Centenario Simone Weil: "Venezia Salva". Omaggio a Simone Weil

 

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"Venezia Salva". Omaggio a Simone Weil

Venezia, Magazzini del Sale

dal 7 Giugno 2009 al 20 Settembre 2009 dalle 15:00 alle 18:00
tranne Lunedì

 

 

 

Artiste coinvolte nel progetto: Carol Rama - Maria Lai - Lidia Puglioli - Mirella Bentivoglio - Carla Accardi - Sara Campesan - Ida Barbarigo - Anna Torelli - Valentina Berardinone - Elisa Montessori - Gabriella Benedini - Giosetta Fioroni - Lucia Marcucci - Irma Blank - Renata Boero - Amalia Del Ponte - Cloti Ricciardi - Fausta Squatriti - Chiara Diamantini - Paola Gandolfi - Lucilla Catania - Marilena Sassi - Maria Bernardone - Liliana Moro - Monica Bonvicini - Sara Rossi - Lara Favaretto ispirate a "Venezia salva" di Simone Weil.


Curatrice: Vittoria Surian, in collaborazione con Stefano Cecchetto, Lidia Panzeri, Carla Turola
Compartecipazioni: Comune di Venezia Assessorato alla Produzione culturale
Con il patrocinio di: Associazione Culturale Italo Francese (ACIF)
Organizzatori: Associazione culturale Cicero Eventi - Associazione culturale Eidos Venezia
Con la collaborazione di
ANISA Venezia (Ass.Naz.lnsegnanti Storia dell'Arte); Associazione Culturale Leggere Donna - Tufani; Centro Culturale Candiani Mestre
Sponsor: Casa Editrice Eidos, Cartiere Fedrigoni, Alberto Parise editore - stampatore

Inaugurazione: Mercoledì 3 giugno 2009, ore 18,30 alla presenza dell' Assessora alla Produzione Culturale Luana Zanella, presso la sede n. 4 dei Magazzini del Sale (Punta della Dogana).

Il tema della bellezza è centrale in tutta l'opera della filosofa francese, di cui quest'anno ricorre il centenario della nascita. In particolare nella sua tragedia incompiuta "Venezia salva", la bellezza assume una connotazione salvifica. La vicenda narrata è quella della congiura del XVII secolo che avrebbe dovuto rovesciare il potere dogale e comportare la distruzione della città. Il piano eversivo tuttavia fallisce perché il capo dei congiurati, Jaffier, vede all'improvviso la bellezza di Venezia e la salva denunciando il complotto alle autorità.


Disegno di Giosetta Fioroni
Disegno di Giosetta Fioroni

Per celebrare nel modo migliore il centenario di Simone Weil è stato chiesto alle più importanti artiste italiane, attive nella seconda metà del ‘900, di creare un' opera-cahier originale. Le autrici hanno avuto la possibilità di realizzarla in materiali diversi, ma con un preciso riferimento alla tipologia del libro, che, essendo per sua natura un segreto, non si apre nello spazio o sulla parete, ma si chiude come un pensiero su cui meditare.

 

Le artiste coinvolte nel progetto hanno partecipato, in quanto invitate, ad una o più edizioni della Biennale, dal 1948 al 2005; ad alcune di esse è stato assegnato il Leon d'oro. Questa mostra ha anche il merito di riunirle e di evidenziare uno spaccato quanto mai significativo della creatività femminile italiana degli ultimi sessant'anni, trasversale a diverse generazioni. Nella realizzazione di un libro d'artista l'antico problema dei rapporti tra la parola e l'immagine è superato dalle raffinate tecniche e dalle inedite espressioni artistiche elaborate dalle protagoniste di questa affascinante avventura visiva. II processo del loro lavoro, costantemente in crescita è sottolineato anche da una costante capacità di relazionarsi, spesso in modo propositivo, con le sfide piu stimolanti recepite dal mondo dell'arte internazionale. Dentro al recinto di una "cornice" costretta dal libro, il mondo creativo di queste artiste rivela l'esecuzione di un movimento che non induce alla dispersione, ma alla concentrazione, e nello stesso tempo rivela tutta la bellezza del loro manufatto artistico. II modo migliore, insomma, per un "Omaggio a Simone Weil".

La mostra è organizzata dalle Associazioni Culturali Eidos e Cicero Eventi in collaborazione con l'Assessorato alla Produzione Culturale del Comune di Venezia, e rientra negli Eventi Collaterali della 53° Esposizione Internazionale d'Arte - La Biennale di Venezia


Simone Weil e l'italia: l'appagamento di un desiderio


di Gabriella Fiori


Simone Weil
Simone Weil

"Quando si è veramente sognato una cosa, bisogna finire per farla: questa è la mia morale". Questo consiglio ai genitori, per una loro vacanza, è lo stesso che guida Simone Weil nel desiderio dei suoi due viaggi in Italia (fine aprile-metà giugno 1937; fine maggio-inizio agosto 1938) e nella volontà di esaudirlo. L'Italia è per lei un'isola dell'anima, a cui approda con ardore.

Per la prima volta la vediamo vivere una fase di benefica vacanza, in cui gli studi e le letture mettono in risalto la fisionomia dei luoghi (Macchiavelli, Galilei, Dante, Lorenzo il Magnifico, i"Fioretti" di S. Francesco nel 1937), e la fisionomia dei luoghi è interpretata e descritta con abbandono affettivo (1937: a Firenze pensa di aver vissuto "una vita anteriore"; Assisi ha campagne "tanto soavi, miracolosamente evangeliche e francescane"; 1938: Venezia emerge, mirabile e incantata, la città-simbolo del nutrimento di un gruppo umano).


Gioiosa, Simone non ha abbastanza occhi per vedere, orecchi per ascoltare. Cammina infaticabile; lei, che soffre da anni di una grave emicrania, non accusa mai mal di testa. Ché l'Italia è per lei nutrimento: affettivo, soprattutto attraverso gli incontri casuali; di ispirazione estetica, a lei donata dalla pittura (Leonardo, Giotto, Giorgione), dalla scultura (Michelangelo), dall'architettura (la "divina cupola" di San Pietro con la piazza che la precede) e dalla musica (Monteverdi); di valore spirituale e dell'ambiente attraverso le città.

Un evento che mi pare riassuma, quasi emblema, il rapporto fra Simone e questa sua patria interiore è un fatto: l'Italia

risuscita in lei una vocazione per vari motivi inibita fin dall'adolescenza: la vocazione per la poesia. Desiderio profondo che dà il suo frutto nella tragedia incompiuta "Venezia salva", su cui Simone lavorerà soprattutto nel 1940.

"Venezia salva" è la sintesi di un microcosmo poetico delle idee e del pensiero politico weiliano sui "rapporti di forza" nella società. Coloro che si credono forti e sono ebbri dell'illusione della forza sono i veri schiavi. Loro padrone è il sogno, il sogno che è legato alla "necessità" di mentirsi perché non si sopporta la propria impotenza sulla terra.



Ne nasce la volontà perversa di distruzione della realtà per trasmutarla nel proprio sogno. E' l'azione della tragedia, fatto autentico che avvenne nel 1618: la congiura degli spagnoli contro Venezia, ordita dall'ambasciatore spagnolo e da lui affidata per l'esecuzione a Renaud signore francese di età avanzata, spirito machiavellico "di alta saggezza politica" e a Pierre, pirata provenzale, capitano e marinaio di fama. Il piano prevedeva l'agire in piena notte, la vigilia di Pentecoste, con la collaborazione dei mercenari di guarnigione a Venezia, appiccando il fuoco in tutti i quartieri. Ma uno dei capi, Jaffier, provenzale, capitano di vascello, "fece fallire la congiura, rivelandola al Consiglio dei Dieci, per pietà verso la città". Questa "pietà" ritenuta dal Saint Réal, il primo autore della novella storica sulla congiura, mera vigliaccheria e poi trascurata come motivo assurdo da altri autori, appare a Simone motivo di una "bellezza esemplare". Gesto di un "uomo attento", che si distaccava da se stesso, così riuscendo a vedere "le cose nude", libere in primo luogo dalla "illusione della forza" e a compiere l'azione "anormale, ma possibile, e il bene". (Simone Weil, "Poémes suivis de Venise sauvée", Gallimard, Paris 1968).

L'arte doveva darne coscienza.


Gabriella Fiori


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