Invito alla manifestazione Il Re della Repubblica libri in vetrina di Gino Scaccia il 26 marzo ore 16,30 alla Sala San Carlo

Pubblicato il 15-03-2015

Giovedì 26 marzo  alle ore 16 alla Sala San Carlo ( Via Delfico) in teramo ci sarà  la manifestazione Il Re della Repubblica libri in vetrina di Gino Scaccia 

 

Il Re della Repubblica libri in vetrina di Gino Scaccia

Scaccia Gino

Il re della Repubblica

 

 

Quali sono effettivamente i poteri e le prerogative del Presidente della Repubblica Italiana? Perchè la presidenza Napolitano ha suscitato, accanto ad adesioni e plausi, anche non poche perplessità?

L'autore prende in esame gli atti del capo dello Stato, valutandone la conformità alle prescrizioni costituzionali e segnalando i profili di continuità e discontinuità rispetto ai predecessori.

Egli prende atto che la Presidenza Napolitano ha rafforzato la tendenza alla crescita di ruolo politico del Quirinale. Si è reso labile il confine tra la direzione politica attiva e la cosiddetta “moral suasion”, ossia i poteri di consiglio e influenza di chi, avendo obblighi di vigilanza e garanzia,  induce i soggetti vigilati ad un comportamento moralmente e socialmente corretto, senza ricorrere direttamente a quei poteri che la legge mette a sua disposizione per l'esercizio delle funzioni, ma appoggiandosi sull'autorevolezza super partes del proprio status e sull'importanza del proprio ruolo.

L’ampliamento dei poteri del Presidente è avvenuto in maniera progressiva, non tanto da un punto di vista formale, in quanto non possiamo dire che siano sorti poteri nuovi che la nostra Costituzione non assegna esplicitamente al Capo dello Stato, ma piuttosto da un punto di vista sostanziale. A cambiare sono, infatti, l’intensità e la frequenza con cui il Presidente della Repubblica si avvale dei suoi poteri per poter mantenere al meglio gli equilibri costituzionali. Significativo è l’incremento del potere comunicativo del Presidente, cioè la capacità di far sentire la sua voce in merito alle vicende politiche, economiche e istituzionali, nella forma di potere informativo-conoscitivo (il Presidente deve conoscere a fondo e nei dettagli tutte le situazioni politiche e istituzionali per poter intervenire e svolgere la sua funzione di garante costituzionale), il potere di esternazione, tramite manifestazioni pubbliche del suo pensiero conoscibili da tutti e non formali e il potere di persuasione, moral suasion, che fa sì che il capo dello Stato, in quanto garante dell’unità nazionale e della Costituzione, intessa rapporti tesi ad armonizzare i conflitti   tra i vari organi dello Stato indicando i principi base a cui ispirarsi per risolvere le questioni. Comunicazioni, atti, incontri influenzano concretamente l’andamento delle vicende politiche e i loro possibili esiti. La sentenza 1/2013 della Corte Costituzionale, sul conflitto di attribuzione che vedeva contrapposti il Presidente e la Procura di Palermo, in merito alle intercettazioni sui così detti “accordi Stato-mafia”, ha   rafforzato il potere del Presidente.

In ogni caso, il capo dello Stato è messo in grado di monitorare e controllare tutte le attività e finisce con l’apparire “onnipresente” il che assume per certuni un significato quasi negativo o intrusivo.

La dottrina giuridica si interroga da tempo sulle modalità di sviluppo di questi poteri. Stiamo passando ad una Repubblica semi-presidenziale oppure l’ampliamento di poteri va collegato solo alle condizioni politiche eccezionali del mandato di Napolitano? L'autore si chiede e ci chiede dunque se tale costume politico tenda a stabilizzarsi, modificando di fatto il ruolo dell'istituzione presidenziale.

Una soluzione sarebbe di ricondurre la istituzione presidenziale nella neutralità, come voluta dai costituenti, il che comporterebbe la formalizzazione nella costituzione di procedimenti che attualmente sono affidati ai rapporti di forza. In ogni caso la Costituzione sembra divenuta incapace di fissare i limiti delle prassi politiche. Dobbiamo impegnarci a mantenere la carica nei limiti di un principe senza scettro o dobbiamo accettare il re della Repubblica?

Fra le cariche delle istituzioni repubblicane quella del Presidente della repubblica resiste più delle altre all’inquadramento secondo i moduli dell’analisi giuridica. Le stesse caratteristiche di generalità e onnicomprensività di un ruolo che coinvolge tutti, non solo le istituzioni, ma anche e soprattutto la società, i cittadini, l’opinione pubblica, contribuisce a dilatare i poteri del Capo dello Stato per ovviare agli scossoni del sistema.Le lacune della normativa costituzionale, con le loro ambiguità di significato e di ruolo relativamente alla rappresentanza dell’unità nazionale, restano sprovviste di un ancoraggio normativo certo, che consenta di immettere nella forma di governo parlamentare logiche di funzionamento proprie di modelli dualisti, in cui il Presidente è investito dal popolo ed è titolare dell’indirizzo politico. Si comprende come tutto ciò provochi tensioni interne difficilmente risolvibili.

All'autore pare realistico prendere atto che la compartecipazione del Presidente della Repubblica alla funzione di governo verificatasi durante l’era di Napolitano è irreversibile. Questo comporta di fatto la politicizzazione della carica e, di conseguenza, anche l’elezione diretta popolare, secondo un modello semi presidenziale o presidenziale.

Senza offrire conclusioni affrettate, che suonerebbero inevitabilmente di parte, egli prende atto e presenta all’attenzione del lettore la realtà del cambiamento che si è verificato col consenso più o meno tacito o esplicito della opinione pubblica e che impone un ripensamento della figura istituzionale della Presidenza della Repubblica, tra evoluzione e trasformazione.

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