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Raïssa Maritain e l’universo della poesia

Raïssa Maritain e l’universo della poesia

Jacques Maritain nel presentare il Journal di sua moglie, Raïssa Oumançof emigrata a Parigi con la sua famiglia, con la quale ha condiviso un’avventura spirituale, che per la sua influenza culturale, ha segnato il XXmo secolo, perché loro due, lei ebrea lui protestante, convertitisi al cattolicesimo, hanno annodato in Europa ed in America amicizie con filosofi e letterati, scrittori ed artisti, scrive :In un certo senso, Raissa ha detto tutto nelle sue poesie. E queste non sono forse nate là dove, per rarissima coincidenza, tutte le sorgenti costituiscono una cosa sola, e dove l'esperienza creatrice del poeta non è che puro specchio dell'esperienza mistica? Ciò è bastato perché esse siano state talvolta avvicinate all'esempio classico di san Giovanni della Croce. I due casi sono però assai diversi. San Giovanni della Croce è un maestro e un dottore, la cui poesia sapientemente elaborata, secondo le più perdette ricette dell'epoca, traduce per mezzo di simboli e di allegorie quello che egli ha ineffabilmente ricevuto nella contemplazione. Pur schiva come è di ogni ricerca formale, la poesia di Raissa non è meno raffinata né meno sapiente, ma d'una scienza più segreta e più umile, che fa tutt'uno con la grazia della femminilità, e che vuole, per così dire, scomparire in uno spogliamento sempre più rigoroso, in cui non sussiste più che la pura giustezza dell'accordo con quello che il cuore risente. Per questo è una poesia che non ha più bisogno di simboli e di allegorie. La poesia traspone direttamente, con una trama di parole così fragile, esatta e delicata da non essere più che trasparenza, ciò che è stato ineffabilmente  patito  nella contemplazione”. [1]

Raïssa ha pubblicato quattro raccolte di poesie La vita donata (1935), Lettera notturna (1939) Porte dell’orizzonte (1952) Nel cavo della roccia (1954),[2] alcune tradotte in inglese da Thomas Merton, altre messe in  musica dal compositore russo Athur Lourié.[3] Nel suo libro autobiografico I grandi amici (1944) racconta la sua esperienza e le sue relazioni con poeti e romanzieri, artisti e musicisti.[4] Nel 1968 Jacques raccoglie tutte le poesie di Raissa,  con l’aggiunte di alcune composizioni inedite ed alcuni brevi saggi di estetica, in un unico volume.[5] Pierre Reverdy è il poeta che meglio ha compreso il valore delle poesie di Raïssa, come risulta dalla loro corrispondenza.[6] In una lettera  le scrive: "Ecco la vera magia delle parole; le parole non sono assolutamente niente in se stesse, ma suscitano la cosa con una intensità da trasfigurarla e ricrearla rivestita di  splendente bellezza. .... mai una parola che venga ad imporsi come tale, sempre il pensiero, il sentimento che dominano nel fluire dei versi, senza pause e compiacimenti di effetto. Senza dubbio da questo deriva quella semplicità, quel sangue leggero, quella purezza e quella agilità di ritmi, che passano dal cuore all'anima ed allo spirito in un battito cosi sicuro, cosi regolare... In realtà , quello che io penso , è che innalzando la poesia al più alto grado coi mezzi più semplici, Lei ne ha fatto, a suo uso, uno sgabello di cui la sua sensibilità aveva bisogno per seguire la sua anima al suo livello di mistica purezza" (11 gennaio1955). Raissa risponde : "La vostra lettera è  stata per me una meravigliosa sorpresa, un dono reale, una consolazione molto dolce. Ciò che voi mi dite mi illumina e mi fortifica, e la felicità che risento dal giudizio, che voi date sui miei poemi è per di più esaltata dalla bellezza della vostra lettera. Non si può parlare della poesia con più verità e  più profondità, con più grandezza ed elevazione. Ciò che voi dite a riguardo del "momento nel quale il movimento dell'anima, finisce per imporre alle parole un silenzio quasi assoluto," spiega come sia talvolta difficile leggere ad alta voce, per intero,             una poesia che pure si intende benissimo nell’interiorità dell’animo” (21 febbraio 1955)                                                                                    Nel 1940 i Maritain sono invitata a parlare sulla natura della poesia a Toronto, Raissa legge e commenta alcune poesie di. Reverdy, Claudel, poi Raïssa presenta la poetica di Jules Supervielle [7] : “la sua ispirazione è sempre alta e pura, nasce dalla sua sensibilità, tutta particolare, per i fenomeni cosmici e dalla sua simpatia reale, vitale, a riguardo di tutto ciò che esiste. Le piante, i cavalli, gli uccelli le stelle sono  i suoi Amici sconosciuti, secondo il titolo di una sua raccolta. Egli li conosce attraverso una conoscenza oscura, tutta affettiva, naturale. In questa oscurità, e seguendo i doni stessi del poeta, la luce di Dio incomincia a rilucere, Per molto tempo, Supervielle, si è ritenuto non-credente, credo che abbia incominciato a  dubitare della sua sicurezza, L’ultima sua raccolta doveva  chiamarsi La creazione, ma si intitola più timidamente La Favola del Mondo. In una maniera ancora incerta, tuttavia vi è in questa raccolta una Preghiera all’Inconosciuto, a cui l’Autore tiene molto “.[8] Dopo avere ascoltato a Buenos Aires una conferenza di Jacques sulla conoscenza poetica, Supervielle aveva scritto a Raïssa “Tengo strette, molto affettuosamente, le vostre mani e quelle di Jacques. Ditegli che rifletterò a lungo  sulla sua conferenza di ieri. Spero di potere un giorno leggerla. Mi sono svegliato questa mattina con il suono della sua voce e delle sue idee nella mia testa e mi sono sentito fortificato” (19 settembre 1938)

La poesia tra magia e mistica

Raïssa non solo segue il marito in queste relazioni con i poeti e gli scrittori contemporanei, che vanno ben oltre l’ambiente parigino, per si estendono all’estero, come quelle con Ungaretti e Giovanni Papini in Italia, [9] o quelle con gli amici canadesi del  “ La Nouvelle Reléve” , ma partecipa anche attivamente alla elaborazione dell’estetica maritainiana con conferenze ed articoli su riviste. In una Comunicazione al secondo “Congresso internazionale di esteti­ca”[10], tenutosi alla Sorbona il 9 agosto 1937, afferma “Il senso logico o razionale non è di per sé esigibile nella poesia, anzi sembra estrinseco alla poesia in quanto tale. E tuttavia, in un modo o nell'altro, a un grado qualsiasi, accompagna sempre l'opera poetica: o in un modo esplicito, o facendo implicitamente appello al concorso dell'intel­ligenza. In mancanza di ciò la poesia stessa sparisce”[11]. Poi precisa che l'intuizione poetica nasce dalle profondità dello spirito, è insieme immagine, sentimento, intelligenza; la poesia è una conoscenza, una conoscenza sostanziale, ma è una conoscenza tutta particolare, perché è oscura. Vi sono diversi gradi e diverse specie di questa oscurità poetica, si va dalla poesia più facilmente intelligibile di Virgilio o di Baudelaire all'oscurità contorta ed irrazionale della poesia surrealistica. La poesia non è, come la filosofia, una conoscenza concettuale, ma è un conoscenza per connaturalità affettiva, come la mistica.

Raïssa nell’articolo, Magia, poesia e mistica[12], sviluppa la sua ricerca e critica i surrealisti che  hanno cercato attraverso la poesia di  possedere la realtà, pretendendo dei poteri straordinari per for­zare il mistero e dominare la natura. Ma la poesia non è una magia, non è uno strumento di potere sulle cose, è solo una conoscenza oscura attraverso la bellezza. La magia della poesia, non è quella di dominare il mondo, ma quella di coinvolgere le anime in una emozione poetica nella contemplazione della bellezza dell’opera d’arte: “nella sua linea pura la poesia non ha altro potere magico che quello di affascinare e di sedurre, di incantare e di commuovere, di ammansire i cuori, di comunicare loro appelli e presenze, e quella esperienza del mondo e tutta quella realtà nascosta che il poeta ha a sua volta sofferto. Fuori di questo, nella linea dei poteri non vi è più poesia, ma connivenza con forze torbide, e alla fine deludenti come la menzogna”.[13]

Ciò precisato, Raïssa difende l’autonomia della poesia, infatti criticaHenri Bremond che considera poesia una mistica mancata e al “Secondo Congresso di Estetica”, a Washington nel 1942 tiene una comunicazione dal titolo Preghiera e poesia, [14] nella quale afferma “Prendo le distanze da Bremond su questo punto. Protesto in primo luogo  in nome della poesia. La poesia non è qualche cosa di non riuscito. Dire che essa è  una mistica mancata può darsi che sia fargli troppo onore, ma significa anche non riconoscerle l'onore che merita. La poesia non è la mistica, essa è una entità che ha una sua propria natura, una sua essenza particolare. E la mistica non è poesia”.[15] Non solo la poesia è di ordine naturale riguarda la realtà vista dal basso, mentre la mistica è di ordine soprannaturale riguarda e dipende dal Dio che si manifesta a noi, ma la poesia è un conoscere per sapere, mentre  conoscere per amare. ” Nel caso della poesia si tratta pure di una conoscenza per simpatia, ma questa conoscenza o questa esperienza non tende di per sé all'amore, essa tende alla creazione di opere belle, nel caso del poeta a fare un'opera di parole; e queste parole si tengono tra di loro in modo che esse agiscono come uno strumento dello stato poetico, proprio  come il flauto sotto il fiato del suonatore”. [16] La poesia ha una sua magia, ma non è la magia demoniaca di chi si inebria di se stesso e delle cose che fa, ma è la magia di Dante dove l’innocenza creativa si è manifesta allo stato sommo. Chi cerca la magia attraverso la poesia snatu­ra l’esperienza poetica e ne inaridisce le fonti. La poesia e la mistica si collegano ad una medesima fonte interiore, ma si manifestano in modi e in direzioni diverse.           Fatte queste necessarie premesse possiamo verificare la realtà e il valore di queste considerazioni teoretiche nella concretezza delle corrispondenze intercorse tra i Maritain ed alcuni poeti contemporanei in Europa ed in America.

           

Catherine  Pozzi e la ricerca di un’antropologia esistenziale

La corrispondenza con Catherine Pozzi,[17], presenta risvolti che la caratterizzano per una originalità tutta particolare, perché le lettere di Jacques e di Raïssa si intersecano e si sovrappongono nell’aiutare questa scrittrice, malata ed   inquieta,  a risolvere i problemi che preoccupano la sua coscienza e la guidano alla conversione. Fin da piccola Catherine è immersa nel mondo letterario, ed è attratta da musica, studia pianoforte con Marie Jaëlle, allieva di Liszt, e su questa esperienza  scrive il primo articolo, La bellezza musicale e la scienza del movimento intelligente, che delinea  il suo atteggiamento, che vuole trovare le connessioni tra la poesia, la scienza e la filosofia. Impara l’inglese e il tedesco, legge Taine e Nietzsche, abbandona la pratica religiosa.Nel 1909 sposa Edouard Bourdet, un agente di cambio che ha interessi per la drammaturgia, dal loro matrimonio, che presto si incrina,  nasce il figlio Claude. Nel 1912 si ammala di tubercolosi, nel 1918 il padre è assassinato da un suo paziente, nel 1920 incontra  Paul Valéry , col quale inizia una relazione, che, tra alti e bassi, finisce nel 1928. Tramite Valery conosce Rainer Maria Rilke con il quale ha un’importante corrispondenza, che segna il suo modo di fare poesia, lo rende meno notturno e pessimistico. Quando incontra i Maritain a Versailles, grazie all’iniziativa di un amico comune,  Charles Du Bos, [18] vive, sola ed ammalata,  a casa di sua madre, ma immersa in una profonda solitudine. Vorrebbe scrivere un saggio psicologico-filosofico sulla natura umana, ma le riesce solo di impostare una prima parte dell’opera, che titola Pelle dell’anima, un testo che uscirà postumo, ed è proprio su questo argomento, sul nodo del rapporto corpo e anima, che si sviluppa questa corrispondenza. Ma lei ha una preparazione filosofica non bene strutturata, ove scienza e filosofia procedono confusamente e Jacques segue un realismo critico che procede con le rigorosità della logica filosofica; fa da mediazione l’affettuosità di  Raïssa il cui intuito femminile meglio riesce a penetrare nella sensibilità del poeta, come bene riconosce il curatore di questa corrispondenza. “Se lo scolastico Jacques Maritain diventa un interlocutore di prima scelta per le questioni metafisico-teologiche che ossessionano Catherine Pozzi  durante la genesi del suo libro Pelle dell’anima , essa si confida ben altrimenti con l’umile Raissa la cui prima lettera le è caduta come un fiore sullo spirito“.[19]                                                         Tra lei e i Maritain c’è un rapporto asimmetrico, in una lettera scrive loro “Vedo bene che questa simpatia insperata è uno sforzo della vostra generosità, e non posso non sapere che non c’è in me quel valore che potrebbe soddisfare un simile credito; ma amo fin dall’infanzia cose a cui voi tenete molto, le amo sempre e vi amo perché voi le amate”.  (13 maggio 1930) Raïssa risponde “Ciò che in voi ci ha subito attratti è l’amore per la verità, che si irradia da voi. Ricordo la pienezza della nostra gioia quando sentimmo  dire da Bergson che una metafisica è possibile”.(8 giugno 1930) Jacques le manda il libro Riflessioni sull’intelligenza, ma Catherine ha qualche difficoltà a comprenderlo, perché secondo lei usa un linguaggio di altri tempi, non usa la logica matematica B. Russel. Lei giunge alla filosofia partendo dalla scienza, non distingue i diversi gradi della conoscenza, confonde scienza, filosofia, mistica,  e accusa Maritain non di comprendere Einstein,  che gli risponde. “non credere che io non ammiri Einstein. Ma non è un filosofo, ed è anche, in fondo, il vostro giudizio, perché voi non volete  che l’universo sia pensato ontologicamente, ma matematicamente, Non c’è alcuna ontologia da cercare in  Einstein. Ma quale sublime armonia di misure, di numeri, di pesi, Lo ammiro profondamente come fisico e ammiro profondamente la fisica, e la sua rete di relazioni,  e sono dispiaciuto che mi si possa pensare come un loro nemico. Domando solamente che si riconosca il campo della filosofia, che è più povero e più vero. E io credo (e sta qui, senza dubbio, la nostra differenza) sia richiesta una concezione  non più fisica, ma metafisica, dell’universo dei corpi, che non si oppone a quella dei fisici“ (20 giugno 1930).

L’argomento che più interessa Catherine è l’antropologia, ha letto quanto Jacques ha scritto su Cartesio che separa l’anima dal corpo, ha letto san Paolo che parla di un corpo spirituale, e ora che è ritornata alla fede non sa come immaginarsi la vita di un’anima senza corpo. I Maritain con pazienza seguono il suo cammino intellettuale: “voi siete vicina, più di quanto credete alla scolastica e all’aristotelismo di san Tommaso…Il dualismo cartesiano è un errore capitale. L’anima è la forma metafisica del corpo, il principio che, unendosi alla pura potenzialità che è la materia prima,  costituisce il corpo vivente e fa sì che egli esista…l’intelligenza non pensa senza le immagini sensibili, ma l’idea è assolutamente distinta dall’immagine. La nostra vita nell’al di là sarà sotto un regine totalmente differente. Nell’ordine naturale Dio supplirà all’assenza del corpo e dei sensi infondendo nell’ anima le idee, come negli angeli. E, soprattutto, nell’ordine soprannaturale la visione immediata dell’essenza divina colmerà ogni desiderio e inonderà di gioia la nostra sostanza“ (28 dicembre 1930).                                                                                             Catherine riflette a lungo su queste considerazioni, rilegge i libri che ha ricevuto, è ammalata, soffre molto, è preoccupata per il suo corpo e, qualche tempo dopo, scrive ai Maritain “Prostrata dai farmaci, vivere è più difficile di pensare. ... ho ripensato a tutte queste cose che sono nella vostra filosofia e che risolvono molti nodi di questo nostro tempo. Il vostro giudizio su Cartesio “un angelo che guida una macchina!” spiega molte cose (19 febbraio 1931) La sofferenza fisica e psichica continua a provare Catherine che scrive a Raïssa “Il mio ruolo non è di essere una luce nella chiesa, come ho creduto seriamente, né di pubblicare dei libri, né di fare scoperte in laboratorio. Il mio ruolo è di avere male. Lo so chiaramente. Io sono uno dei punti particolari attraverso i quali si irradia la sofferenza del pianeta” (20 marzo 1931)

I Maritain l’assistono, la vanno a visitare, le mandano il loro medico personale, l’aiutano a comprendere bene i misteri della fede. A lei, che si sente un poco “protestante”, Raïssa scrive “Anch’io credo ad un Dio personale, perché un essere spirituale, anche infinito, sarebbe informe senza l’ultima perfezione della persona. E non avrebbe alcun senso per noi che Dio fosse amore, se non fosse l’amore di qualc’uno per qualc’uno. Persona divina senza nessun paragone con le nostre misere persone. Un persona tripla, che è il più alto mistero del cristianesimo, Se il nome del nostro Dio è neutro in ebraico è, senza dubbio, per marcare la sua trascendenza e l’impossibilità in cui noi ci troviamo di conoscerlo perfettamente. Spero di non annoiarvi con la mia semplicità” (9 maggio 1931). In queste poche righe Raïssa spiega, anche se resta un mistero,  come sia possibile l’unità e trinità di Dio, sottolineando che se Dio è amore, non è solo amore verso le sue creature, ma amore in Se stesso, perciò è trinitario.                                                                                                             Non conosciamo quanto i protagonisti di questa corrispondenza hanno avuto occasione di dirsi a voce, ma da qualche frammento dei loro diari  possiamo comprendere come dalle questioni di teologia dogmatica si sia spesso passati a giudizi esistenziali, con rilevanti aspetti di mistica: “C’è sempre nelle cose che voi mi dite qualche parola che fa per me, che mi risveglia i pensieri preferiti. Così quando mi dite che il peccato riveste il Cristo morente: questa immagine di qualcosa che avviluppa l’essere morale…voi non potete sapete quale significato ha per me, c’è quasi , io credo, tutta la mia filosofia…Grazie cara Raïssa, da quando sono uno dei portatori della sofferenza, dimentico spesso che bisogna guardare veramente solo la verità“.  (18 luglio 1931). Maritain qualche anno dopo scriverà un libro su Dio e la permissione del male, nel quale afferma che il male è qualcosa che corrode l’essere e che solo la sofferenza di Cristo, e di tutti coloro che la sanno accettare, può rimediare. Persistono però le differenze a livello di epistemologia, a riguardo dei rapporti tra scienza e filosofia. Catherine crede di avere irritato Jacques con le sue obiezioni, ma Raïssa le scrive “Jacques non è così suscettibile, le vostre divergenze in fisica spariranno quando avrete il libro che sta preparando, [20] e può darsi che siano solo differenze di linguaggio Per me, se voi amate la metafisica, il resto ha poca importanza” ( 22 dicembre 1931).                                                       Catherine che è ammalata  ha difficoltà a rispettare il digiuno assoluto, che secondo ke regole di quel tempo era necessario per ricevere la Comunione e i Maritain si interessano perché sia dispensata. Quando nel 1932 muore la mamma,  alla quale si era appoggiata, dopo le sue disavventure coniugali, e si trova in un maggiore solitudine,  anche a riguardo dei problemi per la divisione della eredità, e confida tutto ai Maritain. Subito dopo la morte scrive a Jacques: ” io ho fatto la Comunione. Un’ora prima mi ero confessata, ditemi voi se ho fatto una cosa insensata o per difendermi: io mi sono confessata per lei un’ultima volta. Ho detto a Dio <Io mi accuso di tutti peccati che non conosco>. Ed ho deciso, se lo Spirito mi aiuta, di non più vivere che per lui, per guadagnare la libertà”. (24 marzo 1932). Catherine fa conoscere a Maritain  anche figlio Claude Bourdet, e nasce una nuova amicizia, perché Claude diventerà il segretario del “Comitato per la pace civile e religiosa in Spagna” che il filosofo promuove durante la guerra civile.                                       Jacques solidarizza con la solitudine di Catherine, e da Toronto dove chiamato da Gilson per un corso di lezioni, le scrive : “stranamente la distanza abolisce la distanza. Questo enorme Atlantico, che mi separa da tutti quelli che amo, attraverso una percezione diretta del cuore me li rende più vicini che mai. Così mi sembra che i miei amici siano con me nella mia solitudine, e tutto ciò che li riguarda diventa più trasparente. Questa mia solitudine è ancora accresciuta per la mia ignoranza della lingua inglese “ (11 febbraio 1933). In un’altra lettera cerca di consolarla “Mia cara amica, quale uomo guardandosi non potrebbe disperarsi. Il segreto consiste nel non guardarsi, nel perdersi di vista. Perché Dio ha fatto questa cosa incomprensibile, folle, di amarci fino a morire, di  amarci  tutti. Allora non c’è che da volgersi verso di  Lui, per lasciare fare all’Amore onnipotente. E questo è contemplazione. Questo Amore è più forte di tutti i purgatori“ (aprile 1933).                                  Raïssa continua ad inviarle le sue poesie, Jacques i suoi libri, e in una delle sue ultime lettere  Catherine scrive loro  “Vi ringrazio tutti e due., Voi sapete che sono d’accordo con la vostra filosofia, Ma io non colgo Dio che assolutamente attraverso la scienza…Cara Raïssa, tra poco dovrete pregare Dio per il mio destino fuori di questo mondo…   “ (24 luglio 1934).  Una valutazione conclusiva di questa corrispondenza la troviamo in Raïssa che,  nel 1941, ne I grandi amici  ricorda “È difficile per qualcuno, che durante tutta la sua vita ha pensato le cose nel linguaggio delle scienze matematiche e fisiche, esprimere la sua fede in forme teologiche esatte, e questo indubbiamente non è necessario. Così accadde a Bergson; così alla nostra amica Caterina Pozzi“.[21]

Emily Coleman, poeta e artista

La corrispondenza con Emily Coleman[22],  e con  suo figlio John, che comprende quasi 300 lettere dal 1942 al 1971, è stata raccolta dalla nuora Claire Coleman,. Emily nasce in un famiglia protestante, quando ha sette anni la madre deve essere ricoverata per instabilità mentale, vive con il padre, con cui non lega. A 22 anni si sposa con un giovane psicologo, nasce il figlio John, ma presto l’intesa coniugale si frantuma. Si trasferisce a Parigi, affida il figlio ad una famiglia, ed entra nel giro degli artisti  che si muovono intorno a Peggy Guggenheim, che promuove le loro opere  in Europa ed in America. Allo scoppio della guerra rientra in America, incontra un cow-boy, di quattro anni più giovane di lei, Jake Scaraborugh, se ne innamora e vanno ad abitare in un ranch, in Arizona, a coltivare la terra ed allevare bestiame.  Nel 1942 legge una recensione del primo volume di I grandi amici, legge il libro, e scrive ai Maritain . “Nel vostro libro voi evocate questo fatto, il cui ricordo vi ferisce <Se a Dio è piaciuto nascondere la sua verità in una fossa di letame, è là che noi andremo a cercarla>…Io prendo la mia decisione, come voi avete preso la vostra, ed avendo sofferto mille morti. Un  campo di battaglia di tutte le inconciliabilità, ecco la vita dell’artista come quella del santo. Sono stata vicina al suicidio. Ho avuto intuizioni feconde e terrificanti. Dio solo mi ha salvato dal nulla. L’artista attinge la sua forza alla medesime sorgenti del santo”. (16 agosto 1942) Raïssa risponde: “Il tono delle vostre lettere ci commuove profondamente. Le vostre difficoltà sono reali, noi sappiano come possa essere grave in un artista il conflitto, tra le esigenze dell’arte e quelle della vita religiosa. Queste difficoltà non sono insolubili, ma la soluzione  richiede che lo Spirito Santo sia libero nell’anima. sia libero di soffiare come vuole…  Siamo contenti che le lettere scambiate tra Jacques e Cocteau vi abbiano aiutato“ (8 ottobre 1942).                                                Emily manifesta ai Maritain il desiderio di ricevere il battesimo cattolico; loro la affidano al domenicano p.  Marie Alain Couturier che le   fa presente gli impedimenti canonici che derivano dalla sua situazione coniugale. Il matrimonio con il primo marito, celebrato nella chiesa protestante episcopaliana, resta valido; il secondo marito, con cui convive, ha alle spalle un precedente matrimonio. Emily disperata scrive a Raïssa “Ho avuto una vita orribilmente dura, di cui non vi ho parlato. Vi ho scritto solo dei miei sentimenti religiosi e filosofici. Non credevo a nulla, come tutti, in questa  epoca infernale. Per molti anni non ho cercato che la felicità terrestre. In seguito, trovandolo,  a quarant’anni, dopo una crocifissione, di cui non vi ho detto nulla, e nelle quale ho molto peccato, ho cominciato a conoscere Dio e a volere la sua volontà più di ogni altra cosa. Mio marito mi adora, mi attende con un’impazienza folle….quando la guerra ci ha separati è stata la morte“ ( 24 febbraio 1943). Quando Jake Scaraborugh rientra dal servizio militare i due riprendono la loro vita, ma Emily, come annota nel suo Journal si rende conto che “deve passare dall’adorazione di se stessa all’adorazione di Dio”[23] e in una lettera a Raissa si analizza”Io sono nata crudelmente divisa tra la femmina, l’artista, la religiosa. Ero femmina con uno spirito così passionale che solo il suicidio l’avrebbe soddisfatto. Voi potete immaginare come l’amore terrestre mi abbia lasciata infelice. Ma avevo l’dea fissa che un matrimonio, fisso e puro, nel quale avrei avuto l’uomo, che mi è mancato nella mia giovinezza, e per il quale ero folle,  sarebbe stata la soluzione della mia malattia. A quarant’anni l’ho trovato. Dio mi ha dato questo matrimonio. Durante dodici anni ho conosciuto uno scontro tra l’artista e la santa. Ora, ve lo dico piangendo, lascio questo matrimonio  per la Chiesa ” (29 settembre 1943).  Emily raggiunge New York, riceve il battesimo il 24 novembre 1943, nella chiesa di san Vincenzo de Paoli, padrino Jacques, madrina Raïssa, presente anche suo padre, malgrado la sua contrarietà verso il cattolicesimo, assente il marito rimasto a curare il loro ranck. Poi torna a casa da suo padre, preoccupata delle reazioni di suo marito.                                                                                                                                               Dopo qualche tempo ritorna nel ranch con l’intenzione di vivere in castità il suo matrimonio. Ma tutto precipita in una situazione insostenibile, che descrive in una lettera:  “Jake mi ha detto che se non avevo l’intenzione di essere per lui una sposa, potevo riprendere le mie valigie ed andarmene con il primo treno. Mi ha detto che se amavo Dio e la Chiesa più di lui, non avevo che da scegliere Dio e la Chiesa. Allora gli ho risposto che non potevo rinunciare al nostro matrimonio” (14 marzo 1944). Sa di essere nel peccato, ma conserva la fede, si confida con un sacerdote, spera di regolarizzare il loro matrimonio e in un’altra lettera scrive a Raïssa: “Ora, poiché Dio lo vuole, tutte queste forze in me, di donna e di anima, sono in uno stato di guerra, come mai prima d’ora” (24 marzo 1944). Ma, poi, si avvia ad una scelta definitiva e scrive Raïssa  “ E Dio cambia la mia anima, giorno per giorno, faticosamente, come uno che sale su di una montagna rocciosa. Egli mi mostra cosa è la santità. Egli cambia tutte le mie abitudini di anima, di spirito, di corpo. Io non sono più artista, ma solamente penso e scrivo quando Egli vuole. E’ molto duro vivere come faccio ora. Ci sono dei giorni in cui il pensiero di Jake abita tutto il mio essere. Ma Dio mi vuole. Non c’è modo di dirgli di no” (18 ottobre 1944)  Raïssa risponde “Molte cose sono da chiarire in quanto ti capita 1) Dio ti vuole in una maniera straordinaria. 2) A causa di questo si è messo a scuoterti, come si scuote un albero per sradicarlo, ora dolcemente ora rudemente…3) E’ probabile che,  a causa dei tuoi doni di poeta e di artista , tu sarai chiamata a fare molto bene tra i poeti, allora anche il diavolo  si metterà a scuoterti per scoraggiarti. Ma io so che non ti scoraggerai“. (12 novembre 1944)                                                                                                            In tutto questo travaglio affettivo si sviluppa tra Emily e Raïssa  anche una relazione intellettuale. Se Bergson è stato l’occasione dell’incontro sul piano della filosofia, Péguy e Bloy sono l’occasione dell’incontro sul piano della letteratura. Emily legge Péguy nell’antologia curata da Raïssa, tradotta in inglese da Julien Green,[24] e a Natale del 1945  scrive a Raïssa “Mio dolce Angelo, il rosario che mi avete regalato è una parte di voi. Non ho mai avuto un  rosario come quello. E’ bello. Sembra a voi. Lo vado ad usare. Quando ho ricevuto il vostro pacchetto, leggevo Péguy, il vostro amico. E’ uno scrittore formidabile; l’ho constato nelle pagine che ho letto in questa ammirevole antologia …prima di leggere il vostro libro non conoscevo nemmeno il nome di Péguy” . (27 dicembre 1945)                                                                                                                       La prima lettera a Jacques  è del 1946 :“E’ da tre anni che ho ricevuto in me Gesù il Cristo per la prima volta e tu eri al mio fianco“ (25 novembre) e lui risponde raccomandandole  di appoggiarsi alle Benedettine nel monastero “Regina Laudis” di Bethlehem, (Connecticut). . Emily qualche tempo dopo si reca a Bethlehem” vi trascorre un mese e scrive ai Maritain “Ho molto da apprendere prima di diventare una religiosa, e Dio, che mi impedisce di esserlo, per ora lo sa. Io devo apprendere molto sul modo di comportarmi con gli altri...Quando sarò una religiosa la mia vita diventerà regolare, ma essere qui come ospite, un una casa molto piccola, circondata da donne molto diverse da ne, più anziate, è estremamente difficile per me “ (5 febbraio 1948); poi comunica loro che dovrà andare a New York per il battesimo di suo nipote, figlio di John.                                               Dopo la morte del padre, nel 1951, Emily lascia la casa a suo figlio  e va a vivere in una comunità del “Catholic Worker Movement” fondato a New York da Maurice Morin e da Dorothy Day, e scrive  a Jacques “Mi sembra che la mia vita intera sia stata una preparazione a ciò che vivo in questo momento: la mia triste infanzia,  in miei anni in Europa da artista, e particolarmente la mia vita in Arizona, e questi ultimi sette anni. Questa fattoria è un rifugio, in campagna, per gente povera, per gente in difficoltà” (22 dicembre 1951). Ma dopo sei mesi abbandona questo rifugio, va a vivere qualche tempo con suo figlio, poi nel 1953 decide di andare in Inghilterra per un ritiro di due settimane  nell’abbazia  benedettina di Stanbrook; vi resterà per undici anni, ospite nella foresteria. Raïssa le scrive. ”E’ una vera gioia saperti alla  Stanbrook Abbey, è per te una soluzione meravigliosa. Eremita con quest’ammirevole possibilità di pregare e di contemplare per tutto il tempo che Dio vi chiama e nel medesimo tempo libera da ogni altra obbligazione. Tu puoi fare un viaggio nel mondo quando tu vuoi per vedere i tuoi amici, i nipoti, gli editori e poi tornare nella tua cella , fuori del mondo “ (3 settembre 1957). Quando muore Raïssa, scrive a Jacques:  “non  penso che a te. So che sei nelle mani di cari amici che comprendono la prova , assolutamente impossibile, che Dio ti dona. Gesù ti guarda. Si fida di te. Egli ha bisogno delle nostre sofferenze più terribili. Coloro che possono soffrire come te, se credono al Cristo, debbono donargli ciò che hanno di più caro. Essa ti attende. Io so che tu sei contento per lei, la Raïssa dal piccolo cappello grigio, che hai incontrato alla Sorbona. Essa mi ha cambiato la vita, una volta mi disse: Se non avessi scritto I grandi amici che per te, io ne sarei già soddisfatta” (9 novembre 1960).                                                          Durante gli anni di Tolosa la corrispondenza si infittisce, non solo Jacques invia ad Emily i suoi nuovi libri, ma la consulta a riguardo degli scritti di Raïssa, e lei lo informa sulla vicende della comunità benedettina di Stanbrook. Quando Emily riceve il saggio Amore e amicizia,[25] nel quale Jacques distingue l’amore di concupiscenza dall’amore autentico, che trova il suo vertice nell’amore folle per Dio, scrive a Jacques : “ti assicuro che  Amore e amicizia copre tutta l’esperienza della mia vita, Lo leggo dolcemente, lentamente, meditandolo. Non oso ancora commentarlo. Io non so nella mia esperienza cosa sia un amore come quello tuo e di Raissa, l’amore folle umano; io non conosco che un amore folle troppo umano. Salvo per Dio! Io credo che prima di conoscere Gesù Cristo non sapevo che cosa era l’amore; benché l’amore ha giocato un ruolo terribile nella mia vita. Io non sapevo che cosa era. “ (2 gennaio 1964) Jacques le risponde “Questa frase <essi sono obbligati a rinunciare, se mai l’abbiano conosciuto, all’amore folle dell’uno per l’altro> è cruciale….in questa vita non si può avere insieme la perfetta pienezza della natura e la perfetta pienezza della grazia” ( 1 febbraio 1964). La colpa originale non ha corrotto, ma ha guastato, la natura umana, per cui a causa del peccato è solo attraverso la croce che si può porre rimedio a questa condizione esistenziale .Nel 1968 Emily lasciar il suo rifugio presso l’abbazia di Stanbrook, torna in America e va a vivere in una casa del Catholic Worker e comunica a Jacques che suo nipote Dunstan entrerà come novizio in un monastero cistercense. La corrispondenza si dirada, Emily continua a scrivere lettere e Jacques molto stanco fa rispondere da suor Marie Pascal. Commenta la curatrice “Non avevano più nulla dirsi su questa terra, essendosi detto tutto”[26]

Ester de Cáceres e la letteratura in Sud-America

I Maritain sono molto conosciuti in Sud-America grazie alle loro corrispondenze con poeti, critici letterari, politici e per i loro viaggi nel continente. Sono da segnalare in particolare le relazioni intercorse con Gabriela Mistral per il Cile, con Victoria Ocampo per l’ Argentina e con Ester de Càceres per l’Uruguay, che si intrecciano anche con la situazione politica. Infatti in una della prime lettere di Gabriela Mistral[27] premio nobel per la letteratura nel 1945, si legge “Carissimi  Raïssa e Jacques,  credo che sia giusto informarvi della campagna che si sviluppa in Cile contro la filosofia di Maritain, primo contro la condanna della guerra santa, secondo sulla influenza ritenuta pericolosa esercitata dal Maestro sulla gioventù cilena”. (1939)  Ed è Gabriela Mistral a presentare ai Maritain, in una successiva lettera, Eduardo Frei, che darà vita ad un partito democratico di ispirazione cristiana e sarà Presidente del Cile dal 1964 al 1970  e la cui corrispondenza con Maritain è molto importante per comprendere le posizioni del filosofo. Infatti  quando gli amici sud-americani nel 1947 si riuniscono a Montevideo  per fondare la “Organizzazione Democratico Cristiana d’America” e inviano al filosofo  questo telegramma “Riuniti a Montevideo i gruppi democristiani sudamericani per studiare la nostra posizione di fronte ai grandi problemi sociali contemporanei, salutano in voi il maestro  dell’umanesimo integrale, che noi riteniamo la soluzione ideale dei nostri problemi economici e politici“. risponde  loro .“Sono fiero che il nome di Umanesimo integrale abbia  ricevuto una consacrazione storica da parte di coloro che hanno formulato questo atto di fondazione”, ma subito raccomanda di non trasformare il gruppo in “una unione internazionale di partiti politici di ispirazione cristiana”, ma di promuovere invece “un movimento di ordine intellettuale e culturale”. (13 giugno 1947). Non ho trovato nella corrispondenza della Mistral riferimenti importanti riguardanti l’estetica. Più consistente la relazione epistolare con Victoria Ocampo.[28] Il suo interesse per la letteratura e filosofia francesi  deriva da un lungo soggiorno in Francia durante gli anni della giovinezza; nel 1931 fonda a Buenos Aires la rivista “Sur” e nel 1934 l’Unione delle donne di Argentina. Invita Maritain nel 1936 a parlare della sua esperienza intellettuale e politica, che, poiché gli ambienti conservatori di quel paese lo considerano un  “marxista cristiano,  ne approfitta per precisare che non ha mai aderito al “Fronte popolare” e che la rivista Esprit di Mounier, a cui collabora,  non è mai  stata una rivista socialista. Ocampo durante il regime del generale Juan Péron fu anche in prigione, ma continuò a difendere la democrazia non solo contro il fascismo ma anche contro il comunismo e il castrismo.                                                    Ma la corrispondenza più significativa per la condivisione profonda di idee e di sentimenti,  di quasi cento lettere, purtroppo ancora inedita, è quella con Ester Correch de Cáceres[29] la prima donna in Uruguay ad essersi laureata in medicina, che esercita la professione, sposa un medico psichiatra Alfredo Cáceres e la loro casa a Montevideo diventa un centro di vita culturale e di spiritualità.  Ester negli anni 1945-48 conosce Maritain  alla Sorbona, ed inizia una lunga amicizia. Scrive poesie e saggi critici, tiene conferenze e per un certo tempo insegna estetica alla Facoltà di lettere e filosofia. Posso solo citare qualche frammento di una corrispondenza che documenterà la diffusione del pensiero maritainiano in Sud-America, non solo a livello politico.  Informata della sua attività Raïssa le scrive “E’ un grande onore che mi fate nel tenere un corso di lezioni sulla mia opera, ne sono un po’ confusa e molto incoraggiata, e voglio dirvi la mia riconoscenza. Non ho mai pensato di fare un’opera; ed ecco che i miei amici s’incaricano di fare vedere un’opera, con l’unità del disegno che questa implica, nei lavori a cui mi sono dedicata. In ogni caso sono felice che voi amiate i miei scritti “. (28 agosto 1959). Una dichiarazione sincera perché Raïssa non ha elaborato un trattato di estetica, ma l’insieme dei suoi scritti, articoli e interventi occasionali a convegni, è attraversato da un sottile filo rosso, che Ester de Cáceres  fa emergere nelle sue lezioni, tenendo conto anche dei libri di Jacques. L’interesse della scrittrice uruguayana si estende anche ai problemi teologici,  come risulta da una lettera ai Maritain spedita la Domenica delle palme del 1960 “Carissimi amici sono molto contenta, perché ho ricevuto l’edizione francese di Liturgia e contemplazione. Lo scorso anno nelle mie conferenze su Raïssa ho fatto uno studio su questo libro che avete avuta la bontà di inviarmi nella edizione inglese. Ora il libro viene tradotto anche in spagnolo…intanto, se voi permettete, qualche frammento sarà pubblicato per documentare un articolo che sto scrivendo per un giornale cattolico di Montevideo….Sono molto dispiaciuta di non scrivere in un buon francese e vi domando scusa. Carissimi amici, voi siete nelle mie preghiere, e al centro della mia anima e delle mie occupazioni. Che lo Spirito Santio vegli su questa amicizia e la conduca fino al Cielo” (10 aprile 1960).        Questa relazione coinvolge anche le due famiglie. Ester de Cáceres  quando muore Raïssa fa pubblicare un necrologio su di un quotidiano di Montevideo a nome di una associazione “Amici Léon Bloy”, da lei fondata,  e scrive con suo marito una lunga lettera a Jacques “Carissimo amico, non so come dirvi la mia profonda solidarietà, e quella di tutti i vostri amici di Montevideo, nel misterioso passo della carissima Raïssa. E’ un grande dolore, perché il mondo ha bisogno di Lei. Ma è anche una grande speranza, perché noi sappiamo che le nostre preghiere sono con lei – così lontana e così vicina – nel Cielo dove essa ci attende nella luce viva e imperitura dello Spirito Santo. Ricevete, caro Maestro, caro Jacques,  tutta la nostra amicizia in unione di preghiere, tutta la nostra compagnia filiale e fraterna nella quale noi soffriamo, con voi, questo lutto e questa speranza. Esther e Alfredo “ (6 novembre 1960).                                                Maritain segue le attività del gruppo di Montevideo e le scrive “E’ una cosa meravigliosa che abbiate deciso per i membri del vostro circolo di studi di fare il voto di orazione, e che abbiate scelto per questo avvenimento la data dell’anniversario di Raïssa. Il 4 novembre sarò unito a voi più che mai nella preghiera….Che la benedizione di Raïssa sia sempre con voi tutti“ (18 ottobre 1965). Jacques non ha solo grande confidenza  con Esther, ma la stima per le sue doti intellettuali e nel 1967 le affida la traduzione in spagnolo del suo libro Il contadino della Garonna.   Quando muore il marito di Esther , Jacques le scrive “Mia carissima amica, una lettera, ricevuta da Maria Antonia, mi riempie di profondo dolore. Mi ha raccontato la dura croce che Dio ti ha dato e ti ha lasciato in solitudine. Mi ha anche detto che Alfredo era molto amato e ammirato da tutti, e ciò lo ha sperimentato con le testimonianze di affetto ricevute. Perdona la brevità di questa lettera: sono allo stremo delle forze in questo momento e ho pensato di scriverti queste righe. Desidero esprimerti il mio più grande dolore e la mia più profonda vicinanza. Con tutto il mio cuore. Un bacio, Jacques“ (22 marzo 1970).                                                                                                                                      Una poesia di Esther dal titolo Senza ricordi, della quale non sono riuscito a determinare la datazione, bene esprime lo spogliamento che la morte arreca, ma anche un segno di speranza, che la fede ci dona, per un ricongiungimento nella vita eterna                                                                                                                                                                                      

Perché mi hanno portato il tuo sogno
ho amato i cieli della sera
e gli alberi solitari.

E ho amato i mari dell’alba
e le barche abbandonate,
perché in esse ritrovavo
il tuo ricordo!

Ora senza i cieli della sera
o i mari dell’alba
ti posseggo!

Libera da immagini
ti posseggo!

Perché adesso ti amo
in questa mia solitudine
senza ricordi.

Ho trovato  nel romanzo La peste di Albert Camus una frase che potrebbe essere un commento di questo testo poetico “Il  gran desiderio di un cuore inquieto è possedere interminabilmente la creatura che ama e di poterla immergere, quando sia venuto il tempo dell’assenza, in un sonno senza sogni, che non possa avere termine che col giorno del ricongiugimento”, anche se in Camus , che qualcuno dopo la sua rottura con Sartre considera ”un mistico senza Dio”[30], non c’è la fede del poeta sudamericano opere di Ester de Cáceres si potrà comprendere l’influenza di Maritain sulla cultura sudamericana.

Un ultimo incontro : Anne Perrier

Nel fondo Maritain della Università di Strasburgo ci sono una quarantina de lettere scambiate tra il 1962 e il 1970  con Anne Perrier[31] ancora inedite, ma quest’ultima avventura si può seguire anche attraverso la corrispondenza di Maritain con Journet, perché è stato Journet a fare conoscere  a questa poetessa svizzera le poesie di Raissa e il libro I grandi amici. Appassionata della musica Anne Perrier rinuncia alla composizione per dedicarsi alla poesia, e pubblica le sue prime composizioni sulla rivista ginevrina Les Lettres. Di fede protestante, l’incontro con Journet e con i libri dei Maritain la porta alla conversione al cattolicesimo. Le sue poesie, sono testi molto lunghi, una sorta di poemetti, nei quali non solo descrive la natura, e le sue multiformi bellezze, ma si impegna su tematiche esistenziali, come la precarietà della vita, il trascorrete del tempo, il mistero della morte, in uno spirito di serenità che si manifesta compiutamente nel poemetto Preghiera, dove l’immergersi nella natura apre all’infinito.    L’unica raccolta tradotta       è La via nomade (1986) che la curatrice presenta cosi: “La via nomade nasce da intuizioni e riflessioni ispirate da un viaggio che la poeta compie scegliendo come meta il deserto. Ciò che Anne Perrier riporta da questa esperienza, e di cui possiamo  godere, non è affatto un diario di viaggio, quanto una successione di tappe che fanno parte del percorso di un’anima. Si può affermare che essa si sia servita della solitudine di un luogo come di un’occasione per un approfondimento spirituale senza precedenti”[32].                              Questi pochi versi, da La vita nomade possono farci comprendere il senso di questa poetica, che secondo Jacques si innesta sulle poetica di Raissa:

 

Forse alla fine della giornata

Salirà da tra le arpe

La brezza del deserto

Più ineffabile che l’usignolo

E si può sentire

Il cuore senza tempo

 

Nel 1955 Journet fa conoscere a Jacques e Raissa Dialogo del tempo presente,  che ha pubblicato in “Nova et Vetera” e riceve questa risposta : ”Amiamo molto il poemetto di Anna Perrier, è tutto colmo di vera poesia, un’ispirazione pura e una melodia continua” ( 1 gennaio 1955). In seguito Journet fa avere ad Anne le poesie di Raissa e gli scritti di Jacques, che lei  in una lettera commenta tracciando un ritratto del filosofo:  "Amo leggere Maritain, anche se è difficile per me, che non ho una mente filosofica. Il fascino di Cocteau è quello di un grande artista, un'anima sincera, malgrado i travestimenti e gli errori di ogni sorta. Quello di Maritain è di bel altra qualità. E' la purezza e la grandezza insieme dell'intelligenza e del cuore. Non tocca a me dire queste cose, spetta a voi che lo conoscete così bene. Ma tanta dirittura di pensiero e di anima, tanta forza e tanta dolcezza nel medesimo tempo, tanto di presenza e tanto di nascondimento, tutto questo è raro nella letteratura contemporanea, che sono semplicemente felice di sapere che Maritain esiste” (9 maggio 1955). Journet scrive ai Maritain "E' un'anima profonda che vi stima tutti e tre, attraverso ciò che ha letto di Raissa e di voi. E’ come un raggio di I grandi amici che continua a illuminare le coscienze”. ( 7 febbraio 1959)                                                                                                                                     La rivista "Nova et Vetera”  fa da mediazione tra i Maritain e la poetessa, che sulla rivista di Journet non solo pubblica le poesie, ma, quando muore Raissa scrive su di lei  un saggio[33] nel quale coglie l’anima profonda della sua ricerca poetica : “La sua voce morta, la sentiamo ancora. Essa ha cantato l’immortale, così è entrata, fin da questo mondo, nell’immenso coro degli angeli e dei serafini. La morte, allora, non può più niente. Attesa, amata in anticipo, essa è colei che viene a dare un senso puro e infinito ad un canto, incominciato quaggiù”.[34]  La Perrier analizza le qualità della poesia di Raissa “La vera umiltà ha un gusto di acqua pura. Essa ne ha la luce e la trasparenza. Le parole di cui si serve non fanno troppo rumore, ma in esse c’è una forza austera, che è quella della verità. Come ogni poeta ha delle parole chiave, quelle che ritornano nel susseguirsi delle pagine: gioia, dolcezza, amore, luce, verità e bellezza; tutto il suo cammino va dall’uno all’altro di questi vertici“.[35]                                                                                                                                           Entrambe, Raissa e Anna, contemplando le bellezze della natura, percepiscono la precarietà della vita umana; nella loro poesia, cercano nel finito l’apertura verso l’infinito, coniugano il sensibile e il sovrasensibile.      Anna Perrier incontra Maritain a Kolbsheim, conoscendo le sue cattive condizioni di salute, gli è vicino affettuosamente e gli fa avere a Tolosa confezioni di cibo adeguate; il filosofo si sente in difficoltà davanti a          tanta attenzione e scrive a Journet : “Ho un problema che mi preoccupa, voi comprendete bene che non posso farmi nutrire dai miei amici….mi sento imbarazzato, ho paure di ferirla, allora cercate voi di aggiustare la cosa” (20 aprile 1963). Ma al di là di queste affettuosità c’è una comprensione intellettuale tra Maritain e  Anna Perrier, che  scrive a Journet  : "Dite ad Anna la profonda emozione con cui ho letto le sue poesie. Ecco la vera, l'autentica pura poesia.  Vedere Anna nella linea di Raissa mi fa venire le lacrime agli occhi “.  (3 gennaio 1966). Catherine Pozzi, Emily Coleman, Esther de Caceres, Gabriela Mistral, Victoria Ocampo, Anne Perrier, personalità diverse, ambienti socio-culturali diversi che con i Maritain convergono nella bellezza  della poesia come contemplazione dell’Assoluto.

 

 

 

 

 

[1] J. Maritain,  Il diario di Raissa,  Morcelliana, Brescia 2002,  pp..5-6

[2] R. Maritain, Poesie, Massimo-Jaca Book, Milano 1990

[3]Cfr.  P. Viotto, Dizionario delle opere di Raissa,  Città nuova, Roma 2005

[4] R. Maritain, I grandi amici, Vita e Pensiero, Milano 1991

[5] R. Maritain , Poèmes et essais, Desclée, Parigi 1968

[6] Pierre Reverdy (1889-1960).  Un poeta molto vicino agli artisti, Modigliani e Giacometti gli fanno un ritratto, torna alla fede grazie all’amicizia con Max Jacob, scrive anche saggi si estetica, come Il guanto di crine (1927), pubblicato da Jacques nella sua collana “Roseau d’or” e  Il libro di bordo (1948), Alla rinfusa (1955)                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                        

[7] Jules Supervielle  (1884-1960) poeta, romanziere, drammaturgo, figlio di francesi emigrati in Uruguay fa la spola tra a Montevideo e Parigi. I coniugi Maritain durante il viaggio del 1936  per Buenos Aires conoscono i coniugi Supervielle e nasce un’importante amicizia. 

[8] R. Maritain, Causerie sur Supervielle et Reverdy in “Cahiers J. Maritain”  n. 65, dicembre 2012 pp.17-18

[9] La loro corrispondenza  è pubblicata in AA. VV. Verità e bellezza  in Jacques Maritain, Studium, Roma 2026, pp. 281-305

[10] R. Maritain, Senso e non senso nella  poesia inJ. e R. Maritain, Situazione della poesia, Brescia, Morcelliana, 1979 pp. 11-30

[11]  Ivi p. 11

[12] R. Maritain, Magie, poésie et mystique, in “La Vie Intellectuelle”, t. LVII n.3, 25 giugno 1938, testo  riportato inJ. e R. Maritain, Situazione della poesia, Brescia, Morcelliana, 1979 pp. 31-42

[13] Ivi p. 35

[14] R. Maritain, Preghiera e poesia in”Humanitas” LXXI n. 3, pp 533-541

 

[16] Ivi p. 540

[17] Cahterine Pozzi (1982-1934)  figlia di Samuel Pozzi, è uno stimato docente di ginecologia, originario della Valtellina e di Thérèse Loth-Cazalis,  Le sue opere sono state pubblicate quasi tutte postume, sono da segnalare, il Journal 1913-1934 edito nel 1987  e l’antologia  Très haut amour. Poèmes et autres texte(2002) e il racconto autobiografico Agnès ( 2002). La corrispondenza tra il 1930 e il 1934 è di ben 58 lettere ed è pubblicata in: N. Cavaillés, L’Élegance et le Chaos,  Correspondance de Catherine Pozzi, Éditions Non Lieu, Parigi 2011

[18] Charles Du Bos (1882-1939)  critico letterario, si interessa anche di arti figurative,  lavora con Andrè Gide  alla Nouvelle Revue Française , ebreo si converte al cattolicesimo leggendo sant’Agostino. Ha con i Maritain una importante corrispondenza dal 1906 al 1938

[19] N. Cavaillés, L’Élegance et le Chaos,  Correspondance de Catherine Pozzi, ed. cit. p.17

[20] Si tratta di Distinguer pour unir: ou les degrés du savoir Desclée de Brouwer, Paris 1932 ; tr.it., I gradi del sapere, Morcelliana, Brescia 2012

[21] R. Maritain, I grandi amici, ed. cit. p. 239

[22] Emily Coleman (1899-1974), poeta e artista, ha scritto due romanzi The Shutter of snow (1930) e The Tygon (inedito), ha composto molte poesie, ma l’opera più importante è il diario pubblicato postumo nel   2012. Il testo autobiografico Souvenirs sur Maritain, di circa 350 pagine è ancora inedito. Segnalo alcune poesie Vita di Maria, Avvento, ,Gesù - Eucaristia. La corrispondenza è pubblicata in Claire Coleman Une amitié américaine, Desclée, Parigi 2013 

[23] C. Coleman, Une amitié américaine, ed. cit. p. 42

 

[24] Léon Bloy, Pilgrim of the Absolute, Pantheon Books, New York/ Londres 1947 pag. 358, tr. it. Léon Bloy, Pagine scelte, SEI, Torino 1968

 

[25] J. Maritain, J. Maritain, Amour  et amitié in “Nova et Vetera” 1963, n. 3, pp. 241-279;  Tr. it.  Amore e amicizia,   Morcelliana, Brescia 1964

[26] C. Coleman, Une amitié américaine, ed. cit. p. 324

 

[27]  Gabriela Mistral (1889-1957) pseudonimo di  Lucila Godoy Alcayaga, che nasce dai nomi dei suoi due poeti preferiti Gabriele D’Annunzio e Frédéric Mistral.  Numerose le raccolte di poesie da Sonetti della morte (1914) a Poemi del Cile, postumo (1967)

[28] Victoria Ocampo  (1890-1979) saggista ed editore, la prima donna ad essere ammessa all’Accademia Argentina delle Lettere, molto importante la raccolta delle sue Testimonianze a partire dal 1935 in dieci libri

[29]Ester Correch de Cáceres  (1903-1971) poeta, saggista,  tra le opere Libro della solitudine (1933) Specchio immortale (1941) Concerto di amore, con prefazione di Gabriela Mistral (1951) Il tempo e l’abisso (1965), Cfr. Maria Laura Picòn,  J. Maritain Y Esther de Càceres: una amistad spiritual, in “Notes et Documents” n.24, settembre-dicembre 2012, pp. 54-63

[30] Aniello Montano, Camus, un mistico senza Dio, Edizioni Messaggero Padova, 2003

[31] Anne Perrier (1922) nata a Losanna, dopo gli studio classici si laurea in lettere e completa la sua preparazione culturale attraverso diversi viaggio in Grecia e a Creta, nel 1947   sposa Jean Hutter  il direttore delle edizioni Payot ed hanno due figli.  .  Pubblica venti raccolte di poesie tra cui   Il viaggio (1958) , Lettere perdute (1971) , La via nomade (1986), L’unico giardino ( 1999)  Gallimard nel 2000 la inserisce in un a antologia tra i migliori poeti di lingua francese

[32] A. Perrier, La via nomade, traduzione e postfazione di Monica Pavani, Tufani, Ferrara 2002

[33] A. Perrier, La poésie chez Raissa Maritain in “Nova et Vetera”, ott-dic. 1961, pp. 256-262

[34] Ivi p. 262

[35] Ivi p. 261-262

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