-bersaglio che vivono la situazione con profondo disagio. C’è chi distingue la violenza tra un bullismo fisico, più tipico dei ragazzi, ed uno verbale, più tipico delle bambine che tendono a screditare altri a suon di pettegolezzi. In ogni caso i bulli assimilano film, TV e videogiochi violenti E approfittano del vuoto da parte di insegnanti e genitori per occupare uno spazio di potere, come fa la mafia in altro ambito quando lo Stato è assente.

Gli studiosi registrano la presenza di un numero crescente di adolescenti alla ricerca disperata di stimoli intensi, di sensazioni forti (sensation seeking). Molti presentano una sorta d’insensibilità al ritmo della quotidianità. La soglia di gratificazione sempre più alta e la scarsa capacità di provare piacere rendono molti giovani abulici, annoiati, anedonici, incapaci di dilazionare la fruizione degli oggetti desiderati. Solo le attività “a rischio”, straordinarie e pericolose fanno presa su di loro. Non è raro incontrare soggetti che esibiscono comportamenti molto rischiosi per la loro stessa vita e parallelamente manifestano disturbi più o meno gravi del rapporto con la realtà, come isolamento, atteggiamenti antisociali e mancanza di controllo degli impulsi. Talora evidenziano forti difficoltà a comunicare, a stabilire relazioni affettive, ad esprimere o a padroneggiare determinati stati emotivi. Possono vivere in una sorta di deserto emozionale, con elementi residuali di comunicazione interpersonale ridotti all\’espressione di aggressività o sottomissione.

Box: Risultati di un’inchiesta recente

Parolacce, offese e \”prese in giro\”, ma anche minacce, botte e danni alle proprie cose. Sono queste gli atti di bullismo che i ragazzi hanno denunciato più frequentemente nell’ambito della ricerca dedicata al fenomeno, realizzata dall’associazione Villa Sant’Ignazio per conto della Provincia di Trento, i cui risultati vengono presentati oggi. Più del 50% degli intervistati ha dichiarato di essere stato vittima di episodi di bullismo, risultati più numerosi nella fascia d\’età dei 14 anni, e di questi il 33% sono vittime ricorrenti. Circa il 24% infatti è stato vittima di un qualche episodio di prepotenza nei 6 giorni precedenti l’intervista. Di questi, l’11,6% ha dichiarato di aver subito tali episodi qualche volta, mentre l’1,7% tutti i giorni. Il gruppo più numeroso che ha subito prepotenze è quello dei più giovani, sotto i 14 anni.
Dai risultati dell’indagine emerge che le prepotenze di natura verbale prevalgano nettamente rispetto a quelle di tipo fisico: il 42% dei ragazzi afferma di essere stato preso in giro; il 30% circa ha subito delle offese mentre il 23,4% dei soggetti ha segnalato di aver subito calunnie; per quanto riguarda le violenze di tipo psicologico, il 3,4% denuncia l’isolamento di cui è stato oggetto, l’11% circa, infine, dichiara di essere stato minacciato. Le prepotenze di natura fisica risultano essere più frequenti tra i ragazzi, mentre tra le ragazze e tra i più giovani prevalgono gli episodi di tipo verbale. Il 22,1% dei ragazzi sotto i 14 anni contro il 16% e il 14% rispettivamente dei ragazzi di 15-16 anni e con oltre 16 anni dichiara di aver “subito colpi”. All’interno della scuola gli episodi di violenza e sopraffazione avvengono soprattutto in aula (27%) e a seguire, nei corridoi (14%) o nel cortile (16%). Inoltre il 20% del campione denuncia di esserne stato vittima al di fuori delle zone scolastiche (strada, piazza 32.5%, in corriera 22.9% e al bar22.1%). Il bullo infatti si trova nella maggior parte dei casi nella stessa classe della sua “vittima” (30,8%) oppure è un suo coetaneo (12,2%), ma è frequente (21,4%) che il prepotente non si trovi all’interno della stessa scuola.

Fonte: http://www.edscuola.it/archivio/statistiche/bullismo.html

Nei casi peggiori si registra una sostanziale incapacità ad assumersi qualsiasi responsabilità rispetto alle conseguenze delle proprie azioni, in una sorta di deserto etico, riempito da un’assoluta dipendenza dal denaro, unica misura di successo, nonché dalla cura della propria forma fisica, fine a se stessa. Il labile contatto con la realtà può sfiorare i disturbi psicopatologici più gravi della serie psicotica. Le fughe verso pseudo-realtà mistiche, sette e culti magico-misterici inducono spesso atteggiamenti regressivi di grave dipendenza psicologica, con comportamenti aberranti, autolesivi, autodistruttivi e, solitamente, incongrui rispetto al contesto socioculturale e lavorativo.

Questi adolescenti si riducono a vivere alla giornata in un tempo soggettivo, senza storia e senza futuro. La propensione all\’aggressività, l\’incapacità di gestire i propri impulsi, di stabilire e mantenere relazioni affettive stabili, il vuoto esistenziale, la mancanza di progettualità, i disturbi ideativi e di rapporto con la realtà, sono elementi piuttosto diffusi, che risultano spesso indistinguibili dai sintomi clinici veri e propri o prodromici allo sviluppo di gravi psicopatologie, dai disturbi della personalità alle psicosi schizofreniche, dall’ansia alle più gravi distimie. D\’altro canto, il tessuto socio-relazionale ed affettivo in cui crescono non pochi giovani è spesso molto problematico e può favorire lo sviluppo o la slatentizzazione di forme di psicopatologia altrimenti subcliniche.

BOX 2

Come confermano i dati, il bullismo è dilagante negli Stati Uniti e in continua crescita in tutta Europa, in particolare nel nostro Paese. Generalmente alligna nelle zone degradate. Alcune indagini attestano che già alle elementari il 41% dei bambini ne è stato vittima almeno una volta. Alle medie poi la percentuale scende al 36%. Milano e Napoli sembrano essere le città più colpite. Rispetto all’età, il bullismo risulta in crescita tra i 6 e i 12 anni, ma passata quella soglia, se il comportamento non viene corretto, può sfociare in devianza vera e propria, ossia passare da comportamenti sporadici a consolidati. Chi da ragazzino gioca a fare il boss, a 15 è probabile che diventi deviante e da adulto forse un criminale (sembra che il 60% dei bulli da adulto commetta crimini), ma nella maggioranza dei casi si tratta di atti sporadici che spariscono crescendo.

FINE BOX

Non è possibile affrontare questo problema senza un forte impegno preventivo nei confronti di ogni singolo soggetto, delle famiglie, del contesto micro e macro-sociale, al fine di scongiurare il formarsi di un \’humus\’ favorevole all\’insorgere di forme di disagio giovanile, che portano al bullismo sempre più problematico e ingestibile sul piano sociale.

I genitori possono seguire strade diverse per contrastare l’insorgere del bullismo: selezionare i viedeogiochi (non regalarne di violenti e non fargliene regalare), commentare insieme ai figli un film, un fatto di cronaca, il comportamento di un compagno, mostrandone le cause e le conseguenze, educare al rispetto per gli altri, proporre letture che puntano più sulle storie di vita e sulla fantasia che sulla violenza, aiutarli a riflettere sulle conseguenze e sulla possibilità di trovarsi essi stessi o la sorellina di fronte a ragazzi più grandi e prepotenti, responsabilizzarli nella solidarietà prudente e presente verso le vittime.

L’approccio preventivo, differente da quello americano più legato all’azione diretta e alla modifica delle dinamiche comportamentali, si propone di combattere il fenomeno del bullismo agendo sulle sue cause e sugli attori coinvolti (ragazzi, insegnanti, genitori), attraverso azioni mirate di sensibilizzazione e di rafforzamento di tutte quelle competenze sociali e relazionali, in assenza delle quali si vengono a creare i presupposti favorevoli per comportamenti antisociali e violenti. Questo significa che i ragazzi dovrebbero sentirsi importanti ai propri occhi e a quelli dei genitori anche senza compiere azioni eclatanti, per il fatto stesso di esistere ed essere in grado di amare. Più in radice si tratta di iniettare in loro la stima verso modelli di comportamento alternativi e rispettosi degli altri.

Se i figli sono già usi a comportamenti aggressivi, meglio orientarli verso diverse forme di sfogo, come le arti marziali o lo sport competitivo, in modo da far loro esercitare la forza secondo regole condivise e rispettate. Se sono vittime, é parimenti difficile contrastare un atteggiamento rinunciatario, omertoso, vittimistico. Per un genitore non è nemmeno facile accorgersi che il figlio sta subendo atti di bullismo, perché i ragazzi si vergognano o vengono minacciati e non parlano. Il primo compito perciò è di infrangere il silenzio e poi lavorare sull’autostima e sulla fiducia in se stessi, eventualmente anche affiancando e rinforzando l’intervento con la presenza di qualche compagno affidabile2.

 

«Che cosa devi fare se pensi di essere vittima di bullismo

Se qualcuno cerca di renderti vittima di bullismo, ecco le migliori cose che puoi fare.

A. Non reagire mai alle provocazioni del bullo, così come non sottostare alle sue eventuali prepotenze o richieste. La cosa che più desidera il bullo è vedere la propria vittima umiliata, arrabbiata e/o in lacrime.

La cosa migliore di fronte alle provocazioni del bullo è stare in silenzio, non rispondere e andarsene via.

B . Se non vuoi assumere un atteggiamento così passivo, allora con fermezza guarda la persona che ti sta provocando negli occhi e, senza mai usare le mani, la violenza o la prepotenza, incitala a fermare immediatamente le sue provocazioni nei tuoi confronti. Comunicale che se la cosa va avanti, andrai a segnalare tutto quanto al preside della tua scuola. Verifica, inoltre, con il docente referente per l\’educazione alla salute, che la scuola disponga di un protocollo di intervento in occasione di episodi di bullismo.

C. Un\’altra buona modalità di gestione della relazione con il bullo è quella di spiazzarlo dicendogli: \”Sono disposto a discutere con te, ma non ho alcuna intenzione di combattere o fare la lotta. Perciò calmati e vediamo di parlarne\”. Spesso un approccio di questo tipo è in grado di congelare lavoglia di violenza del bullo che andrà alla ricerca di un\’eventuale altra vittima.

D. Cerca di avere sempre buoni amici e chiedi il loro aiuto se un bullo vuole farti del male o ti prende in giro. La vera forza del bullo sta nel riscontrare la totale assenza di sostegno intorno alla sua vittima designata.

L\’alleanza e la solidarietà del gruppo allargato alla vittima e la riprovazione nei confronti del bullo, lo faranno sentire solo e isolato e lo obbligheranno a cambiare le modalità che utilizza per farsi notare dagli amici.

Cosa devi fare se un tuo amico è vittima di bullismo:

Ricorda che queste strategie possono aiutare anche un tuo amico o amica in difficoltà.

Se si trova a doversi confrontare con fenomeni di bullismo, fagli leggere questo capitolo.

Se assisti a episodi di bullismo, non stare mai dalla parte del più forte. Se ti sembra che qualcuno viene denigrato o umiliato per il suo aspetto, presunta debolezza o perché apparentemente rappresenta elementi di diversità (colore della pelle, nazionalità diversa, orientamento sessuale), è tuo dovere aiutarlo e sensibilizzare tutto il gruppo dei tuoi amici.

Infine, imparate sempre a parlare con gli adulti che rivestono un ruolo autorevole all\’interno della vostra scuola o comunità. Solo loro con norme e regole possono instaurare un clima di legalità e ordine che il gruppo allargato può poi scegliere di adottare come maggior bene comune e al quale tutti devono adattarsi e ispirarsi, bullo compreso» A.Pellai – B. Tamburini, L’Adolescenza, McGraw-Hill, Mi 2003, (pp.83-84).

La presente voce in forma meno estesa la si può trovare nel volume \”Da Amore a zapping-manuale definitivo per incomprensibili adolescenti\” di Danese e Di Nicola edito dalla San Paolo, Milano 2008.

\”Un originale “dizionario dell’adolescenza” dedicato ai genitori, in 152 voci. Con una particolare attenzione alla cosiddetta “prima adolescenza”, cioè alla fascia di età compresa tra i 13 e i 18 anni, la fase più “conflittuale” e problematica. Vengono affrontati i tipici argomenti dell’adolescenza: i disagi e i sogni dei figli in relazione all’affettività, alla corporeità, alla scuola; i conflitti tra genitori e figli, le eventuali “instabilità” del sistema famigliare in cui si trova un adolescente, la crisi della coppia con figli adolescenti, i cambiamenti che l’adolescenza di un figlio provoca nella coppia e in tutta la famiglia… Ogni voce è organizzata secondo lo stesso schema: aneddoto/esperienza; tentativo di comprensione; relazione tra famiglia e tema in questione; proposte concrete.\”

 

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