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Testimonianze sul Battesimo I



Testimonianze sul Battesimo 

Il mancato battesimo ha costituito a lungo un impedimento per molti cattolici ad accogliere il dono del pensiero di Simone come un contributo al dibattito interno al cattolicesimo. E' apparso particolarmente inquietante il rifiuto volontario del battesimo, posizione che le ha procurato reazioni di difesa apologetica, con "risposte ortodosse" e anche non pochi rifiuti pregiudiziali, soprattutto prima degli anni ‘60 (valga tra tutti I. Mancini[1]). Si può comprendere quanto sia stato altrettanto inquietante saperla battezzata, pur essendo rimasta fedele alle sue convinzioni. Alla notizia dell'avvenuto battesimo reazioni di disagio sono state manifestate anche da parte di chi l'aveva catalo­gata tra i socialisti anarchici, agnostici e anticlericali e si era affrettato ad assumerla a modello di una volontaria posizione antiecclesiale. La richiesta in extremis di essere battezzata è stata presentata come frutto della debolezza fisica e psichica nel tentativo di invalidarne il significato[2].

Vi è stato chi ha continuato a rifiutare di riconoscere l'avvenuto battesimo. Tuttavia, a fronte dei biografi che continuano a raccontare di una morte per scompenso cardiaco senza aver ricevuto il battesimo, oggi è ritenuta credibile la testimonianza riportata da G. Hourdin: «Noi siamo convinti, per quanto è possibile, che Simone Weil è stata battezzata a Londra quando era ancora in ospedale. È stata battezzata in maniera riservata, da una persona del suo giro, Simone Deitz, che allora era la sua migliore amica, che lo riconosce, che l'afferma, che è, a dire il vero, la sola testimone del fatto, ma che non vuole che si pubblichi il suo nome...»[3]. Simone Deitz infatti ha tenuto segreta la cosa per quasi mezzo secolo, anche se già J. Cabaud e Simone Pétrément ne avevano dato notizia, senza nominare l'autrice del battesimo, che voleva restare sconosciuta[4].

Sempre Hourdin ha attestato che Simone domandò ella stessa il battesimo, esplicitamente, che quindi non le fu somministrato dietro pressione di alcuna persona. Al battesimo hanno creduto A. Devaux («È incontestabile, oggi, che Simone Weil è stata battezzata») e p. Perrin, che ha sostenuto di aver incontrato "l'amica che desidera restare anonima" durante un viaggio nell'ottobre 1987[5]. Non abbiamo ragioni serie per dubitare della verità di tali testimonianze e, del resto, p. Perrin sostiene che più volte Simone gli aveva confidato che "ricevere il battesimo in punto di morte poteva essere per lei auspicabile"[6]. Era stato proprio il domenicano, il primo prete da lei conosciuto, a porle la questione del battesimo. P. Perrin aveva letto e meditato con lei il dialogo di Gesù con Nicodemo, discutendo circa la necessità di rinascere dall'acqua e dallo spirito, nonché il brano di Marco, che riporta la missione affidata da Gesù agli apostoli di battezzare tutti gli uomini. Simone dubitava della conclusione di Marco (Mc16, 16): «Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato»[7].

Probabilmente Simone aveva deciso già da tempo in cuor suo il battesimo, se è vero che lo aveva richiesto esplicitamente ad alcuni amici cattolici, nel caso fosse entrata in coma. L'approssimarsi della morte deve aver giocato un ruolo decisivo, tagliando corto con la scissione tra la sua intelligenza, che continuava a formulare obiezioni, e l'amore del Cristo, che accendeva in lei il desiderio di essergli ricongiunta anche grazie al battesimo. Fu il Cristo a prevalere e pensiamo anche a farle capire che era giunto il momento.

Molti si sono domandati come mai Simone abbia scelto S. Deitz per un'azione così a lungo attesa e sospirata da p. Perrin. Probabilmente un ruolo decisivo lo giocarono le circostanze. Con i preti non era andata bene, compreso l'ultimo, l'Abbé de Naurois. Molti l'avevano esplicitamente ritenuta immatura per questa tappa, data la sua contestazione dei contenuti della fede e  il suo approccio critico e provocatorio. La persona più adatta, stando a Londra, non poteva essere che Simone Deitz, un'ebrea cattolica alla quale Simone aveva detto: "Tu sei come me, un pezzo maltagliato da Dio. Ma io presto non voglio più essere tagliato, voglio essere aggiunto e unito". In Attesa di Dio Simone usa le espressioni: «Forse Dio si compiace di utilizzare le scorie, gli scarti, i rifiuti. Dopotutto, anche se il pane dell'ostia fosse ammuffito, diventerebbe ugualmente il corpo di Cristo dopo che il prete lo ha consacrato»[1].

 Questo il racconto della Deitz circa la sua amicizia con Simone, attestata dalla lettera inviata a Hourdin: «Ho incontrato Simone Weil a New York, al Consolato di Francia che si occupava delle partenze per l'Inghilterra. Là, lei mi ha domandato se volevo essere sua amica. Ho risposto di sì, per principio. Non sapevo in quel momento dove lei mi avrebbe cacciata... Quando siamo partite per Londra, eravamo nello stesso convoglio - lei dice - non nella stessa nave. Siamo arrivate insieme e siamo andate nella prigione dorata Patriotic School... Lei è rimasta più a lungo di me. Io non avevo fatto la guerra di Spagna e mio fratello non si chiamava André Weil... Per un caso curioso, abbiamo lavorato nello stesso edificio. Potevo vederla nella sala illuminata. Non la vedevo tutti i giorni. Aveva ritrovato degli amici... Non potendo tornare in Francia, viveva una crisi di disperazione dovuta forse alla granulia polmonare che la corrodeva... Una sera senza comprendere il perché, mi sono precipitata da lei e ho esigito che mi aprissero la porta. Era svenuta vicino alla stufa a gas. Qualche minuto più tardi sarebbe morta. E noi non avremmo ciò che abbiamo di lei e non sarebbe stata battezzata.  Questo battesimo ha importanza? Non lo credo, al punto in cui sono»[2].

La Deitz rimase particolarmente vicina a Simone negli ultimi giorni di vita. Andava a visitarla regolarmente in ospedale, parlando con lei di Dio e  pregando. Hourdin riporta il seguente racconto di S. Deitz a p. Perrin, così come quest'ultimo glielo ha  riferito in una lettera: «Alcuni giorni prima della partenza per il sanatorio di Ashford, dove l'avrebbe colta la morte, il 24 Agosto 1943, Simone ebbe una discussione assai vivace con un sacerdote francese, che si trovava di passaggio a Londra e simpatizzava con "France Libre". Questi l'aveva rimproverata per la sua ostinazione di fronte alla dottrina della Chiesa cattolica, dicendole che le sue posizioni si opponevano al battesimo. Trovandosi poi sola con l'amica, Simone le chiese di battezzarla. L'amica accettò volentieri, aprì il rubinetto dell'acqua, congiunse le mani, riempiendole di acqua che versò sulla fronte di Simone, mentre questa recitava le parole del Credo. Detta amica ripetè il gesto dinanzi a me. Dunque Simone ha ricevuto il battesimo consapevolmente e dopo averlo chiesto.  (continua)



[1] AD, 79.

[2] Rip. in G. Hourdin, Simone Weil, cit.,   230-231.



[1] Anche il giudizio di I. Mancini risente della questione del battesimo quando calca la mano su un percorso solitario, senza comunità, quando parla di «un'avventura in termini individuali, solitari e mai comunitari (questo credo sia il motivo vero della sua non accettazione della ecclesialità e del battesimo). In fondo la Weil rimane un'anima tragica, che non ha compagni di viaggio, ma solo incontri straordinari, irripetibili, ineffabili. È  il destino dell'"anima tragica" come lo tratteggiò e lo definì Lukács nel 1911 e con il celebre scritto sulla Metafisica della tragedia. Tale presupposto porta al seguente giudizio: «L'elitarismo aristocratico rende straordinaria, ma anche elitaria e un poco fastidiosa e arrogante, la pretesa della Weil di porsi come guida e modello. Questo io direi il carattere della misticità che non convince» (I. Mancini, op. cit., 54). Tuttavia I. Mancini ci ha confidato il suo profondo apprezzamento per la Weil in occasione della premiazione conferita al libro Simone Weil. Abitare la contraddizione (cit.) nella edizione 1992 del "Premio di saggistica Montesilvano", in cui egli era presidente della giuria.

[2] Cf J. Kuhlmann, Gültig getauft, in «Geist und Leben», 63 (1990), 41.

[3] G. Hourdin, Simone Weil, cit., 223.

[4] La reazione dei lettori cattolici è in parte espressa da N. Fabbretti, che ha diffuso la notizia in Italia, scrivendo che il cammino spirituale di Simone poco prima di morire col battesimo «ha avuto il crisma di una radicale povertà di segni esteriori: la stanza d'una clinica, l'acqua di un rubinetto, una battezzante laica» N. Fabbretti, Simone Weil morì battezzata,  in «Jesus», 5 (1990), 68-79.

[5] Lettera di p. Perrin a Hourdin,  dopo che questi aveva scritto l'articolo L'Actualité religieuse dans le monde (15, Maggio 1998), rip. in G. Hourdin, Simone Weil, cit., 230.

[6] Testimonianza di P. Perrin, in D. Canciani, Tra sventura..., cit., 124.

[7] P. Perrin, che faceva il possibile per andarle incontro, le aveva anche suggerito di leggere il testo di H. De Lubac, Catholicisme. Les aspects sociaux du dogme, ma non sappiamo se il consiglio fu seguito.

 
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