La vita di Simone Weil al Salotto culturale di martedì 18 novembre

Con il contributo della Tercas e il Patrocinio della città di Teramo e della Provincia di Teramo 

Comunicato Stampa 

Il Salotto culturale 2008 in questa settimana  presenta:  

18MARTEDI'  ore 18Presentiamo gli autoriConosciamo la vita di Simone Weila cura di Giulia Paola Di Nicola e Attilio Danese
21 VENERDI'
  

 

 

 

 

In Collaborazione con la Confraternita SS. AnnunziataOre 9-12: Cultura Religiosa0re 17,30  Incontriamo  le istituzioni. Incontro con  il Vescovo di Teramo e Atri: Mons. Michele Seccia18,30 -19,30: Il Vescovo incontra “” le famiglie in situazioni difficili”

 Approfondimento:Simone WeilNata il 3 febbraio 1909 in una famiglia benestante ebraica, sorella del matematico André Weil, educata all’amore per la cultura  in un  clima agnostico, Simone avvertiva il forte richiamo della giustizia e mirava all’essenziale: la vita orientata verso la verità.  “Tre sono le vie per cui l’essere umano può raggiungere quel regno: il desiderio della verità, il perpetuo sforzo di attenzione per attingervi e l’obbedienza alla propria vocazione”.Trovò un maestro di filosofia in Alain (Émile-Auguste Chartier), suo professore al Lycée Henri-IV a Parigi. Unì l’insegnamento all’impegno sindacale per la difesa dei ceti sociali più oppressi, in particolare  disoccupati,  operai,  ferrovieri.  Dal dicembre del 1934 all’agosto del 1935 sperimentò direttamente i disagi della fabbrica come operaia nelle condizioni dure dell’industria pesante.Nel 1936 scelse di andare a combattere in Spagna contro i franchisti, ma un banale incidente la costrinse a tornare indietro.   Nel 1937 nella Porziuncola in S. Maria degli Angeli ad Assisi,  qualcosa di più forte di lei la costrinse, per la prima volta,  a mettersi in ginocchio.  Nel 1938, affascinata dai canti gregoriani della settimana santa, trascorse 10 giorni a Solesmes, dove fece l’incontro decisivo della sua vita. Con l’invasione  dei nazisti riparò con i genitori a Marsiglia dove coltivò l’amicizia con il Padre Perrin e il filosofo Gustave Thibon, lavorando  per alcuni mesi come contadina. Nel ’42 si imbarcò per gli Stati Uniti insieme ai genitori, sperando sempre di poter rientrare in patria per combattere contro Hitler. Ottenuto un incarico a Londra per France Libre, Simone chiese di  essere impiegata in qualche operazione di sabotaggio. Pensò anche ad un «Progetto» per infermiere di prima linea,  con la disponibilità a dare la vita senza riserve.  Morì il 24 agosto 1943 nel sanatorio di Ashford, dopo aver ricevuto il Battesimo dall’amica Simone Deitz.I suoi scritti sono stati pubblicati postumi presso l’Editore Gallimard di Parigi.  Sono ancora in via di pubblicazione i 17 volumi dell’edizione critica.  Per la Bibliografia  italiana di e su Simone Weil si veda “Prospettiva Persona” n. 65/66 (2008).Su “Le Figaro Littéraire” del 1950 si legge: “Considero l'apparizione di SW nella vita culturale francese come l'avvenimento più importante che abbia segnato questa vita dopo la guerra”. Per A. Camus: “Dopo Marx… il pensiero politico e sociale non ha prodotto in Occidente nulla di più penetrante e di più profetico”. Carlo Bo, a sua volta, l’ha  considerata: “un miracolo del nostro tempo”.Simone Weil è pietra d’inciampo per le ideologie, i massimalismi contrapposti, le cadute della cultura postmoderna. Comunista e anticomunista, agnostica e mistica, pacifista e battagliera, intellettuale e operaia, Simone esercita un deciso fascino sulle culture occidentali e  orientali a testimonianza della sua “vocazione” interculturale e interreligiosa: «…tradirei la verità… se abbandonassi la posizione in cui mi trovo sin dalla nascita, cioè il punto di intersezione tra il cristianesimo e tutto ciò che è al di fuori di esso».Nel Centenario della nascita, il Centro Ricerche Personaliste ha voluto dedicarle il VII Congresso internazionale della rivista “Prospettiva Persona”. Ha scelto la questione antropologica come chiave di lettura del pensiero di Simone Weil a partire dalla dialettica tra personale e impersonale. Il pensiero di Simone sollecita ad evitare ogni riduzione antropomorfica della verità e a confrontare la tradizione del Dio persona con quella di un Dio impersonale, riflesso dell’ordine del mondo, che “ama, non come io amo, ma come uno smeraldo è verde” e perciò fa “piovere sui buoni e sui cattivi”. L’aporia tra personale e impersonale, tra il Dio dei mistici e quello della necessità, si riflette nella persona, che non può attingere la verità senza dire “io” e che, per la stessa ragione, è obbligata ad andare oltre e talvolta contro l’io.