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Prospettiva Persona” è al n. 100!

Prospettiva Persona” è al n. 100!

di Giulia Paola Di Nicola e Attilio Danese

 

Gli esordi. L’azione culturale svolta in questi anni  da “Prospettiva Persona” rivela luci, da cui siamo gratificati, e ombre che ci piacerebbero ridotte in futuro. È stata fondata a Teramo nel maggio 1992 nell’ambito del Centro Ricerche Personaliste (registrato ufficialmente nel 1988, ma già attivo precedentemente dal 1985). Il nome “Prospettiva Persona” indicava un taglio aperto alla cultura contemporanea, e al futuro in un orizzonte internazionale e interdisciplinare, illuminato da una antropologia relazionale, né individualista né collettivista (perciò “pecrsonalista” e  non il  più equivoco "personalistica"). Voleva collocarsi in ideale continuità con la rivista “Esprit”, fondata da E. Mounier nel 1932 ( nel primo numero ci fu un saggio dell'allora direttore Olivier Mongin) e  con  “Progetto Donna”, frutto di un movimento culturale di donne, fondato da Tina Leonzi nel 1982, cui si sono uniti i nomi migliori della intellighentia femminile cattolica sino al 1991, quando la rivista ha cessato trasformandosi in  movimento culturale.

La storia di "Prospettiva Persona" si collega inevitabilmente alla esperienza personale nostra, come ricercatori universitari e come coppia. Dopo le tesi di laurea in Pedagogia (1971) e Filosofia (1976-79) sul giovane Hegel, abbiamo convenuto che quel genere di filosofia e quell’ambiente accademico ci stavano stretti. Hegel era un autore importante che ci aveva molto arricchito, per il quale avevamo studiato il tedesco e fatto ricerca per 10 anni anche Germania (con un bimbo ancora piccolo). Avevamo pubblicato più saggi  su di lui, ma non poteva essere l’oggetto degli studi di tutta la vita. Desideravamo una filosofia più impegnata, meno sistemica,  più rispettosa delle risorse delle persone e dei gruppi sociali.  

L'incontro con i testi  di E. Mounier[1] e l’approfondimento  del personalismo francese (in primis E. Mounier, J. Maritain, J. Lacroix, e sia pure con singolari e creative  posizioni Paul Ricoeur e Simone Weil) ci hanno affascinato, unitamente alle letture  dei personalisti italiani (L. Sturzo, I. Giordani, G. La Pira, G. Capograssi, L. Stefanini, L. Pareyson), tedeschi (M. Buber, E. Rosentock-Hussey, F. Ebner, Rosenzweiz), spagnoli (Alfonso Carlos Comin, Carlos Diaz, Mariano Moreno Villa, Josè Ortega y Gasset, Maria Zambrano, Miguel De Unamuno, Xabier Zubiri). Questo orientamento del pensiero, oltre a dare nuovo slancio al nostro insegnamento, ha orientato  le azioni e lo studio verso il bene delle persone, all’occorrenza controcorrente. Diveniva più agevole liberarsi dei   virus principali che assediano la cultura, soprattutto gran parte di quella universitaria, ossia:

1.La cultura come strumento del potere dei ‘vincitori’ (sui vinti, sui subordinati, sulle donne, sugli emarginati di tutti i tipi)

2. La cultura come occasione  di guadagno

3. La ricerca della visibilità

4. La pretesa della neutralità

5. La frammentazione del sapere

6. Il rifiuto  di ‘inquinare’ la ragione con la fede.

L’ispirazione cristiana non volevamo che fosse occultata, quando c'era, ma neanche imporla quando non c’era. Oggi possiamo liberarci dal timore di essere retrò e, del resto, i tentativi di scardinare Dio dal cuore delle donne e degli uomini non hanno sortito l'effetto desiderato;  hanno piuttosto suscitato una più forte nostalgia. Sin dall'inizio il Centro Ricerche Personaliste doveva essere un’associazione laica e tuttavia cristianamente ispirata, di conseguenza anche l'impostazione della rivista.  Non poteva contentarsi di fare cultura senza spendersi sui valori. Ma non poteva neppure fare della fede uno stendardo e una barriera. In fondo andava lasciata alla cultura illuministica l’ossessione di doversi liberare di un Dio onnipotente che opprime, palesemente  o in modo latente, i singoli e la società. Bisognava  valorizzare la coerenza tra idee, valori e comportamenti per riconoscere l’autorevolezza di una persona, oltre i diversi orientamenti politici, accademici e anche religiosi.   Coniugare cultura e fede è continuare a sentire il dovere di porre domande a Dio, in maniera sempre nuova, perché nel dialogo creatura-creatore, Dio non diventi un idolo, individualista o collettivista, maschilista o femminista. È sullo sfondo di una reciprocità che ogni domanda su Dio è, analogicamente, domanda sulla donna e sull'uomo, e viceversa. Di qui la libertà interpretativa a tutto campo, secondo la specifica sensibilità e l’orientamento di ciascuno, senza pretese dogmatiche, senza fanatismi e paure, offrendo piuttosto sollecitazioni che dessero da pensare, piuttosto che un pensiero tout fait. La sintonia con la persona e il pensiero di E. Mounier, lo stile incisivo e sobrio della sua scrittura ci hanno coinvolto. La sua era una filosofia che si traduceva immediatamente in vita. L’altro, le circostanze e gli eventi diventavano indicatori di rotta non meno che la ragione e la Parola ( «L’événement   sera notre maître intérieur» divenne anche il nostro fil rouge). 

Ci fu approvato nel 1980 dal Ministero un progetto di ricerca su E. Mounier con  la possibilità di soggiornare a Parigi per consultare libri e manoscritti inediti nella sua biblioteca, proprio dove aveva vissuto Mounier. All’Università si opposero: con questo autore non si faceva carriera. Ci suggerivano di stornare il fondo  su altri autori, a rischio – che si rivelerà realistico - di non fare carriera. Noi tuttavia andammo avanti per la nostra strada. Volevamo corrispondere ai nostri interessi e alle ragioni per cui avevamo ricevuto la borsa di ricerca dal Ministero. Come preannunciato,  le porte dell’Accademiasi chiusero, ma fummo oltremodo ripagati dalla vita: abbiamo avuto l’amicizia dei personalisti francesi e specialmente della moglie di Mounier, Paulette, di Paul Ricoeur e sua moglie Simone, dei coniugi Domenach e dei Fraisse, che vivevano nella comunità dei “Muri Bianchi” a Chatenay Malabry, dove stavano anche l'Archivio Mounier e la biblioteca.

Da questa scelta “controcorrente” è nata anche “Prospettiva Persona”. Dopo aver vinto nel 1985 il Premio internazionale “E. Mounier” a Parigi col libro Unità e plualità. Mounier e il ritorno alla persona in Attilio si faceva sempre più pressante il desiderio di rivivere l’avventura di Mounier e magari come lui (che aveva iniziato  nel 1932 la rivista “Esprit” senza mezzi,  abbandonando la carriera accademica per dedicarsi  alla rivista), dare vita ad uno strumento di comunicazione culturale nuovo.  Nel maggio 1992 (a sessant'anni dalla nascita di "Esprit") la spuntammo e trovammo a Teramo l’editore Demian, giovane e senza pretese. Volevamo essere liberi dai poteri forti e non lasciarci ingabbiare da obblighi di restituzione.

Giulia Paola dal canto suo – che aveva all’attivo già qualche libro - era stata cooptata  dalla rivista "Progetto Donna" fondata da Tina Leonzi e supportata dal  gruppo di femministe intellettuali cattoliche di Milano, Brescia, Parma, che faticavano a muoversi tra il mondo tradizionale impermeabile al femminismo, i sospetti della gerarchia ecclesiastica e il dileggio delle femministe radicali… Bisognava   aprire un dialogo sereno con tutte le forze culturali e sociali, nella piena dignità del filone di ispirazione cristiana, offrendo una visione nuova e rassicurante delle relazioni paritarie uomo donna favorendo un sano femminismo centrato sulla relazionalità della persona distante dalle trappole sia dell’egualitarismo che della differenza abissale[2].  Le difficoltà economiche e la scomparsa di alcune tra le protagoniste di questo gruppo hanno portato da una parte Marisa Bellenzier a continuare a promuovere convegni periodici su temi di attualità e dall'altra il Centro Ricerche Personaliste a produrre "Prospettiva Donna" aperta ai contributi di uomini e donne disposti a confrontarsi “ a due voci”.

“Progetto Donna” non poteva morire. Tuttavia era assolutamente impossibile pensare a sostenere due riviste. Prospettiva Donna, proponendo la  ricerca e lo studio della reciprocità, presentando testimonianze di donne impegnate, ha inteso non solo dare visibilità alla cultura con voce di donna ma anche dare un contributo alla cultura del dialogo e della reciprocità tra uomini e donne, culture e religioni diverse.  Si è cercato di essere propositivi (si pensi allo speciale sul “Cognome materno” in tempi non sospetti o a quello sui “Diritti umani” come diritti delle donne e degli uomini) senza  trascurare il confronto interdisciplinare, intra ed extra-ecclesiale, rispettando la diversità degli stili espositivi e degli approcci e sollecitando una "conversione" culturale senza enfasi e trionfalismi, ma anche senza timidezze.

“Prospettiva Persona” e “Prospettiva Donna” hanno conquistato un amico alla volta, tra abbonati, sostenitori, amministratori. Attorno al primo nucleo si sono via via aggiunti spontaneamente ricercatori e persone di cultura, con o senza fama e specifici titoli di studio, che hanno desiderato collegarsi ad una rete che mettesse in comunicazionele persone più sane nel panorama  contemporaneo postmoderno.  “Prospettiva Persona” è divenuta pian piano un punto di riferimento nazionale e internazionale per gli studi sul personalismo, collegandosi al filone personalista che stava diventando sempre più attivo. La si trova nelle biblioteche delle principali Università italiane e in almeno 15 università straniere di prestigio ed è stata riconosciuta dal MIUR come "Rivista scientifica" (ISSN 1126-5191 in fascia B per i raggruppamenti ANVUR 11, 12, 14), superando   già tre revisioni dal 2012. Il metodo peer review è stato adottato da quando sono subentrate le nuove regole,  i titoli e i sommari  sono da qualche anno in inglese, la regolarità nelle pubblicazioni  non ha segnato scivoloni, pur avendo cambiato editori (nell'ordine: Andromeda, Edigrafital, Rubbettino), la cura grafica e il corredo delle note  degli articoli hanno fatto la differenza qualitativa.  Soprattutto fiore all’occhiello è stato sin dalla fondazione il coinvolgimento di Paul Ricoeur, presidente del Comitato scientifico internazionale sino alla morte nel 2005,  suggellando con la sua presenza la continuità discontinua col personalismo degli anni Trenta.

Scopi della rivista.Essere nella rete personalista non comporta altro impegno che la condivisione del valore trainante della cultura, il rispetto della dignità e dei diritti di ogni essere umano, la donazione del proprio lavoro di ricerca senza scopo di lucro, l’intento di contribuire a costruire una società migliore pur provenendo da diverse ideologie e fedi, mettendo in dialogo il neo-personalismo con i diversi filoni del pensiero contemporaneo, a livello interdisciplinare. Anche a questo intento si collega lo spazio di “Prospettiva Donna”, che ha incontrato notevoli difficoltà a far confrontare donne e uomini liberi e creativi nel pensiero, non legati alle ideologie fondamentaliste del femminismo conflittuale e ateo, ma neanche ossequiosi rispetto ad un mondo cattolico ancora impermeabile alle tematiche lanciate dai movimenti delle donne.

La rivista pretende anche di essere bella; se ne occupa un esperto d’arte come il Giovanni Corrieri per la scelta delle immagini e la selezione delle mostre principali.  Giovanni Marcotullio dà impulso all’aggiornamento della tecnologia della scrittura e dell'impaginazione on line. Possiamo dire che non è facile trovare nel panorama delle riviste scientifiche  la cura grafica che è stata riservata a “Prospettiva Persona”?

La morte di Paul Ricoeur, col quale abbiamo avuto la fortuna di confrontarci a lungo (25 anni), spaziando su argomenti filosofici, socio-politici e teologici, è stata una vera perdita.  Sentivamo di condividere l’impegno a sostenere la cultura in difesa della dignità e dei diritti della persona – egli pensava soprattutto ai paesi dell’Est e a quelli del Sud del mondo -  nonché  ad evitare le derive tecniciste, linguistiche, sistemiche se non riconducibili alla responsabilità della persona. Per questo aveva voluto rappresentata “Prospettiva Persona” nella persona di Attilio per il personalismo in Italia presso l’Unesco  a Parigi, dove si festeggiavano i cinquant’anni dalla morte di Mounier.

Pian piano alla redazione centrale di Teramo si sono aggiunti diversi gruppi in varie città, oltre 45, con cui si è costituita una rete. La fatica iniziale – si pensi al contesto provinciale e ai costi della stampa – possiamo dire che è stata premiata. Il consenso via via dei centri culturali e di varie università, in Italia e all’estero (15 punti di riferimento) ha favorito un riconoscimento ormai indiscusso. Oltre al rapporto con i personalisti francesi, “Prospettiva Persona”   ha varcato il mare sin dal  primo anno nel 1992, quando   fummo invitati come relatori ad un convegno di tagli filosofico per “Eco’92” all’Università do Estado di Rio de Janeiro. Sono nati man mano altri contatti e altri viaggi che ci hanno consentito di associare  nuovi collaboratori invitati ad aderire alla rete. Non ci siamo preoccupati per le differeni ideologie, ma abbiamo avuto una particolare attenzione a verificare la  coererenza tra pensiero e vita. Il  continuo peregrinare per convegni e conferenze ci ha aiutato ad ampliare la rete. A tutt’oggi, se il numero degli  abbonati  in Abruzzo è ridotto, siamo   lieti dei lettori che riusciamo a raggiungere in Italia e all’estero anche grazie alla possibilità dell’abbonamento on line

 

Le rubriche.    Si continuano a pubblicare tre fascicoli ogni anno, di cui uno è doppio anche nella numerazione. La selezione degli articoli non segue una programmazione tematica rigida, ma viene fatta inizialmente dalla redazione  sulla base della qualità, delle circostanze e delle richieste dei lettori e scrittori e poi inviati  in lettura per la  "peer review"   ai competenti membri del Comitato Scientifico, tenendo d’occhio il rigore scientifico ma anche l’alta divulgazione.  Ci preme permettere anche ai giovani dottorandi di pubblicare senza dover necessariamente passare per i filtri di  quei ‘baroni universitari’ soggetti a criteri di cooptazione concorsuale. Il lavoro redazionale è  lungo e puntuale, dalla ricerca dei temi prioritari, alla lettura condivisa, alla correzione delle  bozze. Gli autori non mancano, anzi spesso debbono attendere un anno dall’invio dell’articolo, anche a causa della trimestralità della rivista.

In questi anni sono stati prodotti molti  numeri “speciali” dedicati a figure di pensatori da valorizzare e\o  a temi emergenti del dibattito culturale.  Costante è lo spazio dedicato  alla rubrica ”Pensiero e persona”, legato alla riscoperta di temi e autori personalisti. La sezione "Studi" non è direttamente di argomento personalista ma dà spazio ad un approfondimento della cultura contemporanea."Prospettiva donna", di cui siè detto, costituisce un apporto costante allo studio delle problematiche di genere e/o al femminile. “Prospettiva Impresa”, trasformata da qualche anno in "Prospettiva civitas" si avvale dell'apporto competente in campo economico sia della Fondazione Toqueville-Acton, sia   della Fondazione bancaria Tercas di Teramo.    "Prospettiva Logos"  neonata in fase sperimentale, in convenzione con l'ISSR "G. Toniolo" di Pescara, completa gli interessi scientifici e tematici della rivista, spaziando dall'antropologia alla dimensione teologica. Altre rubriche si alternano: "Laboratorio pedagogico", “Prospettiva Bambino”, "L’angolo delle muse" (arte, musica, cinema, letteratura). Peridicamente si dedica  spazio ad interviste a testimoni privilegiati e a “Confronti” sui libri che fanno opinione. ‘Ricordando’ è la rubrica che presenta profili di persone scomparse, che hanno avuto rapporto con “Prospettiva Persona” e hanno dato impulso nella teoria e nella prassi allo sviluppo della cultura personalista; "Speaker Corner" raccoglie riflessioni personali libere di lettori e/o autori, anche se non in  linea con le idee della redazione. Recensioni e “Libri ricevuti”  conto del materiale bibliografico che viene conservato nella Bibliotecha della “Sala di Lettura” del Centro Ricerche Persoanliste, polo della Biblioteca  diocesana, collegata on line tramite  il circuito CEI-BIB.

La rivista nel corso dei 25 anni ha organizzato 10 convegni nazionali (il convegno internazionale “Persona e impersonale in Simone Weil” del 2008) e 3 internazionali all'estero  ed ha collaborato   (http://www.prospettivapersona.it/index.php/cat/2-direzione.html) con enti nazionali e Università internazionali, come nel 2000 col citato Convegno Unesco  ,  quello per il Centenario della nascita di Mounier del 2005 a Roma, quello sul personalismo eiuropeo e africano in Burkina Faso nel 2005, quello in Benin del 2007,   internazionale su Ricoeur a Roma nel 2003 e nel 2013 in Brasile, Messico e Polonia; Nel 2005 altri convegni sono stati organizzati su Mounier  a Roma, Arezzo, Padova, Teramo, Rio de Janeiro.

 

Il bilancio per il rilancio.

La celebrazione del numero 100 segna un bilancio e un rilancio. Non sappiamo chi porterà avanti questo impegno ma crediamo che su queste basi  “Prospettiva Persona” possa avere ancora una lunga vita, un compito e una missione davanti a sé. Ci piace pensare che la rivista continuerà a far dialogare donne  e uomini nel rispetto e nella valorizzazione delle diverse potenzialità. Come agli albori della storia anche oggi dal loro incontro  si creano e rigenerano idee, progetti, modelli di comunità.  Mounier  era convinto che le donne introducendo nella città il loro vissuto privato potessero essere « la più ricca riserva di umanità… una riserva d’amore da far scoppiare la città degli uomini, la città dura, egoista, avara e menzognera ». Non era fiducia ingenua, ma la speranza che esse potessero liberare« questa immensa zona che l’uomo moderno ha sdegnato e il cui centro è l’amore ».

La rivista ha dato un suo contributo anche alle discussioni sull’economia e sulla bioetica: in ogni ambito ha contribuito all’affermazione del modello di   reciprocità nel quadro della dialettica tra uguaglianza e differenza.

Contiamo ancora di contribuire, come già fatto nei numeri dall’1 al 99,  alla conoscenza diretta o indiretta di autori collocabili nel filone personalista,  molti dei quali piuttosto trascurati dalla cultura ‘dominante’ e dai  personalisti stessi, quali C. Antoni, C.S. Bartnik,  M. Buber, J.Burgos, G. Capograssi, T. De Maria, D. De Rougemont, V. Filippone-Thaulero,  J.Gaos,  I. Giordani, P. Landsberg, C. Lubich, A. MacIntyre, I. Mancini, G. Marcel, J. Maritain, G. B. Montini,  E. Mounier,  J.  H. Newman,  T. Olivelli, L. Pareyson, Ch.Péguy, M. Polanyi, P. Ricoeur, A. Rigobello, A. Rosmini, M.Sangnier, M.Scheler, Scoto, I.Silone,  E. Stein, L. Sturzo, Ch.Taylor, G.Thibon, J.Tischner, Ch.Vella, S.Weil, K.Woityla. 

Non sappiamo se si riuscirà ad aumentare il numero degli abbonati, ma speriamo più probabilmente di aumentare i lettori on line, senza con c iò abbandonare, finchè saarà possibile, la rivista cartacea, a cui molti sono affezionati e che desiderano consevare nella biblioteca di casa. Ci auguriamo anche di aggiornare  il sito che già conta   una frequenza di visite giornaliere di circa 50 visitatori e checonsente di restare aggiornati:    www.prospettivapersona.it .

Il traguardo raggiunto è anche l’occasione per passare la mano della presidenza onoraria e della direzione responsabile, come da statuto ad un nuovo presidente e ad un nuovo direttore. Come già detto alla nascita il presidente onorario è stato   P. Ricoeur, è stato nominato poi Alino Lorenzon, dell’università di Rio de Janeiro e poi Giorgio Campanini dell'Università di Parma. Abbiamo chiesto al Prof. Robert Royal  del Faith & Reason Institute di Washington, nonché Editor-in-chief of The Catholic Thing, già recensito dalla rivista e amico del CRP da molto tempo. Come direttore responsabile  proponiamo  il prof. Felice Flavio, già membro della direzione, coordinatore di Prospetttiva Civitas, testimone e attore da lungo tempo della vita di PP per  raccogliere il testimone, con la promessa che non sarà lasciato solo,   ma come in una buona famiglia con il pudore e il rispetto della terza età verso i giovani adulti, la saggezza dell'età e la disponibilità a collaborare avendo a cuore da "fondatori" la crescita e la lunga vita della rivista stessa.

 Prospettiva Persona potrà sopravvivere alla crisi, al trionfo di internet, alla trascuratezza nei confronti della cultura umanistica? Non possiamo dirlo. A noi pare già straordinario essere arrivati fin qui e di ciò vogliamo ringraziare tutti, i primi editori, i tanti collaboratori, molti dei quali sono ormai scomparsi, i redattori che hannno offerto nel tempo generosa collaborazione in spirito di volontariato e in  condizioni di precarietà, gli attuali che hanno rinnovato  la grafica e la cura dei contenuti, coloro che hanno creduto nell’impresa e profuso la loro competenza nelle rubriche, i lettori che non hanno considerato vano essere sostenitori della cultura personalista e/o hanno versato  l’abbonamento a sostegno di un ideale che va ben oltre la pubblicazione di una rivista.

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