Intervento del Ministro Sandro Bondi al Convegno su Simone Weil
2008-12-14
Intervento del Ministro Bondi al convegno Persona impersonale: la questione antropologica in Simone Weil 10dicembre 2008 a Teramo.
“Ringrazio gli organizzatori di questo convegno anche per l’occasione di rileggere le opere
di una pensatrice in cui libertà intellettuale, grandezza d’animo, volontà di bene eprofondità di pensiero convivono insieme.La sua vicenda umana e intellettuale appare profondamente segnata dalla vicende deitotalitarismi della prima metà del Novecento. L’esile donna dall’esistenza intensa ebrevissima, la giovane che a Parigi nel 1931 tiene testa a Trotzkij, la filosofa ebrea che sitrasforma in “pellegrina dell’assoluto” interpreta la profonda inquietudine dell’uomocontemporaneo in una tensione carica di rappresentatività anche simbolica.Il suo pensiero è caratterizzato dall’esigenza di essere ancorato al contesto sociale epolitico di appartenenza. L'uomo è il valore supremo calpestato non solo dai movimentiche si richiamano al marxismo, ma anche da quei movimenti che assumono una sorta difatalismo e di disinteresse nei confronti di chi al momento soffre, aspettando che una felicecatastrofe porti un capovolgimento della società. Da questo si capisce perché per SimoneWeil essere rivoluzionari significa invocare coi propri desideri e aiutare con le proprieazioni tutto ciò che può, direttamente o indirettamente, alleggerire o sollevare il peso cheschiaccia la massa degli uomini. Intesa così, “la rivoluzione viene ad essere un ideale, ungiudizio di valore, una volontà e non un’interpretazione della storia e del meccanismosociale”.Alla Weil sembra che l’uomo abbia perso la sua umanità in un mondo dove vi è unasproporzione mostruosa tra il corpo dell’uomo, il suo spirito e le cose che costituiscono glielementi della vita umanitaria. Noi viviamo in mondo dove nulla è a misura dell'uomo, eall'interno di questa società, l'uomo sperimenta l'impotenza e l'angoscia. “La società èdiventata una macchina per comprimere il cuore” e per fabbricare l'incoscienza, la
stupidità, la corruzione, la disonestà e soprattutto la vertigine del caos. Di fronte a tutte leforme di oppressione, di fronte a questo stato doloroso, Simone Weil fa appello ad unobbligo eterno: quello verso l'essere umano in quanto tale. Il suo pensiero è caratterizzatodall’esigenza di essere ancorato al contesto sociale e politico di appartenenza. L'uomo è ilvalore supremo calpestato non solo dai movimenti che si richiamano al marxismo, maanche da quei movimenti che assumono una sorta di fatalismo e di disinteresse neiconfronti di chi al momento soffre, aspettando che una felice catastrofe porti uncapovolgimento della società in cui “gli ultimi saranno i primi”.Simone Weil è una pensatrice che trae dalla profondità del suo approccio metafisico ereligioso le ragioni vere del suo impegno storico-sociale. La sua vicenda umana eintellettuale appare profondamente segnata dalla vicende dei totalitarismi della prima metàdel Novecento.Per la Weil l’indicazione della “persona” come motore della storia rischia di rendere unicoprincipio metafisico ciò che è sommamente complesso, vale a dire il divenire storico,umano e sociale, nell’ottica di un disegno soprannaturale.La domanda originaria della Weil non è principalmente filosofica, ma teologica: la realtàdeve avere un’origine divina e l’io deve inserirsi in un ordine che lo precede e lo fonda.La nostra epoca sta perdendo tutte le nozioni essenziali dell’intelligenza, che sono lenozioni di limite, di misura, di relazione, di legame necessario, di proporzione tra i mezzi ei risultati. Per questo le varie esperienze di militanza sindacale e politica esprimono nellapensatrice francese una fortissima tensione spirituale, una ispirazione etico-religiosa,l’intenzione di una scelta esistenziale, quella di stare sempre dalla parte degli oppressi. Ilpaese reale è quello in cui si dispiega la bellezza del mondo, che l’uomo libero riconosceed ama in ogni cosa, anche nella sventura. Ma per fare questo occorre essere sempredisposti a cambiare per seguire la giustizia, “questa eterna fuggiasca”.La sua riflessione antideologica è quanto mai attuale nelle inquietudini della postmodernità,in cui tutti - consapevoli o meno - ci troviamo come naufraghi e bisognosi di unsenso che orienti e misuri le scelte, e che può esserci solo donato dall’Altro che viene anoi..Nel saggio L'Iliade o il poema della forza (1939), la Weil legge l’Iliade come poema sacro,in cui si rivela Dio, esalta il modo in cui l’uomo greco viveva la guerra e il suo terribile giocoaccordando eguale rispetto al vinto e al vincitore, provando sgomento per la distruzione diuna città. Alla fine vince solo la Guerra. La Guerra è una prova della miseria umana, deilimiti dell'essere umano, è l'emergere di una Forza che domina l'anima dell'uomo e laincatena al suo destino immodificabile.Il libro della Weil La Grecia e le intuizioni precristiane è particolarmente attuale perchéoggi abbiamo un Papa che non cessa di rivendicare la razionalità della fede e chesostiene che per la religione cristiana l’incontro con la filosofia greca non è stato un caso,ma un fatto necessario per la sua configurazione, davanti alla storia, come religione dellaverità.Nei pensieri raccolti sotto il titolo L'amore di Dio (scritti tra il 1940 e il 1942), Weil svela ilsuo misticismo: “Non tocca all'uomo cercare Dio e credere in lui: egli deve semplicementerifiutarsi di amare quelle cose che non sono Dio. Un tale rifiuto non presuppone alcunafede. Si basa semplicemente sulla constatazione di un fatto evidente: che tutti i beni dellaterra sono finiti e limitati, radicalmente incapaci di soddisfare quel desiderio di un beneinfinito e perfetto che brucia perpetuamente in noi”.
