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Comunicato Finale Consiglio Permanente CEI Marzo 2017

Conferenza Episcopale Italiana

CONSIGLIO PERMANENTE

Roma, 20-22 marzo 2017

 

 

COMUNICATO FINALE

 

 

 

Una cultura alternativa

Lavoro, giovani, famiglia, fine vita, adozioni, criminalità organizzata, migranti, Unione Europea: i temi sui quali il Cardinale Presidente ha intessuto la prolusione, sono stati ampiamente ripresi nel confronto che ha animato il Consiglio Permanente.

I Vescovi si sono ritrovati nella preoccupazione per la deriva antropologica, che impregna la cultura del Continente. Al riguardo, hanno condiviso la necessità di approntare una riflessione che muova dall’esperienza umana per riuscire a proporre a tutti il messaggio di vita di cui la Chiesa è portatrice; un approccio laico, non confessionale, attento a sviluppare un’antropologia integrale, che valorizzi alcuni punti essenziali: la natura relazionale della persona, la cui libertà ‘chiama’ all’incontro; la sua unicità, che non diventa però mai possibilità incondizionata di disporre di sé; la fragilità intrinseca dell’uomo, destinata a rivelarsi la condizione che interpella prossimità, cura, condivisione dei momenti della malattia come di quelli della festa. Su questa via, la Chiesa avverte la possibilità di accompagnare alla responsabilità della testimonianza personale una chiara opera educativa e missionaria, che aiuti la gente a non subire passivamente la cultura dominante. In un contesto che assolutizza il principio di autodeterminazione – è stato evidenziato – chi sostiene il rispetto della vita rischia paradossalmente di non venire compreso o di essere considerato come incapace di rispetto per l’altro; ma una società che accettasse di essere coinvolta nella volontà eutanasica di alcuno, condannerebbe se stessa al suicidio.

Mentre a Roma ci si appresta a celebrare il 60° anniversario dell’Unione Europea in un clima appesantito da movimenti populisti e spinte disgreganti, il Consiglio Permanente si è ritrovato concorde nel rilanciare il cammino intrapreso. Ne ha indicato l’anima nell’ispirazione originaria – spirituale – dei padri fondatori e la condizione nel concepirsi come casa dei popoli e delle Nazioni, evitando omologazioni di pensiero e di tradizioni.

È un’Unione Europea dai Vescovi richiamata a ritrovarsi nella cultura del Mediterraneo e, quindi, a prestare più attenzione a chi cerca di attraversarlo. La Chiesa italiana tale responsabilità continua a viverla in prima fila: nelle migliaia di progetti di formazione e sviluppo sociale che – grazie ai fondi dell’otto per mille – sostiene nei Paesi impoveriti; nella politica dei corridoi umanitari, che intende incrementare con il coinvolgimento di Parrocchie, Diocesi, Congregazioni religiose, Caritas e Migrantes; nell’accoglienza e nell’integrazione di quanti dimostrano di voler coniugare domanda di futuro e impegno a operare per il bene comune. Su questo fronte, il Consiglio Permanente ha espresso la volontà di costruire rapporti più significativi e continuativi con le Chiese del Nord Africa e, più in generale, dei Paesi di provenienza dei migranti.

I Vescovi hanno espresso particolare vicinanza ai Pastori e alle Comunità delle regioni maggiormente interessate da fenomeni mafiosi: nella consapevolezza che questi non conoscono frontiere, ribadiscono l’impegno per la giustizia e la legalità, patrimonio comune che porta a rigettare ogni forma di malavita organizzata.

 

Media, un approccio educativo

Un progetto editoriale coordinato, unitario, capace d’integrare e valorizzare i media diocesani; una proposta rispettosa, che possa accompagnare il discernimento delle Chiese particolari. Questa la consegna emersa dal Consiglio Permanente, nella volontà di affrontare l’ambito delle comunicazioni sociali in prospettiva pastorale, con attenzione privilegiata alla dimensione educativa.

L’analisi dei Vescovi ha preso le mosse dalla situazione di difficoltà che interessa il settore nel suo complesso e che, di conseguenza, coinvolge settimanali diocesani di ampia e preziosa tradizione, come pure emittenti radiofoniche e televisive riconducibili alla famiglia dei media ecclesiali. Attraverso di essi passa in filigrana la vita, la cronaca e la storia delle comunità e del territorio, della Chiesa e del Paese. Una presenza significativa è assicurata anche dalle Sale della Comunità, autentici presidi pastorali e culturali che favoriscono l’aggregazione e l’integrazione.

Nel confronto in Consiglio Permanente è emersa la consapevolezza dell’importanza di poter disporre, in un contesto di pluralismo ideologico e religioso, di strumenti con cui assicurare voce e chiavi di lettura autorevoli, al fine di contribuire alla formazione dell’opinione pubblica. È avvertita la necessità di attraversare questa stagione di transizione riorganizzando le proprie forze, secondo criteri che coniughino “il campanile e la Rete”, come pure investimenti e sostenibilità.

Con fiduciosa attesa si guarda al Decreto attuativo della recente Legge 198, che introduce il Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione, destinato al sostegno dell’editoria e dell’emittenza radiofonica e televisiva locale.

Nel decennio dedicato dalla Chiesa italiana all’educazione, i Vescovi hanno sottolineato il valore di riscoprire e attualizzare il Direttorio sulle comunicazioni sociali nella missione della Chiesa. Con convinzione è stata ribadita la necessità di percorsi formativi che aiutino – non soltanto i ragazzi – a crescere nel tempo degli schermi digitali: si avverte come momenti di approfondimento su questi temi possano rivelarsi significativi anche nel rapporto tra la Chiesa e il mondo.

 

Lavoro, questione di dignità

Nei toni della prolusione prendeva la forma dell’affanno, della sofferenza insopportabile, del grido drammatico di chi non sa come mantenere la propria famiglia e di quanti – privi di stabilità – si ritrovano senza dignità personale, sicurezza sociale, possibilità di costruire progetti di futuro. Il tema del lavoro, nella sua centralità per il Paese, è stato ampiamente ripreso nei lavori del Consiglio Permanente, anche in vista della 48ª Settimana Sociale dei Cattolici in Italia (Cagliari, 26-29 ottobre 2017).

La volontà della Chiesa di farsi prossima a quanti soffrono la disoccupazione e le sue conseguenze, di alzare la voce contro gli ostacoli all’accesso dei giovani, il lavoro nero e le vittime del lavoro, si unisce all’impegno per l’apertura di processi che si traducano in proposte e soluzioni per il mondo del lavoro. Interessano sia il rapporto tra il momento formativo e quello lavorativo, sia il ruolo e la condizione della donna; a far da sfondo, il cambiamento continuo veicolato dalla rivoluzione tecnologica ed espresso in stili di vita e modelli etici.

Il cammino verso Cagliari – che nella prospettiva del Comitato scientifico e organizzatore persegue un metodo attivo e partecipativo – si articola su quattro registri comunicativi: la denuncia delle troppe zone di discriminazione, disagio e sfruttamento; l’ascolto e la narrazione dell’esperienza lavorativa contemporanea; la raccolta e la condivisione di buone pratiche, che già oggi creano nuove occasioni occupazionali; la formulazione di proposte capaci di incidere sui contesti giuridici, istituzionali e organizzativi, tanto a livello locale che nazionale. Con questo sguardo, il Consiglio Permanente ha approvato la pubblicazione delle Linee di preparazione all’appuntamento di ottobre (settimanesociali.it).

 

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