La “Tenda” di Don Giovanni Saverioni ad Attilio Danese e redazione coordinata da  Margherita Di Francesco

 

“Come ho scritto su La Tenda di dicembre 2002, la ‘mia Tenda’ non è stata più pubblicata. E tanti hanno espresso dispiacere; alcuni hanno fatto proposte di aiuto, perché ‘La Tenda’ continuasse ad ospitare cronaca locale e riflessioni varie. Proposte vaghe: nessuno mi ha fatto capire che si prendeva piena responsabilità e pieno impegno. Dopo parecchi mesi, anche Attilio Danese ha chiesto di non lasciar morire  ‘La Tenda’, facendo proposte concrete, impegnandosi  per un primo numero entro maggio-giugno 2003 e assumendo piena responsabilità. Questa è stata la mia inderogabile richiesta e nessuno, prima di lui,  ha lasciato intendere di essere disponibile in tali termini. Non aggiungo altro se non che la decisione di Attilio Danese mi ha fatto piacere:  sono stato sempre convinto,infatti, che un giornaletto, un periodico locale, anche se di piccolo formato e di poche pagine, è uno sprone utile per chi vuole impegnarsi in  iniziative culturali, sociali o religiose ed è una testimonianza  gradita per i cittadini di oggi e di domani. Ecco perché, con dispiacere, ho lasciato la ‘mia Tenda’( che era un mezzo per colloquiare con i miei parrocchiani e con tanti lettori) e con piacere, ne saluto la rinascita anche se scritta da altri. Ciò non vuol dire che  la nuova ‘Tenda’ deve essere realizzata come la ‘mia Tenda’. L’essenziale è che sia, soprattutto, un periodico locale e che non oscuri l'impostazione di fondo che l'ha sempre caratterizzata.

Breve storia

Il 20 ottobre 1968, col consenso del Vescovo di Teramo, mons. Abele Conigli, diedi inizio alla nuova parrocchia di villa Mosca (Te): una zona che, nel dopoguerra, cominciava a popolarsi, anche grazie alla costruzione del Nuovo Ospedale civile

In questa zona non c’era la chiesa né c’era la casa parrocchiale. Inoltre gli abitanti erano venuti da tante zone  della provincia; si conoscevano poco e non erano legati a quella zona. Dicevamo messa, ora  in un garage  ora  in  un altro  e non tutti  frequentavano la mia messa. Per colloquiare con tutti i parrocchiani e per favorire l’unione, pensai di pubblicare un periodico, intitolato ’UN –DUE- TRE ‘, con sottotitolo :” Dove sono riuniti due o tre nel mio nome , là sono io, in mezzo a loro” (Mt.18,20).

La prima copia fu stampata a gennaio 1973. In quell’anno, complessivamente, ne stampammo sei numeri, in tipografia e l’ultimo numero (luglio-dicembre 1973) col ciclostile. Nel numero di ottobre del 1974, cambiammo il nome del periodico e lo chiamammo ’ La Tenda’ sia perché i parrocchiani, per ascoltare la messa, dovevano spostarsi da un garage all' altro sia per ricordare  che  l’uomo è di passaggio su questa terra. Andammo avanti ancora col ciclostile fino al 1975: il quarto numero di quell'anno fu stampato  in tipografia e così  di seguito. Intanto ‘La Tenda’ aveva cominciato ad interessarsi anche delle cronache di Teramo e provincia; un interesse allargato, in seguito, anche all’Abruzzo e un po’, al Molise. E, con questo impegno, abbiamo continuato fino all’ultimo numero: quello di dicembre 2002” d. Giovanni Saverioni, maggio 2003.

 

Continuità e discontinuità: raccogliemmo la sfida (maggio 2003)

Far continuare a vivere una testata come La Tenda, che era cresciuta nel tempo (da un semplice ciclostilato ad una dignitosa veste patinata) grazie alla competenza e alla dedizione del suo fondatore, don Giovanni Saverioni, era una sfida  intrigante.

Don Giovanni ha  ripetuto spesso: "Se S. Paolo  vivesse oggi  farebbe il giornalista". 

Così da prete ha effuso la sua passione in questa attività, unendola a quella di parroco. Era giusto perciò che rimanesse come direttore onorario, anche se ha voluto passare il testimone a noi. Lo ringraziamo ancora una volta di cuore per la fiducia accordataci. 

Anche noi vi abbiamo messo la nostra passione dando continuità all’impegno mensile di un giornale di informazione e di cultura, ben radicato sul territorio teramano. Aggiungemmo un sottotitolo "in Prospettiva Persona", per qualificare apertamente l’orizzonte di riferimento e il gruppo che vi avrebbe lavorato. La Tenda sino ad allora partiva dalla parrocchia della Madonna della Salute. Anche noi abbiamo lavorato a partire da un radicamento sul territorio: gli amici e i collaboratori de "La Tenda", che nel tempo hanno costituito di fatto il grosso del gruppo redazionale,  s’incontrano ancora presso la sala di Lettura "Prospettiva Persona", in centro città, messa a disposizione dall’Arciconfraternita dell’Annunziata, con la collaborazione della Fondazione Tercas.  Essi sono  diventati  strada facendo una comunità che ha condiviso e condivide l’impegno per una  cultura viva, aperta, eticamente sostenuta. Non abbiamo voluto farne un giornale stilato a tavolino, un mezzo di propaganda di ideologie precostituite, un giornale ad una sola direzione, ma un agile strumento di comunicazione e collegamento con quanti si riconoscevano e riconoscono nella stessa tensione morale e intellettuale, al di là delle appartenenze.

La presenza del mensile nel panorama locale, già ricco di altre testate, alcune secolari e altre in progress,  si giustifica ancora perché espressione di quanti vogliono informazioni corrette, pluraliste, capaci di raccogliere il pullulare delle iniziative nella società civile e di segnalare e moltiplicare i fermenti positivi in atto. Forse tutti abbiamo desiderato, una volta o l’altra, ripulire il clima dall’inquinamento prodotto dall’antagonismo puro, dall'intellettualismo astratto, dal materialismo,  dal consumismo diffuso, dalle false separazioni tra ragione e morale, pensiero  e vita. La Tenda ha avuto come sempre una cadenza mensile (dieci numeri in un anno) e cercherà di  sviluppare ancora un occhio critico e propositivo per dare il proprio contributo alla costruzione di un futuro migliore. Lo stile giornalistico, il più possibile diretto e incisivo.    Non abbiamo mai nascosto  l’ispirazione cristiana del giornale, che non poteva non emergere qua e là nei diversi scritti come una esigenza di ricomposizione del sapere entro orizzonti più ampi.  Non ne abbiamo  però, mai fatto una barriera ideologica che potesse in qualche modo ostacolare il dialogo con tutti gli uomini di buona volontà. La sfida  che raccogliemmo, a nove anni di distanza ci sembra vinta e ne era convinto anche don Giovanni che più volte ce lo ha riconosciuto. Nel suo nome continueremo a seminare input critici e positivi per migliorare se possibile un poco la qualità morale dell’aria che ci circonda nel tempo presente.

Don Giovanni ne sono sicuro sorride, ci benedice e, gli dispiace solo di non poterci offrire un caffè.  Nel mese di maggio del 2013 qal compimento del decennale del nuovo corso faremo un bilancio, che ci auguriamo potrà dare nuovo impulso al nostro impegno di continuità ideale con il suo fondatore.     

 

          Attilio Danese