19.042010. Un'aureola per due al Cenacolo di Santa Croce a Firenze

 

 UN’AUREOLA PER DUE Firenze - 19 aprile 2010 al Cenacolo di S.Croce di
Daniele Rapisardi, critico
 
 Da tempo mi frullava nella mente il simpatico titolo di questo spettacolo definito da più parti ‘Oratorio’ e allettato anche dalla possibilità di ritrovarmi al Cenacolo di S. Croce a pochi metri dalla cappella de’ Pazzi, dalla sepoltura di Michelangelo e Foscolo, non potevo rinunciare. Già scendendo alla stazione di S. Maria Novella si respira la Firenze dal grande passato con una gran voglia di emularlo, ed è stata questa, in fondo, la tonalità d’apertura di p. Antonio Di Marcantonio, rettore della Basilica, di Stefania Fuscagni, Presidente dell’Opera di Santa Croce, e degli interventi di don Paolo Gentili, responsabile Ufficio famiglia della Cei, di Giulia Paola Di Nicola e Attilio Danese, biografi.             
  Un’aureola per due, la storia d’amore del catanese Luigi Beltrame Quattrocchi e della fiorentina Maria Corsini, giusto del quartiere di Santa Croce e battezzata nel bel S.Giovanni. Si giocava in casa, dunque. Sotto lo scenografico Albero della Vita e l’Ultima Cena di Taddeo Gaddi è andata in scena la 62° replica dello spettacolo firmato da Giacomo Maria Danese per la direzione musicale e da Maffino Redi Maghenzani – testo e regia - come insieme hanno firmato “Abissi e vette Simone Weil”. Il ticchettare dei passi degli artisti a salire dal fondo in una sala in attesa, il lieve inchino, l’accordatura di prassi tra pianoforte e la viola di Samuele Danese, il delicato cenno di mano e di sorriso del m.o Giacomo Maria Danese, così ha preso avvio lo spettacolo per non interrompersi più fino all’ultima nota.        
          
Più classico nella tessitura di “Abissi e vette, Simone Weil” e di “Ars Amoris” per la compresenza di pianoforte e viola, violoncello e flauto traverso, soprano e tenore, attrice e attore, l’insieme è di solido impianto e a giusta ragione è definito ‘Oratorio’. Nella sostanza è un ‘duetto’ di parola e musica, di musica e canto, di maschile e femminile, in altre parole di Maria e Luigi che si raccontano e vengono raccontati dai figli in una pregevole continuità priva di cesure sicché la storia scivola nell’anima a partire dall’ innamoramento, dalla prima parola d’amore mentre Maria esegue la Sonata di Beethoven, su su fino alle vette della santità.                  

Mentre le parole vanno, il quartetto ricrea con brio le atmosfere d’inizio secolo e duettano così anche il trecento della parete di fondo e il novecento del palco: due secoli per un uomo e una donna innamorati, sposi, genitori, educatori, impegnati nel sociale, nella cultura, nella chiesa. Lettere d’amore struggenti di un ‘passionale nobile’ che include il pudore - “ il pudore è un velo, mantiene intatti i profumi” - e per le espressioni più tenere la trovata dell’inglese duettata da Angelo Petrone e Maria Rosaria Olori ( lei in serata magica e lui che finalmente può dispiegare le tonalità della sua pregevole tastiera espressiva ora alleggerendo ora intimizzando). Il quartetto - con Antonio d’Antonio al violoncello, la viola di Samuele Danese ed il flauto traverso di Mauro Baiocco ( ciascuno di notevole,oltretutto, presenza scenica) - è diretto dal m.o Giacomo Maria Danese rigoroso e fantasioso ad un tempo, classico e così contemporaneo con la sua Ave Maria che s’incunea modernissima – e ben collocata - sul finire di spettacolo nella scena degli addii.                  

E torna così il segreto di questi ConcerTheater: le note che esaltano la parola e la porgono con grazia, poesia e capacità penetrativa ad un pubblico che si ritrova – senza tempo - un messaggio nel cuore perché la bellezza si fa strada tra i meandri dei sentimenti, dei pensieri e dei crucci, magìa dell’arte. Parola, musica, canto, attimi di silenzio, sguardi, umano, sovrumano, la tastiera della vita (e delle sue dimensioni) non viene risparmiata né sui tasti bianchi né su quelli neri, né sui diesis dei giorni lieti né sui bemolle delle tristezze. Non sapevo che Maria Corsini aveva scritto parecchio - e su disparati argomenti - ma le note lo fanno intendere; Maria Corsini amava letteratura e musica ma aveva dunque bella penna come dimostrano gli stralci - recitati con passione dalla Olori - scritti di suo pugno e dotati di autentico valore letterario. Durante lo spettacolo – si intravedono i capelli bianchi di Enrichetta in prima fila sulla destra Lo spettacolo s’avvia al finale con la soprano veronese Barbara Aldegheri (nel suo abito verde intonato con gli affreschi della parete di fondo) che dà voce ad un sentimento non più esprimibile neppure in parole o in canto, ma solo dal vocalizzo (dall’ indefinito perché più vicino all’infinito) e lei Barbara -Maria Corsini fra il pubblico, eleva tutti in alto puntando lo sguardo dello spirito verso quell’anima che lo attende. A farle da eco, vibrante, il tenore Nunzio Fazzini- Luigi Beltrame con uno struggente ‘Vien ma toute belle’, fine e delicato intreccio di umano e sovrumano, di aldiqua e aldilà, Cantico d’amore che nel suo culmine viene affidato dapprima a tutte le voci dell’ensemble ed infine ad una nota, una soltanto, della viola di Samuele Danese: nota trattenuta fino a sfumare in un intenso sentimento di bellezza e nostalgia a mo’ di sipario che va a chiudersi per custodire ciò che è stato deposto nei cuori insieme agli affreschi del Gaddi venuti via via a far parte integrante dell’aureola per due. 
Seduto sul fondo accanto ad una maestosa quanto potente ‘Trinità’ (di cui non ricordo l’autore - ove il Padre allarga le braccia sia per mandare lo Spirito sia per sostenere il Figlio deposto dalla croce) non posso non registrare, a luci riaccese, il vivo vocìo di gente colma d’un unico sentimento fra strette di mano, sorrisi, congratulazioni, dialoghi; una comunicazione a 360 gradi fra pubblico e artisti, tra artisti e amici ritrovati venuti da città diverse - Roma, Teramo, Torino, Sardegna, Termoli…- desiderio e sentimento di gioia nel restare e insieme respirare quella magia così reale e ora moltiplicata, pronta ad uscire dal cenacolo.
Tanto fa il miracolo d’amore tra un uomo e una donna in connubio con la bellezza: con tali note s’è espressa in finale di serata la figlia Enrichetta Beltrame Quattrocchi venuta da Roma dove abita ancora la casa di famiglia. Un plauso al quartetto musicale di fine affiatamento, al m.o Danese, ai cantanti che duettando si emulano senza volersi superare, agli attori, alla regia signorile e snella che dà leggerezza all’impianto classico di un ‘Oratorio’ che va comunque a recuperare l’idea originaria di tale modalità espressiva. Una menzione anche per il fonico Angelo Zanini per aver saputo collocare un complesso gioco di musiche e voci. Un grazie allo Studio teologico per laici e all’Opera di Santa Croce in collaborazione dell’Ufficio per la famiglia della Conferenza episcopale italiana per essersi fatti promotori di tale atto d’omaggio, di bellezza e di riconoscenza ai coniugi Beltrame Quattrocchi ed in particolare alla conterranea Maria Corsini. 
Daniele Rapisardi, critico