Dal Libro

di Giulia P. Di Nicola, Donne e Politica, Città Nuova, Roma 1983, pp.211-218

 

3.12. MARCARET THATCHER, Primo Ministro del Regno Unito

 

3.12.1. Profilo biografico

Margaret Hilda Thatcher è nata nel 1925, figlia di un dro­ghiere che era impegnato nelle attività politiche locali come consigliere municipale, assessore e sindaco di Grantham. Ha frequentato le scuole elementari a Kesteven e le superiori a Grantham. Ha vinto una borsa di studio per il « SomerviIle College » a Oxford dove si è laureata in scienze naturali (BSC). É anche una maestra di belle arti (NA) dell'Università di Oxford. Da studentessa è stata presidente dell'associazione dei Conservatori dell'Università di Oxford. Dopo aver lasciato Oxford ha lavorato per 4 anni come ricercatrice chimica in una fabbrica industriale, studiando giurisprudenza nel tempo libero. Fu chiamata al Collegio degli avvocati penalisti nei 1954 con la specializzazione in giurisprudenza tributaria.

Fu eletta alla Camera dei Comuni nel 1959 (dopo il suo matrimonio) per la zona di Finchley. La prima nomina mini­steriale venne nel 1961 quando divenne segretario parlamen­tare dell'allora Ministro delle pensioni e dell'assicurazione nazionale sino al cambiamento del Governo nel 1964. Dal 1964 al 1970, quando il Partito conservatore era all'opposizione, è stata portavoce del suo Partito alla Camera dei Comuni e dal 1967 Membro del Gabinetto-ombra. Quando i Conserva?

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tori tornarono al potere nel 1970 (giugno), fu nominata Se­retario di Stato per l'educazione e le scienze e Consigliere privato. Dopo l'elezione generale del febbraio 1974 fu nomi-nata al Gabinetto-ombra e portavoce dell'Opposizione. Fu eletta Leader del Partito conservatore nel 1975 e con il suc­cesso del Partito conservatore nel maggio 1979 fu nominata Primo Ministro, prima donna a ricevere questa carica in Gran Bretagna.

Mrs Thatcher ha sposato nel 1951 Denis Thatcher, mag­giore dell'artiglieria reale durante la II Guerra Mondiale e direttore di varie compagnie. Hanno avuto una coppia di gemelli: un maschio e una femmina.

 

 

 

 

 

 

Stralci da un’intervista rilasciata  da Margareth Thatcher il 7 marzo 1982

 

e pubblicata nel libro di Giulia Paola Di Nicola, Donne e politica. quale partecipazione? Prefazione di Paola Gaiotti De Biase, pp. 211-218

© 1983, Città Nuova Editrice, via degli Scipioni 265 - 00192 Roma
ISBN 88-311-1712-2

 

 

 

 

D. Ci sono molti che sono convinti che lei è nata con la camicia (with a silver spoon in your mouth), ma forse non è proprio tosi.

R. No, non sono vissuta nell'agiatezza. Tuttavia posso dire di aver avuto l'educazione migliore e l'ambiente più bello che ' si possano avere. Ho avuto una famiglia mera­vigliosa. I miei genitori hanno fatto tutto quello che pote­vano per noi. Si può dire che la loro vita è stata interamente dedicata a me e a mia sorella, per far sí che noi avessimo delle chances migliori di loro. Ci hanno trasmesso i valori giusti, per esempio ad essere responsabili, a dire la verità, a sostenere la polizia, a vivere nei limiti dello stipendio, ad es­sere buoni cittadini, ad aiutare concretamente gli altri. Que­sti i modelli di vita, e quando dico di aver ricevuto la più ricca educazione possibile è ad essi che mi riferisco, non al denaro (non ne avevamo molto). Ma c'è qualcosa ancora che devo ricordare: noi siamo vissuti sopra il negozio di papà che era droghiere e ciò offriva continue possibilità di stare a con-tatto con la gente. Il negozio restava aperto fino a tardi e le persone venivano anche solo a fare una chiacchierata. Avevo l'abitudine di parlare con tutti e ciò è stato molto importante per me.

 

 

 

D. Quali le condizioni economiche?

 

 

 

R. Ho già detto che non sono vissuta nell'agiatezza. Per fare un esempio, nella nostra città conoscevo una sola per-sona che aveva il frigorifero. Cose del genere ci erano scono­sciute. Solo più tardi ho cominciato a vedere i moderni uten­sili per la casa. Per fare un altro esempio, non avevamo il bagno, ma una grande stanza col camino (oggi sarebbe un lusso) dove potevamo lavarci. Ma tutto era scrupolosamente

pulito. Il televisore non lo conoscevo e solo ad una certa età feci l'esperienza della radio. Proprio per questo si parlava molto in famiglia. Soprattutto potevamo raccontare le no­stre esperienze ai genitori e loro raccoglievano tutti i motivi per ricavarne una lezione valida per la vita. Erano loro ad insegnarci la lezione che dà la vita. Tutta la famiglia si rac­coglieva per parlare o ascoltare la radio e c'era dialogo tra genitori e figli. Era un ambiente caldo e ricco, una educa­zione meravigliosa.

 

 

 

 

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D. Andavate al cinema?

R. Il cinema era tra i piccoli lussi che qualche volta ci venivano concessi, però rappresentava una festa per noi. Po­tevamo vedere Fred Astaire, Jean Arthur. Ricordo bene « Via col vento », un bel film, e tutto ad un tratto l'apparizione della nuova stella, Ingrid Bergman.

D. Praticavate lo sport?

R. Avrei voluto praticare il tennis, ma non ci sono riu­scita. Mi piaceva, ma non ero in gamba. Avevo una grande ammirazione per i campioni dello sport che potevo seguire per radio. Lo sport mi ha insegnato che la capacità di con­centrazione è il segreto per riuscire bene nella vita. « Keep your eye on the ball » (Tieni d'occhio il pallone) è un pro­verbio indicato. Mi piaceva anche il cricket, ma oggi non ho più tempo per lo sport.

D. Dopo le scuole superiori lei andò ad Oxford. Ha avu­to dei problemi in quell'ambiente, visto che la sua famiglia non era agiata?

R. No, non ho avuto problemi. Certo eravamo abituati al risparmio ed io, poiché andavo bene a scuola, alle borse di studio. Devo porre l'accento sul fatto che mio padre avrebbe voluto frequentare ai suoi tempi l'Università, ma non poté, Benché avesse una bella intelligenza fu costretto a lasciare gli studi a tredici anni ed affrontare la vita. Poiché non ama-va lavorare alle dipendenze di qualcuno, apri un esercizio proprio, ma senza trascurare ogni genere di attività volon­taria: è stato consigliere comunale, ha partecipato a molte associazioni locali e alle attività della Chiesa.

Per questa sua esperienza ha voluto fare per noi tutto ciò che poteva, non lesinando i sacrifici.

Quanto a me, trovo che Oxford è stata un'opportunità

fantastica che mi è stata data e non ho avuto problemi né per la lontananza da casa, né per la gente che lí incontravo. Ho già detto infatti che sin da bambina, per via del nego-zio, mi ero abituata a trattare con ogni genere di persone e dei piú vari argomenti. Mio padre infatti, specie il sabato pomeriggio, intavolava conversazioni su problemi di attualità e mi coinvolgeva. Aveva l'abitudine di portarmi con sé nei vari incontri cogliendo le occasioni che si presentavano per farmi conoscere i suoi amici e le personalità politiche che egli contattava in qualità di consigliere comunale e di sindaco.

Io del resto ero interessata a tutto e ricordo con piacere il fatto che gli adulti si intrattenessero a parlare con me, tanto che ora ritengo mio dovere restituire quanto ho rice­vuto, ossia fermarmi volentieri a dialogare con i figli delle famiglie con cui vengo a contatto.

Ricordo per esempio come è nato il mio interesse per le materie giuridiche. Quando avevo 16 anni mio padre era giudice popolare e andava a pranzo col procuratore portan­do anche me. Dialogando con quest'uomo esperto di leggi e meraviglioso, potei conoscere il mondo della giustizia.

 In quel periodo ero interessata alle scienze ed avevo già cominciato tali studi, sicché non potevo cambiare. Quel signore, raccon­tandomi la sua esperienza, che era passata per gli studi di fisica a Cambridge, mi suggerì di completare chimica e poi studiare legge. Cosi feci, tanto grande fu l'influenza delle per­sone che incontravo. Una grande parte ha avuto mio padre che mi ha consentito di fare le più varie esperienze. Anche quando dovetti prendere il treno per la prima volta, un amico di papà, membro al Parlamento, che incontrammo alla sta­zione, si offri di accompagnarmi. Cosi la vita si viene co­struendo sulla base delle esperienze che fai.

 

D. Ad Oxford lei ha conosciuto gente importante...

R. Ad Oxford non venivi stimato per la tua famiglia di provenienza, ma per quello che realmente eri. Studiai con molti che poi divennero famosi in diversi campi del mondo culturale e politico tra cui anche due donne che hanno intra-preso la carriera politica.

D. Dopo lei entrò in politica. Quale la prima zona che la elesse?

R. Fu Dartford, dove ho incontrato mio marito. Avevo

 

sempre voluto far politica, ma non pensavo che ne avrei avu­to l'opportunità. C'erano problemi economici... L'occasione si presentò inaspettatamente. In una riunione di partito capitai vicino al segretario locale del partito che mi disse: « Perché lei non si impegna? ». Io l'ho fatto e gli altri mi hanno scelto. Allora avevo 23 anni. Cominciai a lavorare sodo e una notte, dopo aver parlato in un incontro politico, si fece tardi e avevo qualche difficoltà per il treno di ritorno. In quella occasione mi fu detto: non si preoccupi, in sala c'è una persona molto entusiasta di Iei, si chiama Denis Thatcher e la riaccompa­gnerà a Londra. Così accadde.

D. Mi colpisce il fatto che i politici sono mortali ne-mici nei luoghi di lavoro e amici nelle altre occasioni.

R. Si, tra i membri di diversa ideologia si stabiliscono spesso rapporti cordiali ed amichevoli. Quando andavo a Dartford per combattere la mia battaglia politica c'era un membro del Parlamento che era laburista (N. Dodds), ma una persona molto gentile. Una volta, sotto i flashes dei fo­tografi, e mentre l'orchestra ammiccava guardandoci, mi in­vitò a ballare un tango (« Gelosia »). Ad entrambi piaceva ballare. Allo stesso modo ho avuto diversi amici tra i mem­bri del partito laburista.

D. Quando lasciò Oxford e andò a lavorare in una fab­brica aveva degli orari impossibili, vero?

R. Si, prendevo il bus alle 8 meno un quarto dopo aver fatto 20 minuti di strada, ma non è stato terribile. La sera smettevo alle 19 e dopo studiavo legge.

D. Era già sposata?

R. Ho cominciato gli studi prima di sposarmi ed ho con­tinuato dopo. Quando lavorai in fabbrica, fu una mia scelta. A quel tempo si stava sviluppando l'uso delle materie plasti­che e la scienza rappresentava il futuro, ma io non scelsi la ricerca dentro l'Università perché volevo gettarmi nella mi­schia della vita, in fabbrica, volevo studiare legge senza do-vermi semplicemente iscrivere ad un altro corso e non avevo intenzione di lasciare gli impegni politici. La politica infatti ha sempre esercitato fascino su di me fino a divenire parte di me, suppongo sin da quando al negozio discutevo con la gente di tutto ciò che accadeva. Ho lavorato anche in attività politiche volontarie. Ho avuto una vita molto piena. La mia

 

vita l'ho guadagnata col lavoro. Del resto ciò era nello spirito dell'educazione ricevuta. Venivamo educati ad amare il la­voro. L'educazione religiosa era metodista e (non voglio of­fenderli) molto rigorosa a quei tempi. Per esempio, mio pa­dre e mio nonno sarebbero rimasti scandalizzati se uno aves­se detto di voler andare a ballare. Erano vittoriani. Metodi­smo significava anche non adagiarsi nel divertimento, ma de-dicarsi al lavoro e provare gioia nel poter fare qualcosa per gli altri.

D.Quando ebbe igemelli?

R.Dopo due elezioniDenis ed io ci sposammo (1951). I miei studi giuridici erano abbastanza avanti. Nel 1958 avem­mo i gemelli. Gli studi non erano ancora completati. Debbo riconoscere che in quel periodo feci davvero un sforzo di volontà eccezionale per completare gli studi, portare avanti la famiglia e aver cura dei gemelli. Non avrei dovuto fare che quest'ultima cosa, ed in effetti questa è una tentazione che molte donne subiscono. Quanto a me sentivo che potevo fare entrambe le cose per usare bene tutti i talenti. C'è da aggiungere che i gemelli sono nati prematuri. Ogni tre ore dovevano essere nutriti e nei ritagli di tempo dovevo curare tutti gli altri interessi. Posso dire che mi sono fatta da sola, con un grande sforzo di volontà. Se non lo avessi fatto in quel periodo avrei perso l'allenamento e sarebbe stato un peccato perdere tutto. Comunque siamo stati fortunati ad avere aiuto con i bambini ed io sono sempre grata a chi aiutandomi mi ha permesso di fare ciò che ho fatto. Un altro vantaggio fu vivere a Londra, dove era più facile continuare a seguire la vita politica o altro con uno sforzo di volontà, equilibrando studio, impegno e levate notturne per i gemelli. Ciononostante conclusi gli studi a dicembre, mentre i ge­melli erano nati in agosto. Debbo riconoscere però che fu uno sforzo colossale dovuto alla capacità di concentrarmi molto su ciò che facevo, per guadagnare tempo. Credo di non aver più lavorato tanto in vita mia.

D. Sappiamo che è una superlavoratrice (workholic), ma il tempo per rilassarsi c'è?

R. Purtroppo no e durante i week-ends devo organizzare il lavoro della settimana seguente. Mi piacerebbe però ascol­tare musica, poter andare al Covent Garden ed anche fare cose

 

pratiche. Mia madre aveva talento in tutto ciò che era pra­tico ed in casa faceva di tutto. Da lei ho imparato anche a cucire i miei vestiti, cosa che ovviamente non posso fare ma mi piacerebbe fare le faccende domestiche e rilassarmi mettendo tutto in ordine, cose che invece sono naturalmente pesanti se sei obbligato a farle giorno dopo giorno.

D. Dalle sue descrizioni, Denis risulta come una pietra miliare che la sostiene.

R. Penso che è meraviglioso per un uomo sostenere una danna che ha una posizione preminente nella vita pubblica. Mio marito ha vedute solide e non esita a dirle. Spero possa farlo ancora a lungo. A casa nostra non c'è iI monopolio delle opinioni.

D. È stato traumatico il periodo in cui suo figlio si è perduto?

R. Terribile. In casi come questo non conta il ruolo che svolgi nella vita perché tutti sentiamo le stesse cose. In quel-la occasione ricordo che Mark mi telefonò prima della corsa ed io, poiché non era sua abitudine, ne fui un po' sorpresa e preoccupata. Poi è passato tanto tempo senza che sapessi niente altro di ciò che veniva comunicato per radio. Imma­ginavo il peggio. L'aiuto ricevuto in quel periodo mi è stato di grande conforto; quando Mark fu ritrovato ebbi una gioia indescrivibile e tutte le altre cose mi sembravano inessen­ziali rispetto alla fortuna di aver ritrovato nostro figlio. È stata un'esperienza che mi ha avvicinato alle famiglie che soffrono per cause simili. Insieme a Mark abbiamo pregato nella nostra Chiesa e avvertito le preghiere che erano state fatte per noi.

D. E sua figlia Carol?

R. È stata in Australia per un certo numero di anni ed adesso vuole intraprendere una nuova carriera. Non è me­raviglioso? Ha voluto realizzare pienamente le sue capacità senza approfittare affatto del fatto che è mia figlia. È procu­ratore legale, ma voleva diventare giornalista, In Australia ha potuto allargare le sue esperienze ed è divenuta presen­tatrice televisiva. A noi genitori sembrava troppo lontana l'Au­stralia e Ie chiedevamo di tornare di tanto in tanto. Ora è tornata e deve fare la sua strada nel giornalismo. Non è fa­cile lavorare alla radio o alla televisione, specie per lei. La

gente pensa che le sue opinioni siano in qualche modo le mie. Ma lei è molto indipendente, come lo ero io alla sua età, e fa tutto di sua iniziativa. È brava ed ha esperienza, non mi meraviglia se la assumono. È emozionata ed io sono entu­siasta perché ha fatto tutto da sola.