Attilio Danese, condirettore “Prospettiva Persona”, Ufficio diocesano della cultura

Il Convegno “Fede e cultura” nasce dalla collaborazione tra la diocesi di Teramo- Atri tutta con i suoi uffici pastorali, grazie all’attenzione e al sostegno offerto dal vescovo Michele Seccia e il Centro Ricerche Personaliste con la Rivista “Prospettiva Persona” che festeggia i suoi venti anni. La risposta è stata più che soddisfacente per la collaborazione delle parrocchie e delle associazioni coinvolte e per la presenza di alcuni esponenti e simpatizzanti della cultura personalista venute da Messina, Firenze, Treviso, Andria-Barletta, Isernia, Chieti, Roma.

Nell’Omelia di conclusione della IX sessione del Concilio Vaticano II, il 7 dicembre 1965, Paolo VI tracciava un bilancio dei lavori conciliari ponendo in stretta connessione il significato religioso e il significato umano dell’esperienza conciliare. Oggi, a 47 anni dalla conclusione del Concilio Vaticano II (8 dicembre 1965), e a 50 anni dal suo inizio (12 ottobre 1962) ci piace partire proprio dal rapporto tra Fede e cultura sulla scia dell’antropologia della persona, tanto amato da Paolo VI, ossia di un umanesimo cristiano centrato sulla persona in relazione.

L’interdipendenza sistemica tra “fede e cultura” è oggetto del nostro Convegno che guarda alle ispirazioni, alle sollecitazioni che hanno guidato il dibattito pre e post conciliare e che hanno consegnato a noi un’eredità ancora feconda per l’attuale contesto di cultura postmoderna. Non possiamo forse ricondurre proprio all’intento del dialogo istaurato dal Concilio l’innovativa esperienza che Benedetto XVI ha affidato al Card. Ravasi e che va sotto il nome di “Cortile dei Gentili?

Ci appoggiamo alla Gaudium et spes che dedica il primo capitolo della prima parte alla dignità della persona umana, muovendo dalla domanda: «che cos’è l’uomo?». Paolo VI, criticando la separazione-opposizione posta da una certa mentalità moderna tra religione e umanesimo, dichiara: «non si dica dunque mai inutile una religione come la cattolica, la quale, nella sua forma più cosciente e più efficace, qual è quella conciliare, tutta si dichiara in favore e in servizio dell’uomo».

Il convegno non si è soffermato tanto sulla ricostruzione storica degli eventi e del dibattito dei Padri – cosa che in questo anno anniversario è stata e sarà abbondantemente scandagliata in diverse diocesi, ma sul ruolo svolto dai credenti e in particolari da quanti hanno contribuito ad elaborare le linee portanti del Concilio facendo sentire la loro voce attraverso le riviste culturali di ispirazione cattolica e personalista. Non a caso ci è piaciuto sottolineare altri anniversari concomitanti, come gli ottant'anni della rivista "Esprit" (1932), i trenta anni di “Progetto Donna”, i venti anni di "Prospettiva Persona" (1992), nonché l’inizio del centenario della nascita del vescovo, di Teramo-Atri Mons. Abele Conigli (1913-2013).

Si legge nella Costituzione pastorale Gaudium et spes (GS) n. 76: «La Chiesa, che, in ragione del suo ufficio e della sua competenza, in nessuna maniera si confonde con la comunità politica e non è legata ad alcun sistema politico, è insieme il segno e la salvaguardia del carattere trascendente della persona umana».

Senza le persone non si dà Chiesa, senza Chiesa non si comprende e non si custodisce la dignità della persona umana.

Ma è altresì vero che proprio la nostra religione, fondata sul mistero dell’Incarnazione, rende percorribile anche l’altro senso di marcia: dall’umanesimo al cristianesimo. «Il nostro umanesimo – scrive Paolo VI – si fa cristianesimo, e il nostro cristianesimo si fa teocentrico; tanto che possiamo altresì enunciare: per conoscere Dio bisogna conoscere l’uomo».

In quegli anni il personalismo in Italia divenne un segmento teorico anche del Movimento di Comunità, cioè del modello di una nuova società laica e democratica elaborata durante la guerra da Adriano Olivetti. In una lettera - recentemente edita - di Olivetti a Luigi Einaudi (ambedue rifugiati in Svizzera, 30 novembre 1944), l’industriale di Ivrea si rifaceva a Mounier parlando di “una corrente di pensiero assai importante nel mondo contemporaneo tendente ad affermare una distinzione tra il concetto di persona e quello di individuo. La persona ha un contenuto
(sostanzialmente e profondamente cristiano) di rispetto dell’altrui persona, di concreto senso sociale, una visione della vita che procede da una manifestazione egocentrica a una eminentemente altero centrica”. Proprio nel significato evocato da Olivetti il personalismo entrò anche nei protocolli del Concilio Vaticano II (alle idee di Mounier e Maritain si deve il passaggio, durante il pontificato di Giovanni XXIII, dalla “Chiesa del giudizio” a quella del dialogo).

Per mettere a fuoco questo legame “Prospettiva Persona” ha suggerito d’intesa col Vescovo Seccia i tre relatori principali, espressioni della cultura personalista francese e italiana: l’arcivescovo Sanna che ha dedicato molti studi e insegnamento all’antropologia teologica, il prof. Guy Coq, redattore della rivista “Esprit” e intellettuale francese difensore di una positiva concezione della laicità, il prof. Giorgio Campanini, presidente onorario del CS del CRP, uno dei massimi esperti italiani di Mounier e del personalismo.

Ha scritto qualcuno: «Fosse vissuto un po' più a lungo Mounier avrebbe visto il Concilio Vaticano II, la decolonizzazione, le rivolte giovanili degli anni Sessanta, e forse sarebbe diventato anche lui un poster da attaccare alle pareti delle camere dei ragazzi idealisti. Lui che era un filosofo, ma certo il contrario del pallido intellettuale tutto-libri e niente-passione, lui che ardeva della febbre che muove il mondo: la giovinezza, la voglia di cambiare».

Nella sua troppo breve vita Emmanuel Mounier è stato una delle figure che più ha influenzato il pensiero cattolico del secolo scorso. In un tempo rivoluzionario Mounier capì che la vera rivolta doveva essere morale, interiore, che l'uomo nuovo non poteva nascere solo dalle riforme economiche e che i cristiani non potevano rimanere barricati sul fronte della conservazione o peggio della restaurazione ma dovevano essere in prima fila nella costruzione del futuro. Dalle idee di Mounier avrebbe tratto ispirazione la nostra Costituzione italiana, scritta, tra gli altri, da giovani cattolici come Dossetti, Moro, Lazzati, affascinati dai suoi scritti.

La lettura attraverso le riviste cattoliche della tavola rotonda ha dato voce a chi ha seguito e raccolto i fermenti di quegli anni, con le difficoltà, gli entusiasmi le battute d’arresto nella traduzione in prassi, ovvero ha messo a fuoco i fermenti sociali ed ecclesiali che hanno suggerito di indire il Concilio e verificare se e in che modo il mondo cattolico ha dato corpo alle linee guida dei documenti conciliari, come le ha interpretate nel rinnovamento teologico ed ecclesiale nella questione antropologica, nella teologia trinitaria e nella ecclesiologia della comunione. Certo non potevamo chiamare tutte le riviste attive in quegli anni (qualcuno ci ha rimproverato non aver inviato “Il Gallo” di Genova). Dovevamo necessariamente limitarci ad alcune ed abbiamo scelto “Esprit”, “La Civiltà cattolica”, “Vita e Pensiero”, “Il Regno”,

“Rivista di Teologia morale”, “Progetto donna” e “Prospettiva Persona”.

I relatori come Giampaolo Salvini, già direttore di Civiltà Cattolica, Luigi Lorenzetti, direttore della “Rivista di Teologia Morale” ed esponente dei Dehoniani di Bologna che editano “Il Regno”, Roberto Righetto, giornalista culturale di Avvenire, nonché responsabile di “Vita e Pensiero”, e Giulia Paola con “Prospettiva Persona” hanno dato vita a un momento privilegiato di bilanci e riflessione.

Nel pomeriggio due momenti in onore di Padre Abele conigli che rispondevano al desiderio di calare l’analisi e il bilancio conciliare a livello diocesano, verificando, nell’anno della Fede, quanto e come il Concilio abbia inciso nella realtà ecclesiale locale. A tale scopo il prof. Giovanni Giorgio, teologo e filosofo, ha avuto il compito di presentare la figura che l’ha tradotto in concreta prassi pastorale dalla sua venuta a Teramo nel 1967 sino alla morte nel 2005. Padre Abele ha dato vita ad un’attività pastorale innovativa, talvolta percepita come “rivoluzionaria” per il minor peso dato agli aspetti devozionali e per l’attenzione riservata ai laici, ma che ha indubbiamente segnato le generazioni successive. Sempre a Padre Abele Conigli è stato dedicato il concerto di beneficenza di viola e pianoforte organizzato da Assiste e dalla Riccitelli . L’associazione “Assiste”,
dedita al sostegno di famiglie in difficoltà attraverso la concessione di piccoli prestiti raccoglierà la nostra generosità per quanti lo vogliono sin da questa mattina. La memoria di Padre Abele si rinnova coniugando insieme cultura e solidarietà. Al convegno non è mancato il coinvolgimento della Libreria Cattolica, che a Teramo è stata fortemente voluta dal vescovo Conigli che ringraziamo. La Regione, la Provincia e il Comune nonché la Fondazione Tercas e la Banca di Teramo con piccoli segni di sostegno hanno testimoniare l’apprezzamento.