Scheda


Le scelte culturali del gruppo di "Progetto Donna" e delle molte donne di diversa ispirazione ideologica che esso ha coinvolto negli anni Ottanta sono rimaste valide, ma il gruppetto iniziale si è venuto assottigliando per la scomparsa di alcune colonne portanti (Gianna Campanini, Wilma Preti, Elisabetta Fiortentini). Inoltre non è stato più possibile pubblicare la omonima rivista.
A ciò si è aggiunto l'impegno di Tina Leonzi nel MOICA (Movimento italiano casalinghe).

L'ispirazione iniziale però non poteva morire. E' allora che da una parte Marisa Bellenzier ha continuato a promuovere i convegni di Progetto Donna e dall'altra il Centro Ricerche Personaliste, con "Prospettiva Donna", a cura di Giulia Paola Di Nicola, ha assunto l'impegno a riservare un inserto stabile dentro la rivista "Prospettiva Persona" alle donne, in certo modo assumendo in proprio l'attenzione alle problematiche di genere. La ragione dell'unione degli intenti tra Attilio Danese - che avvertiva l'esigenza di intraprendere l'avventura di una rivista animata dal personalismo- e Giulia Paola Di Nicola che voleva offrire alla donne un agorà per il confronto - va cercata in una sintonia di fondo, umana e culturale: sin dal primo numero della rivista, entrambe le "Prospettive" riunite in unica rivista, qualunque argomento abbiano affrontato, che fossero Mounier e il personalismo francese, i problemi dello sviluppo o il femminismo, hanno concordato nel mettere al centro dei valori il rispetto di ciascun essere umano, di qualunque razza, sesso, cultura, convinzione personale, come verifica delle proclamazioni teoriche, politiche, filosofiche ed anche religiose. Chi si riconosce in questo filone pensa la differenza sullo sfondo della reciprocità. Rifiuta ogni appiattimento in modelli unici e falsamente neutrali ( in fin dei conti solo maschili), come pure ogni esasperazione della differenza. Questa relazionalità, che caratterizza l'"essere per l'altro" di ciascuna persona ha la sua icona principale nella differenza tra uomo e donna.

"Prospettiva Donna" non vuole indugiare sugli effetti negativi della modernità né andare a rimorchio dei temi altrui, ma essere propositiva di nuovi traguardi, raccogliere il positivo che il mondo contemporaneo offre e mettere in dialogo uomini e donne, etnie, religioni e culture diverse, in un'ottica di reciprocità.
Oltre ad essere sempre possibili in essa le due voci, quella femminile e quella maschile, si offre anche la possibilità di leggere i problemi sollevati dalle donne entro un quadro di interdipendenza 

sistemica, costringendo anche "l'altra metà del cielo" (questa volta i maschi) a confrontarsi con l'ottica femminile.
In questi anni il confronto su Prospettiva Donna delle donne e degli uomini su tutti i temi che possono riguardare la qualità della vita di relazione si è allargato ed ha attraversato tutti i complessi problemi della società, portando un valido contributo di ricerca, di esperienza, di criticità, di progettualità.
A "Prospettiva Donna" è legata una rete di donne e uomini a livello nazionale e internazionale. All'occasione la rete può prendere iniziative culturali, da concordare di volta in volta, per entrare nel vivo del dibattito attuale. Il confronto è interdisciplinare, intra ed extraecclesiale, capace di coinvolgere donne e uomini di "buona volontà".
Nella diversità degli stili espositivi, degli approcci disciplinari (storico, antropologico, sociologico, teologico, politico), delle angolature molteplici scelte da studiose di diversa formazione culturale, Prospettiva Donna mette in contatto diverse competenze ed esperienze in spirito di dialogo, ritenendo che ogni intervento è un'occasione preziosa per verificare e condividere idee, intuizioni, dubbi, provocazioni. Mirando al bene di ciascuna persona, Prospettiva Donna vuole sollecitare alla "conversione" e alla "rivoluzione" culturali, processi che richiedono tempi lunghi, se si vogliono garantire risultati duraturi. Senza enfasi e trionfalismi, ma anche senza timidezze, le donne che si ritrovano nella rete di ·Prospettiva Donna· guardano al nostro tempo col suo carico di i potenzialità, come il luogo "teologico" in cui tradurre e incarnare l'essenzialità del messaggio evangelico, "utopia" realizzabile oltre gli egoismi, le diffidenze, le chiusure che, pur messe lucidamente in conto, non debbono impedire lo sguardo alto, verso il futuro.

Le sfide da raccogliere sono molte e decisive per il futuro dell'umanità: pace, famiglia e politiche familiari,maternità, sofferenza, povertà, nuove acquisizioni nel campo della bioetica e della tecnologia, teologia al femminile, ecologia, nuovi modelli di sviluppo, uso equilibrato delle risorse, organizzazione del mondo del lavoro, potere, non violenza...
Si può dire che è indispensabile oggi una sorta di ecologia del pensiero, perché il potenziale di speranza di ogni persona si liberi, impedendone l'atrofia nello scetticismo, nel tradizionalismo, nel puro pragmatismo, in ciò che può soffocare quanto di meglio c·è nelle aspirazioni umane.
Alle giovani generazioni,le donne di "Prospettia Donna" non vogliono trasmettere solo sazietà e individualismo, ma anche ideali credibili, prima che il disincanto e il consumismo dell'epoca post-moderna spengano ogni aspirazione.

"Prospettiva Donna" è aperta a quante\quanti sono disponibili ad un lavoro serio e corretto,in spirito di volontariato, libero da retoriche, da appannaggi di scuole e di partiti, dalla cultura come moda e ricerca del consenso, dal sapere come potere. Quando tante forze si mettono insieme, lavorando senza fini strumentali, andando oltre le inevitabili differenze e diffidenze, credendo nella contraddizione della forza della debolezza, è utopia che si fa storia.
Nutrire la realtà di ideali, nonostante e oltre il disincanto, è come infondervi l'anima e dunque spingere più avanti, nel proprio ambiente, il tratto di storia che a ciascuna/o è dato di vivere.
Non è più questa l'epoca delle manifestazioni plateali, delle rivendicazioni come grido di lotta lanciato sempre e comunque, dell'occupazione delle piazze e delle chiese, delle lamentele sterili e piagnucolose. È tempo di affinare gli strumenti della comunicazione, di assumersi l·onere di valutare opportunamente le condizioni e l'interlocutore/trice, sapendo dosare accellerazione e freni, con azioni mirate a lungo e medio termine, linguaggi provocatori e flessibilmente concilianti, a seconda delle situazioni, usando il calcolo realista delle possibilità di riuscita.
Si richiedono dunque intelligenza e forza, ma anche intuizione e flessibilità, parola e silenzi, antinomie sempre presenti quando si vuole agire senza fare massa, scegliendo da che parte schierarsi o quali sentieri percorrere, con l'umiltà e il coraggio di chi ha fermamente davanti gli obiettivi e non cede di fronte agli ostacoli.

Un'ultima notazione sull'ispirazione cristiana che si concorda di non occultare, quando c·è, e non imporre quando non c·é. Abbiamo considerato preoccupazione tipica della cultura di ieri quella di liberarsi di un Dio imposto, palesemente o insensibilmente, nella società e nei cuori. Oggi possiamo guardare più liberamente l'altra faccia della medaglia, senza timore di essere retrò e dire apertamente, con la semplicità che viene dallo stesso sentire, che i tentativi di scardinare Dio dal cuore della donna e dell'uomo non hanno sortito l'effetto desiderato e spesso hanno suscitato una più forte nostalgia. Sia "Progetto Donna" che il Centro Ricerche Personaliste sono associazioni laiche e tuttavia cristianamente ispirate. Non potrebbero contentarsi di fare cultura senza spendersi sui valori. Ma non potrebbero neppure fare della fede uno stendardo e una barriera. Entrambe assumono la coerenza tra idee, valori e comportamento come condizione di riconoscimento, oltre i diversi orientamenti politici, accademici e anche religiosi. A ciascuno studioso sentiamo il dovere di riconoscere la libertà interpretativa a tutto campo, secondo la sensibilità di ciascuno, senza pretese dogmatiche, offrendo piuttosto sollecitazioni, dando da pensare più che pensieri delineati, il più possibile liberi dal fanatismo e dalla paura. Coniugare cultura e fede è continuare a sentire il dovere di porre domande a Dio, in maniera sempre nuova, perché nel dialogo creatura-creatore, Dio non diventi un idolo maschilista né un idolo femminista. È sullo sfondo di una reciprocità che ogni domanda su Dio è, analogicamente, domanda sulla donna e sull'uomo, e viceversa.


© Centro Ricerche Personaliste di Teramo