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Emmanuel Mounier – Brani scelti

Emmanuel Mounier – Brani scelti

Attrice: Maria Egle Spotorno Alla viola: Samuele Danese

 

Parte I – Quale rivoluzione

“ ‘Borghese’ non è una classe, è uno spirito; è quel tipo d’uomo vuoto, privo di ogni follia, di ogni mistero, del senso dell’essere, dell’amare… devoto alla sicurezza, rivestito di cortesia… murato fra la lettura sonnolenta dei quotidiani e la noia delle domeniche, fra l’essere qualcuno e avere qualcosa e qualcuno per sé (una casa, una moglie, dei figli)…”

 “Abbon­danza, sicurezza, servizi: l'uomo andrà sprofondando in una mediocre soddi­sfazione borghese,  oppure si baserà su questa liberazione materiale per un nuovo slancio spirituale?… Forse, dopo aver sperimentato per secoli la po­vertà in spirito nella povertà materiale, l'umanità è chiamata alla ben più diffici­le prova di praticarla in mezzo all'abbondanza materiale. In ogni caso c'è tutto un nuovo stile di vita da prevedere e da inventare. Non si tratta soltanto… di “occupare il tempo libero”, ma di dare ad esso un senso, che è tutt'altra cosa. A seconda delle scelte che faremo, la macchina ci preparerà un mondo di piccoli borghesi rimpinzati oppure di uomini liberi finalmente di alzare la testa..”

“Noi contestiamo “le tirannie” del nostro tempo:

una scienza separata dalla sapienza,

una filosofia ignara del suo ruolo,

società governate come aziende commerciali,

economie che subordinano l’uomo al profitto…”

“Dalla qualità del nostro silenzio interiore dipenderà l'influsso esercitato dalla nostra attività esteriore” 

«L’evento sarà il nostro maestro interiore».

“E’ urgente intraprendere un ‘secondo Rinascimento’ che si annuncia di più vasta portata del primo... la storia ha fatto improvvisamente un balzo: uomini stanchi delle proprie complicazioni psicologiche e delle loro inutili solitudini, stanno per ritrovare il cammino della comunione”

“Non è la violenza che fa le rivoluzioni, ma...… la luce!”

“La verità agisce con la sua sola presenza… Lo spirito nel suo modo di procedere ha qualcosa dell’istantaneità della luce»

 

Parte II Persona, famiglia

“I filosofi non prendono in considerazione se non il pensiero impersonale, il cui ordine immobile regola la natura come le idee: la comparsa del singolare è come una incrinatura nella natura e nella coscienza... Il cristianesimo… porta all'improvviso una nozione decisiva della persona. Non sempre si comprende oggi lo scandalo che essa costituì per il pensiero e per la sensibilità greca”  

«Intendiamo il personalismo come un'avventura aperta, fatta più d'avvenire che di passato»

«La miglior sorte che possa toccare al personalismo è che, avendo risvegliato presso molti uomini il senso totale dell'uomo, sparisca senza lasciare tracce, tanto da confondersi con l'andamento quotidiano dei giorni»

“Se un atomo di ferro, una molecola d'acqua rimangono, non può avere un senso che un amore…  un semplice sguardo dolce cessino un giorno di esistere per non so quale assurda eccezione” 

“L'infanzia non ha tempo. Man mano che gli anni passano bisogna conservarla e conquistarla, nonostante l'età”

«Nessuna scuola può giustificare, o coprire, lo sfruttamento dell'uomo da parte dell'uomo, la prevalenza del conformismo sociale o della ragione di Stato, l'ineguaglianza morale e civile delle razze e delle classi, la superiorità della vita privata e pubblica, della menzogna sulla verità, dell'istinto sull'amore e sulla gratuità»

“Quelli che difendono la famiglia ammettono generalmente, nella loro esuberanza apologetica, che essa sia per sé sola, come per virtù di una grazia automatica, un mezzo che favorisce l’espansione spirituale dei suoi membri…essa  può, come ogni altra società, generare conformismo, ipocrisia, oppressione… Occorre avere il coraggio di dire che… spesso anche la migliore, uccide spiritualmente altrettante e forse più persone per la sua grettezza…  di quante ne faccia affondare la rottura del legame…   Questa comunità di persone non è né automatica né infallibile. E’ un’avventura da correre, un impegno da fecondare”

«La persona della donna non è certo separata dalle sue funzioni, ma la persona si costituisce sempre al di là dei dati funzionali e spesso in lotta contro di essi. Se c’è nell’universo umano un principio femminile, complementare o antagonista del maschile, è necessario ancora una lunga esperienza per liberarlo dalle sovrastrutture storiche: tale pro­cesso comincia appena. Ci vorranno delle generazioni: occorrerà andare a tentoni, alter­nare l’audacia... e la prudenza, che esige di non sacrificare le persone a prove di laboratorio; occorrerà…, certe volte, scommettere contro ciò che si chiama la “natura”…  All’uomo, soddisfatto di un facile razionalismo, insegnerà forse che il “mistero femminino” è più esigente dell’immagine compiacente che se ne offre … può anche liberarlo valendosi di questo immenso spazio che l’uomo moderno ha disdegnato e di cui l’amore è il centro. Se osasse farlo, sarebbe la donna oggi a ca­povolgere la storia e il destino dell’uomo»

«Un pensiero che pone l’amore nel cuore del mondo, lo pone nel cuore della filo­sofia, e la filosofia, orientata da due secoli sulla produzione delle idee, ne sarà profondamente rinnovata…”

 

Parte III – Il dolore

Dopo la morte dell’amico: “Qualunque cosa avvenga, non ho più diritto di disporre della mia vita come se quella di Georges non fosse stata spezzata…”

“La vita è arcigna con quelli che tengono il broncio.”

“Occorre soffrire perché la verità non si cristallizzi in dottrina, ma nasca dalla carne”

“La diagnosi è definitiva. Encefalite acuta. La nostra bambina ne sarà  devastata. Dovremo farci forza per non chiedere a Dio di riprendersela”.

“La prova della piccola Françoise continua  lenta e inarrestabile. La lesione è profonda e pericolosa. Questi giorni segnano la fine della mia giovinezza”

“Il dolore è un ospite troppo grande. Costringe a cambiare le misure” 

«Amavamo la felicità… Ci è stata chiesta una rinuncia un po’ brutale…. ne usciremo più arricchiti… E se avremo la felicità - Françoise guarita o altro - ce ne serviremo con più delicatezza».

«Francoise è sprofondata in un ‘grande silenzio’… col suo bello sguardo aperto,  da mattina a sera, su Dio sa quale mistero. Non un gesto, non un sintomo di conoscenza… Che senso avrebbe tutto questo se la nostra piccola non fosse altro che un pezzo di ‘carne smarrita’ non si sa dove, un po’ di vita tormentata  e non, invece, una piccola, bianca ostia che ci supera tutti… una infinità di mistero e di amore che, se la vedessimo faccia a faccia, ci abbaglierebbe!!”

“Accanto al suo piccolo letto senza voce mi pare d’udire quella di Dio … La nostra piccola, immolata giorno dopo  giorno, è la ‘Vera Presenza’ nell’orrore dei tempi. Non voglio che si perdano questi giorni, pieni d’una grazia sconosciuta”

«non si tratta di una disgrazia: siamo stati visitati da Qualcuno molto grande. Così non ci siamo fatti delle prediche. Non restava che fare silenzio dinanzi a questo nuovo mistero, che poco a poco ci ha pervaso della sua gioia… Ho avuto la sensazione, avvicinandomi al suo piccolo letto senza voce, di avvicinarmi ad un altare, a qualche luogo sacro dove Dio parlava attraverso un segno. Ho avvertito una tristezza che mi toccava profondamente, ma leggera e come trasfigurata. E intorno ad essa mi sono posto, non ho altra parola, in adorazione. Certamente non ho mai conosciuto così intensamente lo stato di preghiera come quando la mia mano parlava a quella fronte che non rispondeva, i miei occhi osavano rivolgersi a quello sguardo assente […]. Mia piccola Françoise, tu sei per me l’immagine della fede. Quaggiù, la conoscerete in enigma e come in uno specchio».

«Sento come te una grande stanchezza e al contempo una grande calma…  l’amore della nostra bambina si trasforma dolcemente in offerta, in una tenerezza che l’oltrepassa».

«Non dobbiamo pensare al dolore come a qualcosa che ci viene strappato, ma come qualcosa che noi doniamo, per non demeritare del piccolo Cristo che si trova in mezzo a noi, per non lasciarlo solo… »

«non si tratta di una disgrazia: siamo stati visitati da Qualcuno molto grande. Così non ci siamo fatti delle prediche. Non restava che fare silenzio dinanzi a questo nuovo mistero, che poco a poco ci ha pervaso della sua gioia… Ho avuto la sensazione, avvicinandomi al suo piccolo letto senza voce, di avvicinarmi ad un altare, a qualche luogo sacro dove Dio parlava attraverso un segno. Ho avvertito una tristezza che mi toccava profondamente, ma leggera e come trasfigurata. E intorno ad essa mi sono posto, non ho altra parola, in adorazione. Certamente non ho mai conosciuto così intensamente lo stato di preghiera come quando la mia mano parlava a quella fronte che non rispondeva, i miei occhi osavano rivolgersi a quello sguardo assente […]. Mia piccola Françoise, tu sei per me l’immagine della fede. Quaggiù, la conoscerete in enigma e come in uno specchio». 

«Non dobbiamo pensare al dolore come a qualcosa che ci viene strappato, ma come qualcosa che noi doniamo, per non demeritare del piccolo Cristo che si trova in mezzo a noi, per non lasciarlo solo… »

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