Ildegarda di Bingen e il secolo d’oro del Medioevo

Pubblicato il 06-10-2012

Se c’è una suora che sconfessa il retro pensiero/pregiudizio sulle suore ignoranti e servili è proprio Ildegarda di Bingen, la monaca benedettina nata a Bermersheim vor der Höhe nel 1098 (un anno prima che i crociati conquistassero Gerusalemme) e morta a Bingen am Rhein, nel 1179).

Attorno a questa monaca si è sviluppata negli ultimi decenni una letteratura robusta, talvolta critica, diretta a rileggere le sue opere e valorizzare una figura troppo a lungo e a torto considerata “minore”. Anche se Ildegarda è stata venerata da sempre nella Chiesa cattolica e beatificata già nel 1324, si é dovuto aspettare Benedetto XVI perché il 10 Maggio 2012 il culto venisse esteso alla Chiesa universale iscrivendola nel catalogo dei santi. Ora la Chiesa è in festa – e con essa molte donne - perché Ildegarda verrà proclamata dottore della Chiesa nel prossimo 7 ottobre 2012.

E’ stata una persona davvero privilegiata dalla nascita da nobili genitori che le hanno dato la possibilità – rara a quei tempi - di studiare teologia, musica, scienze e medicina. Privilegiata anche per le ripetute esperienze mistiche sin dalla tenera età: le visioni l’hanno accompagnata lungo tutta la sua esistenza, facendola in qualche modo “passeggiare” senza difficoltà tra terra e cielo. Imparò così a seguire le ispirazioni di Sophia, la sapienza divina femminile, e di conseguenza a elaborare una descrizione dell'universo, del mondo e dell'uomo pervasa da armonia e bellezza.

Questa monaca, ultima di dieci fratelli, che si definiva «una piuma abbandonata al vento della fiducia di Dio», è stata scrittrice, musicista, cosmologa, artista, drammaturga, guaritrice, linguista, naturalista, filosofa, poetessa, consigliera politica, profetessa e compositrice.

Era esperta di scienze naturali e per certi versi profetica rispetto alla contemporanea sensibilità ecologica: esaltava le piante, i frutti, le erbe e seppe tradurre tale amore in lode a Dio e in un piccolo trattato di botanica.
Chiamava Viriditas l'energia vitale nel rapporto tra l'essere umano – con le sue riflessioni e le sue emozioni – e la natura, studiata anche come alleata anche per guarire dalle malattie.

Che dire della sua musica? Viene considerata la prima donna musicista della storia cristiana, non solo perché ha scritto versi e melodie eseguite dalle monache di Bingen e di altri monasteri benedettini, ma soprattutto perché la sua musica riesce ancora oggi ad attrarre, studiata dagli esperti e ripresa e divulgata dall’industria discografica. La musica era il suo modo di esprimere amore per Dio attraverso il canto, cogliendo il filo d’oro che lega la realtà in armonia (Symphonia harmoniae celestium revelationum).

Nella sua originalità, Ildegarda fu anche autrice di una delle prime lingue artificiali: la Lingua ignota, usata a fini mistici, una specie di traslitterazione in latino, e in tedesco medioevale. L’esperanto ha qui i suoi esordi.

“Sophia” le dava discernimento e coraggio, sicché la sua spiritualità si armonizzava con il ruolo di efficiente fondatrice di conventi e organizzatrice della vita comunitaria. La salute era fragile, ma era attivissima e intraprese numerosi e non agevoli viaggi in visita ai monasteri che chiedevano il suo intervento. Predicava persino nelle piazze (Treviri, Metz…).

Benché abbia lasciato un’opera enciclopedica per i suoi tempi, Ildegarda éfamosa soprattutto per le lettere cariche di consigli di ordine spirituale. Divenne famosa in tutta Europa per questa sua dote di preziosa consigliera che veniva interpellata da papa, imperatori, personalità di spicco (documentati i suoi contatti con Federico Barbarossa, Filippo d'Alsazia, san Bernardo, Eugenio III).

Resisteva alle difficoltà e all’ostilità dei suoi contemporanei, forte della fiducia in Dio e della protezione dell'arcivescovo di Magonza e dell’imperatore Federico Barbarossa. Ciò non le impediva di assumere una posizione decisamente contraria all'imperatore quando questi entrò in contrasto col papa legittimo Alessandro III e fece eleggere due successivi antipapi. Non dovette essere facile per lei essere quel che era e del resto non furono pochi, anche vescovi, che si domandavano perché si immischiasse in problemi come la riforma della Chiesa e la moralità del clero e discutesse con maestri di teologia. La sua non era una vita da monaca, ma Ildegarda tirava dritta per la sua strada, umile e fiera al contempo.

Non c’è che da restare stupiti di fronte a questa monaca che in un contesto culturale androcentrico, in cui le donne erano generalmente escluse dalla istruzione, dalla vita pubblica ed ecclesiale e la quasi totalità viveva per maritarsi e fare figli ha condotto una vita controcorrente e scavalcato il suo secolo. Non ha forse meritato il tributo che oggi la Chiesa si appresta a darle?

Siamo liete, proprio come donne, per il fatto che é stato giudicato maturo il tempo di portare a visibilità e valorizzare una delle grandi madri della fede e della Chiesa, che va ad impreziosire la teoria di donne che la cultura recente sta rivalutando. E’ un’opera di ricostruzione che stanno portando avanti i centri di ricerca storica, teologica, sociologica delle donne e che nella Chiesa è venuta in evidenza soprattutto con Giovanni Paolo II. Non dimentichiamo quando il 19 ottobre 1997 ha proclamato S. Teresa di Gesù Bambino “Dottore della Chiesa”, terza "eccezione" femminile dopo Caterina da Siena e Teresa d'Avila. Nella XII Giornata Mondiale della Gioventù a Parigi (1997), lo stesso papa volle centrare l’attenzione sulla piccola Teresa, additandola come esempio a tutti giovani del mondo. Nel 1985 poi sollecitò l’Università Lateranense a fare un convegno su Adrienne von Speyer, amica e ispiratrice del più famoso teologo Hans Urs von Balthasar (che ha riconosciuto esplicitamente a lei il merito delle ispirazioni innovative della sua teologia1). C’è stato poi il decreto di Giovanni Paolo II del 1.10.1999 che ha proclamato Edith Stein co-patrona d’Europa assieme a Santa Brigida di Svezia e Santa Caterina da Siena.

Ora è il trionfo di )Ildegarda che troneggia in un secolo superficialmente considerato buio, retrogrado, oppressivo. Onorarla significa anche raccogliere una spiritualità il cui fascino è legato ad una visione olistica, che lega strettamente salute del corpo e salvezza dell'anima. Ildegarda voleva infrangere il tetto di cristallo che separa il mondo dall’al di là da quello terreno e oltrepassare le barriere artificiali che separano e inquinano i rapporti. Coerente con l’“incarnazione” della tradizione cristiana lungo la storia, non perdeva occasione per evidenziare il nesso tra conoscenze, spiritualità, natura, sensibilità, oltrepassando i fossati e facendo trasparire quella trama luminosa che riconduce tutto ad armonia e bellezza.

Giulia Paola Di Nicola e Attilio Danese


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